Aggiorno con un po’ di visioni, che è tanto che non trovo il tempo, ma i film visti sono sempre tanti.

 

 

 

 

 

Hulk, Ang Lee, Usa, 2002

 

 

 

 

 

 Inutile dire che il fumetto mi piaceva un botto, che anche il telefilm non era niente male e che, soprattutto, a me Ang Lee mi sta sulle palle. La sensazione è che il sempre meno personale, ma sempre più spocchioso, Lee abbia voluto distanziarsi dagli altri film tratti dai comics per realizzare un film d’azione “alto” e non la sola robetta con uno in calzamaglia che fa a mazzate contro dei cattivoni. Ang Lee quindi, non preoccupandosi minimamente di leggere manco il riassunto di un numero a fumetti del Golia Verde, arriva e fa un po’ come cazzo gli pare…tipo nella Casa delle Libertà. Realizza un film estremamente e forzatamente lungo, nella speranza di riuscire a realizzare qualcosa che si differenzi dal solito intrattenimento fracassone dei film tratti dai fumetti Marvel, ma sbaglia in pieno quasi tutte le mosse. Le origine dell’eroe sono completamente tradite per evidenziare un conflitto padre/figlio che esploderà (letteralemte) nel finale dopo una sequenza visivamente agghiacciante, ma che vorrebbe richiamare il teatro d’avanguardia. Le dinamiche narrative messe in scena da Lee sembrano veramente forzate, anche a causa di attori decisamente fuori parte o apparentemente scarsi, e danno l’idea di essere state messe li un tanto al chilo per dare l’impressione di un film colto o che, tra le righe (con interlinea 44) dice qualcos’altro.Ci si emoziona poco, ci si annoia molto di più. Ci si indegna anche un po’ quando si realizza che Hulk assomiglia a Shreck, che quando vede la sua bella smette di essere cattivo per assumere l’espressione facciale del Tenerone ( Bene contro Male: Vince l’Amore!!!) e soprattutto quando, senza il minimo senso dell’umorismo, combatte contro un barboncino mutante gigante. Non è ovviamente una questione di fedeltà al fumetto, ma mi sembra che l’intenzione di Lee di mutare la storia di Hulk sia un completo fallimento. Il contentino per i fans del fumetto è dato dall’apparizione piuttosto triste di Stan Lee e Lou Ferrigno all’inizio del film e dal frazionamento del fotogramma in più quadri a richiamare la costruzione della tavola del fumetto. Se il giochino risulta interessante le prime tre volte, dopo un po’ non se ne può più… Sembra poi che Lee, non riuscendo a gestire la sua materia narrativa alta, ci ripensi, e a metà strada inserisca riferimenti visivi al fumetto per ricordarci che alla fine è sempre roba da bambini.

 

 

Sembra impensabile che Ang Lee abbia fatto Tempesta di Ghiaccio

 

 

 

 

 

 

 

 

The Big One, Micheal Moore, Usa,

 

 

 

 

 

Realizzato dopo Canadian Bacon, è il resoconto di una tournee di Moore attraverso tutta l’America per la presentazione del suo libro Ridimensiona questo, dedicato al problema del lavoro e del licenziamento in America. Si ride molto grazie all’umorismo di Moore , ma la sensazione è nel complesso devastante. Moore, alterna le riprese delle sue conferenze ai suoi famosi blitz all’interno delle industrie o aziende che denuncia nel libro: consegna coraggiosamente assegni enormi (tipo quelli che si vedono nelle manifestazioni pubbliche in Usa) di 80 centesimi di Dollaro a quelle compagnie che chiudono intere filiali per trasferirsi in Messico. (gli 80 cent servono “per pagare la prima ora di lavoro del primo messicano che sfrutterete), parla con il presidente della Nike (un uomo semplicemente orrendo) che candidamente ammette di far lavorare ragazzi 14 anni in Indonesia e… non se ne vergogna, lo trova una cosa normale, incontra gente che quando era in carcere, lavorava per compagnie aeree, prenotando voli via telefono (un carcerato viene pagato meno di un messicano)… Insomma come sempre nei film di Moore, scavando anche solo superficialmente, viene fuori il peggio che si possa immaginare…Il tutto è mostrato in moo piuttosto distaccato non scivolando quasi mai nel facilone. Da recuperare e da vedere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cabin Fever, Eli Roth, Usa, 2003

 

 

 

 

 

Cinque giovani deficenti, due coppie e uno che vince il premio “il più deficiente tra il mio gruppo”, vanno in vacanza in un cottage in una foresta isolata. Una malattia contagiosa e schifosissima (che procura non poco sangue) è li ad attenderli. Eli Roth, già al lavoro con la Troma e collaboratore di Lynch, realizza un Horror in perfetto stile rilettura anni ’70., giocando su atmosfere, temi e situazioni cari alla nascita del New Horror. Le Colline Hanno Gli Occhi, La Casa, Non Aprite Quella Porta, La Notte dei Morti Viventi, gli esordi di Cronenberg, sensazioni Lynchiane, infilati a forza in un contenitore impazzito capace, pur anteponendo al film una dose enorme di divertita e anarchia pazzia, di mantenere la tensione e spaventare. Politicamente più che scorretto, preoccupantemente malato, infarcito di scene terribilmente truculente e con un quantitativo impressionante di emoglobina, Cabin Fever riesce a fare quello che molti altri film (28 Giorni Dopo, Jeepers Creepers, …) non sono riusciti a fare: riprendere e aggiornare in modo personale un periodo della cinematografia horror che sembra ormai irripetibile. Paradossalmente sembra di rintracciare in questo film così programmaticamente “vecchio”, una nuova spinta per il genere. Da antologia la sequenza in cui un maniaco gioca a bowling utilizzando al posto della palla parti umane. Da tempo non mi divertivo così al cinema guardando un horror.

 

 

 

 

 

 

 

 

Undisputed, Walter Hill, Usa, 2002

 

 

 

 

 

In un carcere di massima sicurezza sperduto tra le montagne, c’è un campionato semi clandestino di pugliato. Wesley Snipes, dentro per omicidio, è il campione imbattuto di questo torneo. Il campione del mondo dei pesi massimi, una bestia enorme e violentissima (Ving “Marcellus Fallace” Rhames), finisce in quel carcere dopo un’accusa di stupro da parte di una ragazzina (quiz dell’anno: chi mai ci ricorderà?). Inevitabilmente i due, sotto l’occhio vigile di un vecchio mafioso appassionato di boxe, si incontreranno per stabilire chi sia il vero campione. Hill, ormai senza una lira, riesce a realizzare un film appassionantissimo e a tratti bellissimo, mescolando il prison movie più classico ai film sulla boxe. La serie B al meglio delle sue possibilità (sicuramente anche con le sue limitazioni), con alla macchina da presa un Autore che non ha perso lucidità e cattiveria e che ha ancora molto da dire sul cinema d’azione. Vedetevi l’incontro finale e scrivete una lettera di ringraziamenti a Walter Hill. A tratti epico. E noi che ci dobbiamo ciucciare roba tipo Hulk…Ang Lee: ma ritirati., vah…

 

 

 

 

 

 

 

 

Domani me tocca Terminator 3 e non sono molto ottimista…

 

 

FEDEmc

 

 

3 Comments

  1. anonimo
    Posted 24 settembre 2003 at 01:02 | Permalink | Rispondi

    Già l’antagonista è preoccupante: una nessuno scaintosa e fonata. il futuro governatore della California meritava un cattivo più plausibile. Si va a vederlo proprio soltanto per obbligo mondano.
    T2 pettinato.

  2. Posted 24 settembre 2003 at 09:01 | Permalink | Rispondi

    Resisti fino alla fine. Sara’ una prova voluta da Dio

  3. Posted 30 settembre 2003 at 17:34 | Permalink | Rispondi

    oserei dire: grazie a dio Ang Lee ha voluto fare Hulk distanziandosi dagli altri film tratti dai comics… se doveva seguir Daredevil o X2 eran dolori.
    a me son piaciuti sia Hulk ce T3…
    byez
    Akiro

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