Per le teche di ciak, grazie anche al grande Steve Della Casa, ieri c’è stata la proiezione di La Morte ha fatto l’uovo di Giulio Questi. Non l’avevo mai visto. Ottimo. Veramente assurdo. In videocassetta si ritrova (mi sembra fosse uscito anche per Nocturno). Come ha detto Della Casa, "lisergico".

Controcorrente, La quimera del los heroes, David Rosenfeld. Ottimo documentario su un allenatore della prima ed unica squadra di rugby argentina composta solo sa aborigeni. Questa squadra poverissima, composta solo da ragazzi problematici o ex alcolisti, ha l’opportunità di giocare contro la nazionale under 21. Il film tralascia il lato sportivo del gioco per presentare in modo completo la figura dell’allenatore, un personaggio assurdo (ultrareligioso, ex razzista, collezionista di carri armati ed elmetti della seconda guerra mondiale, invasato, ecc…). Un film sicuramante lento e noioso, ma che riesce a tratteggiare veramente bene un personaggio bellissimo e, nelle sequenze finale, a coinvolgere e ad emozionare. Seduto dietro la giuria, ho potuto leggere i messaggini di due giurate che , dopo aver chiacchierato 20 minuti, se ne sono andate, annoiate. Il film dura 70 minuti… Che serietà.

Quando uno pensa di aver già visto il peggio, arriva lui: Imagining Argentina, Christopher Hampton, IN CONCORSO!!!!. Argentina 1976. Cominciano i desaparecidos. Banderas, un regista teatrale per spettacoli per bambini a cui viene rapita la moglie (Emma Thompson) ha il dono di vedere che fine hanno fatto i desapearcidos toccando le mani dei loro amici (!!!!). Comincia ad aiutare la gente e a cercare sua moglie e anche sua figlia, che nel frattempo vengono allegramente stuprate da chiunque. Un film vergognoso (fischiato da chiunque, anche dalle maschere, e accolto dal grido di VERGOGNA). Hampton (quello che aveva sceneggiato Le Relazioni pericolose, mica l’ultimo dei fessi…) realizza un film mettendo in mostra nella trama delle tragedie vere e dolorose, ma inserendo poi i peggio colpi bassi, il peggior cinema immaginabile. Colpi di scena telefonatissimi, scene finte emozionanti, ipocrisia, banalizzazione del dolore… Ovviamente Banderas e la Thompson si riuniranno alla fine durante il carnevale e si abbraccieranno sotto i coriandoli, circondati da gente che balla, ma prima di questo, ecco una bella lista delle cose più belle del film: Banderas che la sera che ci hanno rapito la moglie, ha un incubo, poi va in salotto, incontra la figlia che lo prende, gli fa mettere la testa sulle sue gambe e poi lo accarezza dicendo "dai papà, la ritroveremo…"., Dopo le visioni Banderas va nella pampa e segue un fenicottero macchiato di sangue (!!!) che lo porta alla scoperta della moglie, incappa in una casa che si chiama La Speranza (!!!), dove incontra due vecchi prigionieri di Auschwitz (hai cpito er collegamento) che collezionano uccelli perchè sono "il simobolo della libertà" (!!!) e gli di cono che "si sopravvive all’orrore con l’immaginazione… continua a scrivere" . Nel frattempo la Thompson riesce a scappare tirando una spallata alla finestra e poi si trova davanti un cancello aperto… poi stranamente la ribeccano…. mica sono fessi. L’amico che non si interessa di politica di Banderas veiene rapito, Banderas suona maliconico e con faccia sofferta la chitarra da solo nel suo teatro mezzo in ombra, poi sbuffa ispirato. L’amico, dopo aver tradito chiunque, capisce che forse era il caso di interessarsi alla politica e allora mentre lo buttano giù da un elicottero, urla "Sono un cittadino Argentino"… in inglese!!!  I cattivi sono uguali a quelli dei film di Brucee Lee e girano con dei mitra per la strada. Per farti capire che soffre per la moglie scomparsa, banderas mette in scena L’Orfeo… che invece di perdere per sempre la sua amata, la ritrova. la sequenza dopo Bandera riincontra la moglie. E vioa così per quasi due ore di film. Un insulto a tutte le vittime e a tutti i familiari. Un film malvagio, bruttissimo, cattivo, falso. Solo a pensare che c’è garage olimpo, solo al pensiero, Hamptonm dovrebbe chiedere pubblicame nte scusa all’Argentina intera. Dopo queste bassezze quello stronzo di Hampton fa dire a Banderas che non bisogna mai scordarsi il passato perchè "loro" potrebbero rifarlo, poi una bella volata su Buenos Aires e poi la scritta MAI PIU’ compare sullo schermo. il pubblico è esploso in pesanti insulti. VERGOGNA.

Fuori concorso, The Dreamers, Bertolucci. Un ragazzo americano piuttosto geppo a parigi nella primavera del 68 frequenta in modo maniacale la cinemateque. Dopo un pò conosce una coppia di fratelli (amici degli Strokes), con un rapporto che va oltra la morbosità, anche loro appassionati di cinema. Formeranno "una bande apart" che si nutre di cinema, di quiz sui film, di letture e ovviamente di sesso. Poi la politica bucherà lo schermo, ed enterà dalla finestra con le sue inevitabili conseguenze. Oltre alla solita aria snob tipica dei film di Bertolucci (ma si, stiamo in questa casa bellissima tutti il giorno nudi a discutere se è meglio ke<aton o Chaplin, Hendrix o Clapton… che ce frega, c’ho pure la lapmpada a forma di Mao…), la prima parte, con l’educazione sessuale del giovane ragazzo americano  non è male. La seconda  (soprattutto la fine) sembra invece perdersi e farsi sempre più confusa. Comunque un film nato vecchio ed estremamente prevedibile. Sai già cosa ti piacerà e cosa non ti piacerà dopo i primi 3 minuti di film. Eva Green è BELLISSIMA. Ma veramente tanto.

Ora vado in coda per Kitano. Fa freddissimo. Un bacio a tutti. Questa sera alle sei meno un quarto in radio.

FEDEmc

3 Comments

  1. anonimo
    Posted 1 settembre 2003 at 14:21 | Permalink | Rispondi

    Nota di tristezza. Charles Bronson ci ha lasciati. Addio adorabile cittadino xenofobo. Tuono affranto Pettinato.

  2. Posted 1 settembre 2003 at 18:24 | Permalink | Rispondi

    Tuono, mi unisco al tuo cordoglio. Mi chiedo come abbiamo fatto ad amarlo, così inerte da sembrare minerale, nemico di qualsiasi minoranza, vendicatore senza un briciolo di passione. Quelli così in genere li detestiamo. Jason Robards alias Cheyenne guardando Armonica – Charles Bronson in C’era una volta il West a un certo punto dice: “Quell’uomo ha qualcosa di particolare, qualcosa che sa di morte”. Bah. Paolo

  3. anonimo
    Posted 2 settembre 2003 at 02:41 | Permalink | Rispondi

    Carissimo Paolo, direi che tu e Cheyenne avete perfettamente ragione. A me piace ricordare il nostro eroe in Città violenta quando in carcere, sotto gli sguardi attoniti dei suoi compagni di cella, egli si fa tranquillamente passare addosso un ragno velenoso, senza il benché minimo segno di disagio, proprio come se fosse una cosa naturale (comportamento tipico dei minerali). Adesso speriamo almeno nei passaggi televisivi, versione squallida e attuale della gloria che un tempo si tributava ai migliori. Ma basta con la prosopopea e vado anzichenò a parlarvi dell’evento pisano più cool della stagione (si noti come passo dal tetro al faceto con la disinvoltura di un Verissimo): la prima assoluta di Segreti di stato, di Paolo Benvenuti; ed è già croisette sui lungarni. Affluenza massiccia per un film troppo ostico per il grande pubblico e per una sua fruizione mondana. Nel pomeriggio nella Feltrinelli della città della torre pendente, il regista, la sceneggiatrice e un paio di dottoroni universitari locali dibattono sull’attendibilità storica (un dottorone: “ma a un regista si concede la libertà dell’estro..”..ma vaffa..) e sulla genesi del film (la sceneggiatrice: “ho concepito i personaggi come vettori”..arrgh!). il film: lento, ma no lento perché qualcosa non va (come in Hulk), bensì lento perché Paolo Benvenuti. Potrebbe entrare a pieno titolo nella categoria del film didattico (deprivato totalmente di qualsiasi spettacolarità, ricorda quelle robe educative che faceva Rossellini, o se vogliamo buttarci dentro pure Brecht e lo straniamento “istruttivo”, beh, facciamolo pure). Bella la scena finale delle carte (in cui si fanno i nomi). Solo due cosette: perché tutti quei disegni in stile Bonelli (eseguiti -nella finzione- dall’avvocato Antonio Catania)? Eccessivo, come del resto tutte quelle ricostruzioni, ben presto snervanti e basta, fatte spostando fermacarte, penne e sigarette sulle scrivanie per tutto il film. Chissà cosa avrebbe ricavato il maestro Benvenuti dal mio soggetto sugli incubi di un liceale leggibili come metafora politica.. Tuono.

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