Il film di Natale (e, come sempre, è meglio il libro)

 

È vero, come ha detto il mio amico-collega Fedemsì, che siamo tutti in vacanza. Personalmente, però, qualcosa di scritto lo vorrei lasciare.

Per festeggiare degnamente il Natale, mi sono visto American Psycho di Mary Harron (“Chi era costei?”), tratto dall’omonimo libro di quel genio che è Bret Easton Ellis. Il progetto di trarre un film da quel libro, pubblicato nel 1991, era passato prima nelle mani di Cronenberg (e dio solo sa cosa ne sarebbe potuto venire fuori), ma il canadese ha rifiutato (secondo me giustamente). Poi Di Caprio aveva rifiutato di interpretare il protagonista, Patrick Bateman, di professione vice-presidente ventisettenne della Pierce&Pierce di New York, come hobby serial killer. Immagino che il rifiuto di Leo sia stato motivato dall’hobby.

Insomma, alla fine il film è stato preso dalla canadese (ma molto meno dotata di talento di Cronenberg) Mary Harron, vede Christian Bale come protagonista, ed è uscito un paio di anni fa. Ed è una delusione annunciata.

American Psycho, il libro, è, come gli altri di Ellis, fatto di ritmo, di ossessività e di ben poco contenuto. Le azioni, spesso riferibili alla sfera sesso, droga, griffes e morte, sono ripetute compulsivamente, descritte nei minimi dettagli, spiattellate in faccia al lettore. Adattare un libro così è impresa assai complessa, soprattutto se si vuole alleggerire il tutto. E quindi in American Psycho, il film, di sangue ne scorre poco, di sesso ce n’è pochissimo, di descrizioni maniacali ed ossessive di oggetti, vestiti, status symbol non c’è quasi traccia.

Io, che ho letto il libro un paio di volte, ho riconosciuto il libro stesso, e mi è quasi sembrato di capire ciò che la Harron volesse dire. Ma c’era qualcosa che non mi tornava, mi continuavo a ripetere: “Ma cos’è che sto vedendo?”

Alla fine l’illuminazione: stavo vedendo il trailer di American Psycho, il libro.

Pubblicitari all’ascolto, ancora non avete pensato a questa forma di promozione?

 

Francesco

P.S. Ormai dispero di vedere Le regole dell’attrazione: qualcuno ce l’ha e me lo regala?

 

 

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5 Comments

  1. Posted 26 dicembre 2003 at 21:22 | Permalink | Rispondi

    Te che te ne intendi di film e libri. E’ uscito il Film “Non ti muovere” tratto dall’eponimo libro?
    Grazie

  2. Posted 27 dicembre 2003 at 20:59 | Permalink | Rispondi

    Stai parlando di Margaret Mazzantini? Speriamo di no. :-) Comunque tendo a precisare che io non me ne intendo. Sono ignorantissimo.

  3. anonimo
    Posted 29 dicembre 2003 at 15:40 | Permalink | Rispondi

    Problema numero uno del film: la figura di Patrick Bateman nel libro è costruita come monocorde, nel senso che l’omicidio e l’ossessione dei bigliettti da visita sono alo stesso modo “il prendere sul serio il proprio status” fino all’estremo. Quindi non è solo la figura di Bateman, ma tutti gli yuppie (se si confondono l’un l’altro, non c’è nulla che impedisca a ciascuno di loro di compiere efferati omicidi la notte), che sono presi come attore collettivo. Nel fil questo manca.
    Secondo. il libro si basa sull’iterazione compulsiva di elementi (figlia della postmoderna enumerazione): cene, omicidi, sesso, torture sadiane, recensioni sulla musica anni ottanta. Il film doveva necessariamente cercare di rendere questa figura retorica, del discorso, con una scleta di messa in scena e di narrazione cinematografica adeguate, se mi passate il termine, sperimentale. Alla fine tutto è annacquato come in un college movie, e l’inquietudine della struttura è data solo dal dubbio “sogno o realtà” già visto e rivisto, in questo caso spiattellato senza alcun pudore.

  4. Posted 3 gennaio 2004 at 22:49 | Permalink | Rispondi

    come chi è mary harron? argh. E cmq il film è stato molto rimaneggiato in post produzione dagli editor della muse prod. infine secondo me l’impresa era improba, e l’assenza principale del film è la presenza principale nel libro, la merce, gli oggetti, i logo.

  5. Posted 4 gennaio 2004 at 15:59 | Permalink | Rispondi

    ma lo sappiamo chi è mary harron… ufff.

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