critica?

"E’ davvero come se Rosenthal ignorasse di fatto i sequel succedutisi fino a questo momento, per riallacciarsi idealmente al suo vecchio episodio, dove i corpi inquieti (fra tutti il rapper Busta Rhymes) riconfigurano nuove possibilità di svolgimento della storia (la presenza del medium televisivo crea essa stessa contagio, inquinamento, corruzione), trascinandola all’interno di canali visivi che quasi ignorano l’esterno, per monopolizzare l’occhio invisibile dell’ignoto (ne è passato di tempo dalla sublime soggettiva ascendente di Carpenter, che peraltro torna in filigrana nel tema musicale che si respira dalla prima sequenza) in una concentrazione impossibile in cui si gioca pure con i possibili sdoppiamenti del set (spazio televisivo, filmico, o semplicemente familiare), ma sempre con una forte onestà intellettuale (molto più vicina per ambigua trasparenza al Craven di Nightmare-Nuovo incubo, che a quella dei teenmovie senz’anima succedutisi da Scream in poi) che rispetta le regole dell’horror, senza il bisogno di stravolgere schemi e reinventare possibilità di sviluppo"

 

 

4 Comments

  1. Posted 25 agosto 2003 at 16:05 | Permalink | Rispondi

    giuro che non l’ho scritto io, l’ho preso da una recensione di un altro, non importa chi, non importa che rivista, ce ne sono molte così (potete divertirvi a indovinare). Era per offrire un appiglio a un dibattito sul linguaggio della critica. Il discorsoè complicato ma apro il dibattito e interverrò.
    prima osservazione: periodi così non sono cncessi neace a Kant, che qualcosa da dire in più ce l’aveva.
    non importa l’autore del pezzo qui sopra perché è una tendenza, quella di fingere di aver un sacco di idee nel caos della confusione di un linguaggio volutamente suggestivo.
    Suggestivo vuol dire utilizzare delle parole il ui significato preciso è sconosciuto (es. paradigma, focalizzazione, piano sequenza, feticismo), delle parole il cui significato è ambiguo e incircoscrivibile (corpo, anima/animo); parole ch non discono ma sfumano (evocare, suggerre, suggestionare).
    Non dico che sia sbagliato usarequesti termini, non voglio dire che bisogna darsi al linguaggio piatto e paratattico, ma dire qualcosa di preciso a cui possa essere fatta un’obiezione e comincair undialogo almeno si.
    Di Maria Pia fusco, quella che abitava sopra il cinema da giovincella, ne parleremo alla prossima.
    manu il vendicatore di Bertrand Russel

  2. Posted 25 agosto 2003 at 16:07 | Permalink | Rispondi

    scusate gli errori di battitura, ma questa tastiera pubblica è spaventsa (almeno aggiungete una L alla fine del cognome del povere filosofo storpiato). m.

  3. anonimo
    Posted 26 agosto 2003 at 18:57 | Permalink | Rispondi

    quando leggo recensioni del genere (e questa è un esempio credo preso a caso, non l’esasperazione di un certo modo di scrivere di cinema) le reazioni sono varie e scoordinate. le vorrei esporre in sequenza non del tutto casuale:
    1) ANTIPATIA stizzita: come si fa ascrivere a ‘sta maniera?
    2) DUBBIO atroce: quante volte avrò usato parole tipo “paradigma” o “immaginario”?
    3) GIUSTIFICAZIONE gesuitica: chi va rompere le palle, esempio, all’esperto di metrica classica che parla di “soluzione del giambo in proceleusmatico con arsi sulla terza”?
    4) PRIDE CINEFILO: perché non dovremmo avere diritto anche noi al nostro linguaggio tecnico? anzi: metalinguaggio?
    5) BUONSENSO: l’esperto di metrica mangia forse i pop corn mentre esperisce l’oggetto della sua analisi?

    (to be continued)
    paolo

  4. Posted 27 agosto 2003 at 14:42 | Permalink | Rispondi

    Io a questo gli stacco le braccia. Ovviamente, in filigrana.
    Fra

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