ma come si fa quando un film non ti ha convinto del tutto, però non è nemmeno brutto? ora questo problema mi si è presentato con City of God. il film è brasiliano, e questo già mi aveva fatto entrare nel cinema un po’ dubbioso, ovviamente non per pregiudizi verso il cinema brasiliano, ma per scarsa fiducia nella nostra capacità di vedere film di cinematografie lontane se non attraverso la lente esotismo+ passioni incontaminate+ cruda realtà sociale. (+, magari, "quella classicità dello sguardo che noi Occidente abbiamo ahimè irrimediabilmente perso…": quanto Hong Kong abbiamo distorto in questa maniera?). e invece il film funziona, perché rifiuta le pastoie del cinema equo e solidale per raccontare una storia epica, dove gli spacciatori sono eroi con pulsioni e statura primordiali, il racconto si sospende in digressioni improvvise, il distacco non presuppone giudizio. niente a che vedere, insomma, con quell’insopportabile estetica dell’apatia e del disfacimento di roba da esportazione tipo La cienaga o AmoresPerros, a uso e consumo degli intellettuali che non si possono permettere il biglietto Bologna-Cuzco solo andata. poi verso tre quarti di film qualcosa si interrompe: gli eroi cominciano a morire (su Kung-fu fighting di Karl Douglas…da lacrime), la vita diventa ordinaria amministrazione e vola via il fascino del racconto confuso ma potente. boh, da Kung-fu fighting in poi, mi sono annoiato, dopo avere visto Benè e Mane Galinha, banditi gentlemen e pazzi idioti, vendicatori e spacciatori con un codice d’onore, che me ne faccio di uno che vuole diventare fotografo? troppa laicità in un colpo solo. o forse il film non mi autorizzava ad aspettarmi questo? ne parliamo stasera alle otto. p.

3 Comments

  1. anonimo
    Posted 14 maggio 2003 at 12:31 | Permalink | Rispondi

    scusa ma te dici la canzone kung fu fighting?
    non era di curtis mayfield?

  2. anonimo
    Posted 14 maggio 2003 at 13:51 | Permalink | Rispondi

    no. carl douglas. deteniamo il 45 originale. mica pizza e fichi…

  3. Posted 16 maggio 2003 at 11:38 | Permalink | Rispondi

    Caro, sono d’accordo parzialmente con il tuo commento. D’accrod per l’epica, per la statura dei personaggi e per la non compromissione etnica/drammatica per far piacere al buon cittadino di sinistra che si sente un poco intellettuale. ciò che non convince è l’irriflessione sulla violenza imprigionata in un contesto visivo da spot pubblicitario, cioè da avanguardia Milano da bere.
    no che ml’estetica mi abbia infastidito, ma piuttosto la ricerca di un iperrealismo che sembra cercare la violenza per mostrarci corpi cattivi che muoiono e uccidono in pose plastiche.
    il fatto che l’osservatore (periferico) della storia sia uno che vuole diventare fotografo, mi fa salire alla bocca il sapore di un documentarismo spicciolo alla “ma come è terribile vivere in una favelas in cui undicenni imbracciano UZI”. non dico che non esistano posti in cui undicenno mitragliano coetanei, ma che se decido di farli vedere è necessaria un’etica della visione (della violenza)che non sia quella del “faccio vedere un buco in testa in primo piano”. Un secondo grado di riflessione che non deve essere serioso (va bene anche l’ironia, al massimo) né intellettulae (può essere anche sensazione che detta un atteggiamento).
    Non so se mi sono spiegato. Manu

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