LA MEGLIO GIOVENTU’: L’atto secondo riprende ed amplifica i difetti del primo, putroppo lo trscina con se cverso il pericoloso abisso del sentimentalismo di marca televisiva e della schifezza cinematografica. Cinema per il ceto medio riflessivo, con una idea di storia conciliata e conciliante, dove i deviati sono eclusi e sconfitti, e vivono solo nei buoni sentimenti dei sopravvissuti. Forse è naturale, ma la storia, man mano che ci si avvicina ai giorni nostri, scompare dalo schermo per lascire spazio allo sfogo del melodramma più pacificato e prevedibile del mondo. L’ipotesi più plausibile è quella della mancanza di tempo e di voglia degli sceneggiatori, forse l’impossibilità di poter parlare di Berlusconi, che bene o male è la storia italiana degli ultimi dieci e dico dieci anni. alal fine il tutto esplode in una festa in un casale di campagna toscano dove si compra l’olio dal contadino e si mangiano i frutti appena colti dall’albero, con amori confessati, gravidanze desiderate, lavori soddisfacenti e para artistici (grazie di averci risparmiato il genio e sregolatezza),  felicità da happy few che sanno vivere ed essere cittadini del mondo. Una sequenza agghiacciante, magari se Giordana facesse girare i finali ad un co. co. co sarebbe meglio. manu

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13 Comments

  1. anonimo
    Posted 30 giugno 2003 at 19:52 | Permalink | Rispondi

    ma? (stupore). avevo già scritto un commento, ma non c’è più. ve beh, tento di ricordarmi e riscrivo. Come già ho scritto in un altro post, mi dispiace ma sono inevitabilmente d’accordo con Manu. Il problema principale del film, realmente difficile da mandare giù, mi sembra essere il rapporto con la Storia con la esse maiuscola. Se nel primo atto, la Storia era una grossa ed inevitabile base sulla quale poi raccontare le storie di Nicola e Matteo, in questo secondo atto, quest’idea scompare quasi del tutto. Dalla scomparsa di Matteo in avanti ci si concentra solo ed unicamente sul dramma, sul melodramma. e non ci sarebbe niente di male (giordana aveva dato prova di gestirlo abbastanza bene), ma è un tipo narrazione troppo vicino ad un sentimentalismo televisivo e mucciniano. Buonsentimentalismo da mulino bianco. casali in toscana ricolmi di gente simpaticissima che si trova benissimo insieme. Nel primo una bella dose di buoni sentimenti era già bella presente, ma qui si esagera in modo becero (vedi lista delle cazzate nell’altro post), rovinando tutto. Non un conflitto, non uno scontro credibile… Tutto (qualsiasi tipo di sentimento) scivola in quello che sembra essere un prodotto televisivo della peggiore fattura. E dispiace un bel pò. Ma certe sequenze sono veramente imperdonabili.
    FEDEmc

  2. ilblogdelladomenica
    Posted 1 luglio 2003 at 00:15 | Permalink | Rispondi

    Forse la Storia (con la S maiuscola) scompare perchè più ci si avvicina al presente, più diventa difficile rappresentarla. In questo senso, il film compie un progressivo ripiegamento nel privato che di per sè – imho – è una scelta coerente. Anche il fatto di non parlare di Berlusconi, credo, riflette questa logica: reincarnare la meglio gioventù di ieri nei girotondini di oggi, sarebbe stato molto più irritante. Restano ovviamente le pecche del turbobuonismo, sulle quali mi trovo assolutamente d’accordo.

  3. Posted 1 luglio 2003 at 11:19 | Permalink | Rispondi

    sono d’accordo che la Storia non può che dissolversi mentre ci si avvicina al presente, e penso che forse sia inevitabile. Ma quello che secondo me non torna è l’ambizione di voler raccontare le vicende di alcune persone in relazione alla Storia del nostro paese, e poi vedere questa soccombere sotto i colpi del privato dei personaggi, dei loro sentimenti. Io avrò anche lo sguardo cupo e pessimista, ma questa Storia, che non lascia strascichi, che non segna nessuno ma che viene digerita come una fetta di bresaola, che alla fine produce splendidi quarantenni ricchi e felici (tutti, ma proprio tutti, anche gli spiriti dei più problematici si riconcilano), a me irrita.
    Se salviamo il coraggio di un progetto del genere per la neanderthaliana tv italica (anche se la struttura ricorda molto un romanzo ottocentesco, alla Nievo), se la realizzazione della prima parte è ottima sia a livello d scrittura sia a livello registico (ricordiamo che è per la tv), mi si permetta un poco di livore “ideologico” e “di contenuti” (mi pentirò subito di aver scritto questo).
    O forse io pretendo troppo, e va fatto salvo il valore didattico didascalico, come per Il pianista di Polanski? Avevo dibattuto di questo con un’amica, e penso che sia una cosa su cui riflettere. manu

  4. anonimo
    Posted 13 luglio 2003 at 06:44 | Permalink | Rispondi

    ragazzi, ultimamente non andiamo d’accordo proprio su nulla (ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensano l’eminente bibliotecario P.N. e d.d.t. from zic). A ME la meglio gioventu’ è sembrato un gran film dall’inizio alla fine, complesso ed emozionante, ben scritto e recitato ancora meglio, con una visione totale tra le più ambiziose viste ultimamente. e il rapporto con la storia mi sembra tutt’altro che pacificato.
    è vero, la Storia con la s maiuscola sparisce completamente dopo la morte di falcone, e ciò è probabilmente dovuto a limiti imposti dalla produzione rai, ma è anche vero che non c’è abbastanza distanza temporale per affrontare coerentemente gli ultimi controversi anni di berlusconismo (ancora non terminati oltretutto) e soprattutto che i personaggi hanno raggiunto un’età in cui non sono più protagonisti della storia, sono stanchi e segnati e nuove generazioni, più disimpegnate, hanno preso il loro posto. mi sembra molto maturo il modo in cui il film rallenta e ripiega sul privato, con amarezza e il passo dolente e tranquillo di chi non ha più fretta, calandoci perfettamente nell’ottica di chi ha perso troppo ed è invecchiato anzitempo, e si appresta timidamente a cercare nuovamente la serenità, arancando un po’.

  5. anonimo
    Posted 13 luglio 2003 at 06:48 | Permalink | Rispondi

    seconda parte del commento: leggere prima la parte precedente

    che il concetto era già chiaro dalle frasi degli amici ubriachi della sera precedente. non capisco sinceramente neanche cosa ci sia di male nel fare una scuola di restauro, mentre immagino cheNon è buonismo, non solo almeno, perchè le riconciliazioni e il nascere di nuovi affetti avvengono lentamente, emergono a fatica dal dolore passato, sempre palesemente presente in ogni inquadratura e sui volti dei personaggi. che c’è di buonista nel trovare la pace e la maturità dopo vent’anni di sfighe ed esitazioni? io la chiamerei saggezza, la rara capacità di mostrare al cinema il tempo ed il suo paziente lavoro di smussamento ed il trascolorare degli stati d’animo nel sopraggiungere della maturità.
    se c’è un difetto, a mio parere, è quello di voler far tornare tutti i conti, di chiudere ogni trama, ma questa è una pecca di tutto il cinema occidentale o quasi, la ben si può perdonare ad un progetto televisivo; e d’altro canto ci sono ellissi inaspettate e coraggiose, come quella, bellissima, della cartolina di Giorgia, che ci svela en passant il destino di questo personaggio chiave.
    e poi non dimenticate che se la terrorista si riconcilia con la figlia, lo fa dopo vent’anni, ma rimane una donna a metà, fuori dal tempo e da ogni contesto, senza un futuro ben preciso davanti e con un buco nero di non vissuto alle spalle, proprio come giorgia, ma senza un nicola a ricondurla alla vita. non proprio tutti i conti tornano, dopotutto.
    qua e là ci sono delle steccate, come la frettolosità della sequenza su tangentopoli o la scena della terrorista che suona, ma non mi pare proprio che vi ci si possa attaccare per demolire il film.

  6. anonimo
    Posted 13 luglio 2003 at 06:52 | Permalink | Rispondi

    terza parte della recensione (problemi nel postare roba troppo lunga), leggere dopo le precedenti:

    quanto al vituperato fantasmino, la trovata in sè non mi disturba (tanto più che inserito in un piano sequenza straordinario, da lacrime), la trovo semplicemente didascalica, visto che il concetto era già chiaro dalle frasi degli amici ubriachi della sera precedente. non capisco sinceramente neanche cosa ci sia di male nel fare una scuola di restauro, mentre immagino che ci si possa irritare vedendo una famiglia allargata felice in un casolare in campagna, ma è una cosa verosimile e molto italiana.
    comunque essere così criticoni vi impedisce di abbandonarvi all’identificazione con personaggi così belli e ad emozioni grandi e rare: non è che avete il solito problema degli intellettuali (e degli occidentali in generale) a fidarsi del proprio cuore?

    sequenze memorabili: quella lunghissima, articolata e perfetta della notte di capodanno; le mani di giorgia, tremolanti, che si avvicinano esitando a carezzare nicola che piange (sempre a proposito di ellissi, sempre a proposito della guarigione di giorgia); la visita al carcere, tra superfici che riflettono e non riflettono, incertezze lancinanti e luci che feriscono; l’ultimo giorno di insegnamento di adriana, il momento in cui si invecchia di colpo e ci si ritrova a girare in tondo in un cortile, sperduti; l’epifania dell’occhio di matteo nel poster; maja sansa in campo lungo che attende l’arrivo della barca, soggettiva di nicola e probabile istantanea di un innamoramento (bissata nell’inquadratura analoga della partenza, poco dopo, che raddoppia l’emozione).

    ………cavolo, ragazzi, ho pianto come un vitello!!!
    lonchaney

  7. anonimo
    Posted 13 luglio 2003 at 20:42 | Permalink | Rispondi

    non c’è niente da fare. non si va d’accordo. sono con te nel sottolineare la bellezza di alcune sequenze, ma c’è una tale differenza, in tutto, non solo nel rapporto con la Storia, tra la prima parte e la seconda (dopo il suicidio) più che evidente. Le lacrime, ognuno di noi le ha spese, ma non ha costo di farsi prendere in giro da sequenze volgarmente finte. Non si può giudicare un film del genere (anzi, soprattutto questo film) sequenza per sequenza. un film del genere lo si assorbe nella sua totalità, in tutto quello che dice e mostra. e mi sembra più che evidente che la seconda parte sia debole e ricattatoria. E poi leggi bene i post: non sei il solo a dire che la recitazione è pressoche perfetta e che il film è scritto bene. e’ proprio per questo che le cadute di stile della seconda parte ci hanno dato così fastidio. capisco il paicere della polemica, ma non scadiamo nel gratuito, Mr. “Martix 2 è un bel prodotto d’intrattenimento”.
    FEDEmc

  8. Posted 13 luglio 2003 at 21:42 | Permalink | Rispondi

    Rispondo alla meglio ma con ordine, almeno ci provo.
    Questione della storia: mettiamo da parte eventuali vincoli produttivi, non dovrebbero interessarci ma noi le mettiamo come possibile giustificazione da sventolare in ogni momento. A ragione.
    Non penso che la fine sia una pacificazione dopo vent’anni di sfighe e pene. Coloro che davvero hanno penato e sofferto sono rimossi, morti, suicidati, esclusi reietti. I nostri eroi sembrano sapere già in partenza chi vincerà nella storia, scritta dai vincitori come sempre e come sappiamo. Nicola e Gifuni (non mi ricordo il nome del personaggio) sono già all’inizio nel casale di campagna, ci sono sempre stati. Governavano la situazione, sapevano dove si stava andando e non hanno commesso errori. Ma gli anni settanta non sono stati un gioco per alcuni e una tragedia per poveri altri pazzi, paranoici, asociali. La pacificazione comincia molto prima e gli stati d’animo intensi non trascolorano ma sono messi da parte, come un ricordo scomodo, una visione non accettata. Se guardi anche la scenografia (lo so che è un problema di soldi, forse) è chiaramente passato filtrato dal presente, dalla rivisitazione nostalgica del genere formidabili quegli anni. Se non si può fare a meno di guardare al passato con gli occhi del presente è il compiacimento a essere il peccato che macchia il film.
    Due: nulla di male nel casolare, nella scuola di restauro, nella psichiatria ecc. ecc. Ma non è parlare ostentatamente di se stessi il peggio del cinema sedicente autoriale o “di pensiero” citando il Castaldo? Professori di filosofia studiosi di Buber, quarantenni in crisi, ribelli a vent’anni e allineati a trenta, intellettuali della prima e dell’ultimora, compagnie teatrali popolate di nevrosi con le gambe e insicurezze parlanti? E’ possibile che non ci sia un cinema che r

  9. Posted 13 luglio 2003 at 21:43 | Permalink | Rispondi

    SECONDA PARTE: E’ possibile che non ci sia un cinema che riesce ad allontanarsi dai dintorni dell’ombelico di chi scrive e di chi gira?
    Tre, questione del fantasmino. Potrebbe essere solo un eccesso di didascalismo, ma quando il “non avete capito, ora sarò più chiaro” riguarda le passioni, i giochi di sguardi, i piani sequenza intensi, non impasta tutto nello stucco più greve? In quel momento, e in altri, la mano pesante è davvero eccessiva quando invece prima tutti i sentire si allineano in una composizione armoniosa? Se la storia non interessa, e tutti i fili si annodano alle sensazioni individuali, perché caricare l’asse portante del film di massi di tonnellate di sottolineature?
    Quattro: testa contro cuore. Qui mi ritaglio una posizione facile facile rigettando il dibattito in toto. Non accetto la distinzione in sé, in quanto entrambe le dimensioni sono necessarie, interrelate e non completamente autonome nella visione di un film, o nella fruizione di una qualsiasi opera. Fidarsi del cuore va bene, ma il mio cuore quando si sente sottotitolare pesantemente “loro adesso sono felici”, o “guarda che lui si sta innamorando” perde l’incanto e la partecipazione. Fidarsi del cuore va bene ma quando le ambizioni “di testa” che sono dichiarate ed esposte allora mi si permetta di fargli le pulci. Quando si tirano in ballo volontà presunte di raccontare la Storia oppure l’Olocausto oppure altre cosucce del genere, allora l’appello esclusivo al cuore è da condannare, è mistificatorio e anche un poco stronzo.
    Cinque: tutto ciò nulla toglie al giudizio generale che sia un tentativo di cercare una boccata d’aria nel cinema italiano, in gran parte riuscito, ma in fondo imperfetto. manu

  10. anonimo
    Posted 14 luglio 2003 at 03:13 | Permalink | Rispondi

    vabbè, vabbè, la storia del cuore era polemica gratuita,palesemente, e antico retaggio del fu gruppo cinema QUEI BRAVI RAGAZZI: era una nostra vecchia argomentazione bastarda, sintetizzata dal tormentone “hai dei problemi con le tue emozioni” (copyright sabattini). serve a far incazzare l’interlocutore e di solito fa crollare il dialogo….ihihihihihihi…
    posso continuare a fare il cattivo? è terapeutico per la mia scarsa autostima

  11. anonimo
    Posted 14 luglio 2003 at 04:48 | Permalink | Rispondi

    Effettivamente il personaggio di gifuni (carlo, se non sbaglio, che nome da stronzo) è un po’ irritante, così perfetto e vincente dall’inizio alla fine (era berlusconi?), inamovibile anche di fronte alle minacce di morte. Non capisco come mai giordana e co. non l’abbiano fatto crollare, o perlomeno tentennare, sotto i colpi di mani pulite.
    Nicola invece, mi sembra che sconti il suo angelismo proprio con il suo essere un sopravvissuto a persone che in fondo ha un po’ schiacciato come la moglie e il fratello. Non dimentichiamo che all’inizio il fratello perfetto è matteo, con i suoi voti alti e il suo altruismo nell’aiutare giorgia, ma è nicola a finire l’università e a capire come trattare la ragazza, innescando la crisi di inadeguatezza di matteo. Manu dice che carlo e nicola erano dei vincenti fin dall’inizio, che rerano già nel casolare, ma io controbatto che all’inizio c’era anche matteo, ragazzo prodigio. Non tutti coloro che avevano carte buone in mano ce l’hanno fatta.
    I “morti, suicidati, esclusi, reietti” sono rimossi dalla Storia, ma gravano pesantissimi su chi li ha conosciuti e amati, e fanno parte della visione di giordana, che ci mostra un’Italia edificata anche sulla pelle di gente risucchiata nel nulla come i matti o i terroristi, accantonati, nascosti, non reinseriti. (Madonna, da noto qualunquista alienato non dovrei affrontare questioni storico/politiche, sento già aria di autologol)

  12. anonimo
    Posted 14 luglio 2003 at 04:49 | Permalink | Rispondi

    Quanto alla questione cuore, fermo restando che il mio era un simpaticissimo colpo basso (che non dubito abbia alzato notevolmente le mie quotazioni sociali), temo di fronte ad un film del genere di non essere abbastanza critico e troppo spettatore: quando scatta l’affezione per i personaggi, la premura per le loro vicende, non vedo più un deus ex machina regista che orchestra il tutto, ma mi fido completamente dei protagonisti, delle loro scelte e dei loro pensieri, e sono felice per i loro piccoli successi malinconici. Non mi sento manipolato, in questo caso, anche se a freddo emergono i dubbi da tutti noi sottolineati. lonchaney

  13. anonimo
    Posted 15 luglio 2003 at 19:56 | Permalink | Rispondi

    A parte il colpo basso, che si para e si supera ignorandolo, penso che siamo più o meno d’accordo su pregi e difetti del film. Non che questo voglia essere un intervento ecumenico, ma il punto si è spostato sull’atteggiamento individuale nel guardare un film. Per puntualizzare, non voglio considerare il regista come orchestratore più o meno occulto di volontà, intenzioni e altro. Penso piuttosto che nel testo emerga un discorso storico, con cui i personaggi sono chiamati in un modo o nell’altro a fare i conti.
    E’ questa interazione che svela, secondo me, alcune smagliature del film, che invece scorre quando si tratta di descrivere i conflitti passionali tra i personaggi. devo andare in trasmissione. continuo dopo. manu

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