Draquila – L’Italia che trema, Sabina Guzzanti, 2010

Ha certamente senso parlare di Draquila dal punto di vista prettamente critico-cinematografico, quello che cerchiamo di adottare qua e in trasmissione: la Guzzanti ha fatto un film, ha scelto quel tipo di mezzo d’espressione, con tutto ciò che ne consegue. Ciononostante, ve l’assicuro, è difficile: ma ci provo.
Il film si innesta nella scia di documentari sociali e politici di cui l’esempio più recente e noto è Michael Moore. Ma se Moore ormai ha preso gusto nel mostrarsi e nell’affiancarsi come protagonista al tema dei suoi più recenti lavori, dobbiamo dare credito alla Guzzanti di una presenza più discreta e garbata. Un plauso anche al pudore presente nel film: non si indugia nel dolore e nella sofferenza dei terremotati, per quanto facile ed emotivamente ad effetto la scelta avrebbe potuto essere. Anche nell’uso della voce fuori campo il film regge: nessuno si può stupire della posizione politica della Guzzanti (che definisce Berlusconi uno “stronzacchione”), ma nonostante questo la struttura espositiva di Draquila non cade quasi mai (quasi) in un personalismo al quale, purtroppo, gli ultimi exploit dell’attrice ci hanno abituato. Alcune interviste sono troppo insistenti e sfiorano il mettere in bocca la risposta a chi viene interpellato, ma in molti casi la Guzzanti lascia parlare chi sta davanti alla sua camera: e non sempre si tratta di persone scontente dell’operato di Governo e Protezione Civile. Anche questo è importante e denota la voglia di raccontare in modo più oggettivo possibile.
Certo, esteticamente il film lascia a desiderare: animazioni caricaturali, tra il buffo e il satirico, e alcuni momenti ad effetto avrebbero potuto essere messi da parte per tentare un approccio più rigoroso e distante, forse rischiando una freddezza e un’assenza di ammiccamenti difficili, ma assai apprezzabili.

Questo è un peccato, perché la materia c’è tutta: solamente lo stato di militarizzazione assoluta delle zone colpite dal sisma, in cui avviene una vera e propria sospensione dei diritti degli sfollati sarebbe materiale per ore e ore di girato. E, con lo scorrere del film, si capisce come si possa arrivare a questo stato, modificando una parola qua e un comma là. Il vero pregio di Draquila, infatti, è che collega i fatti: questo aspetto, più vicino alla severità storiografica che alle volontà (o velleità) che un cineasta può avere, diventa sempre più fondamentale nel nostro Paese. Non è un caso che la maggior parte degli spettacoli di Luttazzi, per citare un nome vicino – solo da alcuni punti di vista – alla Guzzanti, siano fatti proprio a mo’ di sunto di quello che accade in Italia. Il team di autori dietro il film fa una ricostruzione precisa, anche se non rigorosa dal punto di vista espositivo, dei legami che ci sono tra la Protezione Civile 2.0 (quella di Bertolaso, per intenderci), l’attività legislativa recente, l’allargamento del raggio di applicazione dei concetti di “emergenza” e “grande evento”. Un tipo di giornalismo che è totalmente al di fuori dei ritmi televisivi, ma che anche chi si occupa di carta stampata raramente riesce a fare. Perché ci vuole tempo per raccogliere, confrontare, analizzare, essere cacciati con taccuini e macchine da presa dalle tendopoli per non ben precisati “ordini superiori”, tornarci, consultare esperti e numeri della Gazzetta Ufficiale. E il cinema pare essere uno dei pochi mezzi di comunicazione che ha ancora la possibilità di compiere tutto questo, perché, soprattutto quando è a basso budget come questo, si può permettere tempi lenti, adatti alla riflessione.

Già, il cinema. Ma chi va a vedere i film della Guzzanti? Chi (più o meno) la pensa come lei. E quindi siamo punto e a capo: se Draquila voleva avere una forza persuasiva, in qualche modo, be’, non ce l’ha, perché non è un oggetto che può stare all’interno dei flussi delle comunicazioni di massa. Ed è sulle masse che si regge il consenso di qualsiasi capo politico. I momenti che rimangono, quindi, più impressi durante la proiezione del film sono quelli degli aquilani che riconoscono a Berlusconi il ruolo di eroe e di fautore di miracoli: le loro parole, i loro pensieri, l’orgoglio con il quale mostrano le case nuove (che dovranno restituire, oggetti compresi, senza neanche un buchino in una parete), sono antitetici rispetto alla rabbia, al dolore e alla frustrazione degli altri. Eppure il terremoto, il Paese, è lo stesso. Quando si sono accese le luci in sala, mi sono chiesto come verrà visto Draquila tra venti o trent’anni. E’ una domanda capziosa, ma di certo quello che risalta immediatamente, tra le lacrime degli uni, e la soddisfazione grata degli altri, è la spaccatura dell’Italia in due. Una spaccatura in cui l’ago della bilancia, il termine di paragone, è Berlusconi: si è ormai solo pro o contro di lui. Le tende del PD del capoluogo abruzzese sono vuote, i rappresentanti dell’opposizione dicono che non ce la fanno più, e anche la Guzzanti, quando viene inquadrata, pare stanca morta.

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3 commenti

  1. Inviato 20 maggio 2010 alle 16:33 | Permalink | Rispondi

    Sono in gran parte d’accordo con te, anche se ritengo che la Guzzanti abbia esagerato in più di un’occasione, ad esempio trascinando nel discorso Ciancimino e demonizzando anche la rapida costruzione delle casette per gli sfollati.

    Ne ho scritto qui:
    http://www.blogzero.it/2010/05/18/draquila-guzzanti-cinema/

    Cmq è da vedere

  2. Marzio
    Inviato 27 maggio 2010 alle 00:30 | Permalink | Rispondi

    Samuele ti vorrei vedere a te nella merda come gli acquilani e poi mi sai dire se c’è da parlare bene di qualcosa, il fatto è che ci vorrebbero 1000 Guzzanti invece abbiamo milioni di Samuele in Italia.

  3. Inviato 27 maggio 2010 alle 16:12 | Permalink | Rispondi

    Marzio, spero che tu stia scherzando.

    Non hai decisamente letto quello che ho scritto, oppure hai qualche problemino di comprendonio, non saprei.

    Cmq sono di sinistra, anzi sinistrissima, ma con un pelo di cervello per avere una mia opinione personale.

    Ciao

Un Trackback

  1. Vitaminic – Ricchi, poveri e Zampaglioni su 19 maggio 2010 alle 16:23

    [...] Il primo film in scaletta è stato Draquila – L’Italia che trema, di Sabina Guzzanti. Un buon documentario, che fa venire i brividi, sebbene, diciamolo, la Guzzanti proprio la mano da regista non ce l’ha. Comunque, ne abbiamo scritto anche sul blog. [...]

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