The Truth bout Charlie di Jonathan Demme si inserisce a pieni titolo nella affollatissima categoria di aspiranti al titolo "Remake più inutile della storia del cinema" (minisondaggio a cui si può partecipare). La mia stroncatura l’ho già data in trasmissione, ma continuo a vagre per le strade con una dmanda fissa al centro del cervello: perché? Il remake dovrebbe essere l’adattamento di un testo tolto adlla suoa cultura di partenza e riadattato per una cultura di arrivo, la quale lo mdifca, dotandolo di nuovi sensi e ne viene modificata, ampliando il prorpio orizzonte. quale senso ha fare un remake di un giallo rosa del ’63 di stanley Donen spruzzandolo di Nouvelle vague (perché siamo a parigi, perché demme ormai si sente autore dopo aver creato la "poetica dei degustatori di duodeno in salmì?"). Salta fuori un film morto in partenza, che emette un puzzo tale da non lasciare indifferenti. Se qualcuno lo ha visto…manu

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9 Comments

  1. Posted 19 giugno 2003 at 16:38 | Permalink | Rispondi

    sul minisondaggio:
    cosa ne pensi del remake – Psycho – ricalcato da Gus Van Sant.
    è inutile?
    geniale, perchè deve essere visto come atto daMMore?
    ciao
    elrocco

  2. anonimo
    Posted 19 giugno 2003 at 20:25 | Permalink | Rispondi

    io non l’ho visto, ma molti me ne hanno parlato bene. Io rimango con i miei bei pregiudizi…
    comunque penso sia un’operazione differente rispetto a quella del povero Demme ormai bollito.
    Vi segnalo due remake: il primo, assolutamente da evitare è Original Sin remake de la mia droga si chiama julie ad opera di un povero fesso che risponde al nome di Micheal Christofer, il quale per esordire sceglie di confrontarsi giusto con Truffaut (penso abbia anche dichiarato “ma si… tanto quel francese non se lo incula nessuno”).
    Un altro che invece non mi è dispiaciuto è Nido di Vespe di Florent Emilio Siri, remake di distretto 13 che a sua volta era un remake di Un dollaro d’onore. Niente di imprescindibile, sia chiaro, ma un paio di idee carine e un buon gusto per la messa in scena e per la tensione.
    Comunque dovrebbero vietare i remake di certi film: pensate al tanto chiacchierato remake di Suspiria o a quelli che la miramax vuole fare dei film di bava. E se Operazione Paura lo gira Joel Schumacker (il male impersonato)? E se la parte di Barbara steele ne la maschera del demonio la rifà Penelope Cruz? E se al posto di David Hemminghs in Profondo Rosso ti ritrovi Banderas? Mamma mia… Mi girano già le palle
    Tra l’altro oggi ho rivisto Vanilla Sky. Altro remake di merda. Lo spiegone più letale del west. Terribile. Però Cameron Diaz…ù
    FEDEmc

  3. anonimo
    Posted 20 giugno 2003 at 10:07 | Permalink | Rispondi

    io ho dei dubbi sul fatto che il povero Cristopher abbia scelto lui di esordire con un remake da Truffaut, forse lo hanno chiamato e gli hanno detto “Toh, c’è ‘sto film da fare…”. Diverso il discorso per Demme, che già si sente autore, come dice Manu. il film non l’ho visto, ma dalla descrizione mi sembra che il modo che ha Demme di riferirsi ad altro cinema (nouvelle vague) sia sostanzialmente lo stesso che avevano i registi della nouvelle vague per omaggiare gli autori che amavano: citazioni dirette, manifesti in scena, estratti da film etc. Ora i casi sono due: o Demme è un filologo diabolico, che usa non solo i materiali ma anche gli strumenti dei suoi idoli (come quei pazzi che attraversano l’Atlantico con le stesse barchette che avevano gli egizi) in uno sforzo di emulazione totale che cancella il senso stesso di discontinuità temporale tale da giustificare l’operazione di remake (è quello che fa Van Sant…), oppure Demme è uno a corto di idee che va sul sicuro con un po’ di cinefilia ad usum delphini. io un’idea l’avrei, tu Manu che dici?

  4. Posted 20 giugno 2003 at 11:43 | Permalink | Rispondi

    In questo momento non mi vengono in mente remake particolarmente inutili (“Amore a cinque stelle” forse?), per cui vi sparo due possibili futuri candidati, tuttora in produzione, che mi terrorizzano al solo pensiero… “Non aprite quella porta” prodotto da Michael Bay (purtroppo non mi terrorizza nel senso in cui dovrebbe) e “I guerrieri della notte” per la regia di Tony Scott…

  5. Posted 20 giugno 2003 at 11:58 | Permalink | Rispondi

    ma se il plagio non esiste, cosa appurata ormai anche grazie a Faccia di Picasso di Ceccherini, quando te dici “Il remake dovrebbe essere l’adattamento di un testo tolto dalla suoa cultura di partenza e riadattato per una cultura di arrivo….” quindi
    il concetto di remake per te è applicabile solo ad es per “I magnifici sette”? o forse remake ormai è solo una comoda categoria/scatolone legata a sfruttamento diritti, tentativo di rivitalizzare un mercato ormai senza idea?
    io credo che valga lo stesso concetto di cover in ambito musicale, in effetti è un po lungo da spiegare…, ma se funziona funziona (tautologia)
    scusa il casino qua fa caldo
    elrocco

  6. Posted 20 giugno 2003 at 12:44 | Permalink | Rispondi

    Perché solo “i magnifici sette”? Fosre perché tratto da Kurosawa? Non intendevo solo culture nazionali: se Muccino si mettesse a far un remake de “Il sorpasso”, dio ce ne scampi e liberi, si tratterebbe di due culture diverse nel tempo, intese in senso ampio, se non altro per il fatto che ci sono 40 anni di cinema tra l’uno e l’altro. Penso che lo stesso sia quando battiato fa la cover di Impressioni di Settembre, ma non mi esprimo sulla musica, da incompetente quale sono.
    Gus van sant vs. demme: non credo che il piccolo jonathan abbia l’idea di Van sant facedo questo fil, utilizzando gli stessi strumenti della nouvelle vague.
    Prima di tutto perché trasforma tutto in un calderone ribollente: donen, il giallo-rosa (quale genere più assurdo da rispolverare: forse questo suggerisce che Demme sia talemnte lucido nella sua follia da creare un oggetto inconsumabile…), novelle vague a smozziconi. Anche se il film fosse un atto di amore, quale probabilmente è, non riesce a far scaturire alcuna empatia con la materia che riplasma e nessuna riflessione su quello che fa.
    Citare la Nouvelle vague è un modo per autoaffermarsi e confermarsi nella propria convinzione di sé. almeno questo è il mio parere. manu

  7. anonimo
    Posted 20 giugno 2003 at 13:33 | Permalink | Rispondi

    Dai sette samurai ci hanno poi fatto Bug’s Life, se non sbaglio…che come remake non è niente male. Concordo con Manu: l’idea è quella di prendere un film e trasportarlo, dopo averlo debitamente mutato, in un altro contesto o cultura. L’esempio che mi viene in mente è Distretto 13 da Un Dollaro d’onore. Sulle cover musicali ce ne sarebbero da dire… (rabbrividite con Light my fire di Will Young). Continuo a non aver visto Demme (e penso che lo salterò), ma penso che la scelta di inserire nel film un pò di nouvelle vague sia dovuto principalmente alla volontà di Demme di dimostrarsi autore e soprattutto conoscitore.
    Anni fa sentì che Richard Donner stava preparando il remake de I goonies… l’originale è suo. Fantastico.
    fedeMC

  8. Posted 20 giugno 2003 at 15:27 | Permalink | Rispondi

    mah ho scelto i “magnifici sette” solo perchè l’ho visto ieri sera, credo di capire quello che dici. prendiamo “light my fire”: è una cover fatta dai Doors, coverizzata dai Massive Attack, coverizzata da quest’ultimo W. e con la parziale eccezione dei Doors tutti lo “trasportano, dopo averlo debitamente mutato, in un altro contesto o cultura”, chiaro non tutte e 3 mi piaciono.
    quello che volevo dire, magari il film di Demme (che non ho visto) è debole perchè “fatto male” come sostieni e non perchè non aderisce a quei canoni che citavi che possono essere + “mobili” (vedi il caso Gus van Sant che a me è piaciuto,credo anche a voi, un atto dammore framebyframe).
    Comunque concordo che i rischi di “boiate” in un remake siano proprio dietro l’angolo.
    ciao, elrocco

  9. anonimo
    Posted 20 giugno 2003 at 23:10 | Permalink | Rispondi

    tra le brutture dei remake pressappochisti, vi ricordo il patetico e fracassone The haunting di Jan De Bont, cannibalizzante il bellissimo gli Invasati di Wise, nonché tutti i filmazzi trucidi italiani anni ’70 che piratavano i successoni d’auteur (tipo quelli dell’aretino pietro dopo Pasolini e quelli nazierotici -ahimé- dopo Visconti), che non so se vale ma gli si vuole bene..Tuono.

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