MI PIACE LAVORARE (MOBBING), Francesca Comencini, 2003

Francesca, tra le due Comencini, è decisamente quella più dotata. Se qualcuno se lo ricorda, è la regista dello splendido e poco considerato Le Parole di Mio Padre, rilettura tutt’altro che banale de La Coscienza di Zeno, di Italo Svevo. Niente Sud Sound System o figli di Morandi nei suoi film, insomma. Questo suo ultimo film, doveva all’inizio essere un documentario voluto dallo sportello Anti Mobbing della Cgil, ma si è poi trasformato in un film di fiction incentrato su Anna (la Braschi), donna sola con una figlia e con il padre malato, alle prese appunto con un caso feroce di Mobbing. Dopo una fusione con un nuovo gruppo di dirigenti votati alla flessibilità, la donna verrà allontanata sempre di più dal suo posto di lavoro, fino a dover svolgere mansioni assurde o fisicamente pericolose, come la custode di una macchina fotocopiatrice o supervisore del lavoro manuale degli operai della fabbrica. Il film, che alterna sequenze sul posto di lavoro con le conseguenti ed insopportabili prepotenze a scene di vita familiare che inevitabilmente si fa via via più difficile, è inevitabilmente deprimente e denuncia giustamente un’usanza grave, odiosa e pericolosa. Un film in qualche modo utile insomma, contro il quale parte brutto prendersela, ma che alla fine annoia, non mostra nessuna soluzione registica interessante, mostra più di una caduta nel pietismo e con un finale francamente brutto, scorrettamente ottimista e fin troppo veloce. La Braschi, se la cava egregiamente (e lo scrive uno che dopo la visione di Pinocchio, l’avrebbe mandata volentieri a fare il punto croce a casa) ed è anzi il punto di forza del film, nel suo progressivo esaurirsi, distruggersi fisicamente e psicologicamente. Sarebbe stato sicuramente più interessante sotto forma di documentario, anche se non è assolutamente da buttare. Vi consiglio comunque vivamente di recuperare Le Parole di Mio Padre.  

FEDEmc

2 Comments

  1. Posted 19 febbraio 2004 at 12:08 | Permalink | Rispondi

    Da quando l’ho visto sto macchinando una recensione (che arriverà dalle mie parti a breve). Secondo me il mobbing di per sè è un tema ricchissimo di sfaccettature interessanti; per di più il film non è male, ha se non altro il merito di essersi occupato di un argomento che finora mi pare, filmicamente, nessuno abbia toccato. No, non è eccezionale — ma è meglio di quanto pensassi

  2. Posted 21 febbraio 2004 at 10:24 | Permalink | Rispondi

    nicoletta braschi è certamente una attrice poco dotata – ma il punto non è qui – lo scorso anno per una serie di vicende che non vi sto a raccontare ho frequentato la melampo, casa di produzione sua e del marito – oltre a essere una stronza incredibile la braschi ha licenziato su due piedi un autista per essere arrivato in ritardo – “lei può andare, non abbiamo più bisogno di ritardatari, qui” – alla faccia…

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