Vaniglia e cioccolato, Ciro Ippolito 2004

Penelope, Pepe per gli amici, è una donna sui 40, insegnante di pianoforte con un debole per gli uomini che portano la camicia alla Lionel Richie. Stanca dei continui tradimenti del marito, lascia lui e i tre figli e si rifugia nella villa della nonna. Sola, nel luogo della sua infanzia, riflette sul suo presente e sul suo passato. Ripensa a quando, ancora bambina, rimase folgorata da quello che sarebbe diventato suo marito. Ripensa alla madre, che tradiva il padre con l’agente immobiliare. Ripensa a Carlos, focoso maestro di pittura spagnolo, col quale ha avuto una fugace storia d’amore, breve parentesi tra un tradimento e l’altro del marito. Carlos ora sta morendo. Pepe gli si concederà un’ultima volta, prima di ricongiungersi alla famiglia, della quale non può fare a meno.

E’ veramente inutile fare ironia su un film come questo, oppure stroncarlo. Vaniglia e cioccolato ha tutte le caratteristiche del prodotto di exploitation arrivato con almeno 20 anni di ritardo, senza particolare convinzione, ma anche senza fastidiosa ironia postmoderna. Attori sul viale del tramonto (M.G. Cucinotta), star straniere senza contratto in patria (J. Cortès), emergenti televisivi (A. Preziosi). Storiaccia sentimentale presa dal libro di Sveva Casati Modignani. Produzione e regia di un vecchio, per esperienza, mestierante come Ciro Ippolito, a cui hanno detto che un po’ di macchina inclinata e i carrelli circolari fanno tanto cinema. Alcune considerazioni:
un film così fa un po’ tenerezza, come viaggiare in una carrozza di terza classe, brutta e scomoda, però lo fai se sei un patito del mezzo;
anche un film come Vaniglia e cioccolato (al pari dell’ultimo Muccino) deve inseguire disperatamente la tv sul suo terreno, che non è tanto quello della fiction, quanto quello del familismo alla Maria De Filippi, tutto corna, lacrimoni e anoressia;
non so se sia peggio Ciro Ippolito e la sua macchina da presa perennemente inclinata o quelli convinti che la soggettiva del quaderno di Almodòvar sia un chiarissimo segnale di stile;
il film è realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali;
il film è visibile in 144 cinema sul territorio nazionale ed ha incassato lo scorso fine settimana 232.000 € (ottavo in classifica).
paolo

4 Comments

  1. Posted 22 febbraio 2004 at 16:40 | Permalink | Rispondi

    Ma Ciro Ippolito è lo stesso auteur del raffinato e calligrafico “Arrapaho”? (tuono)

  2. anonimo
    Posted 22 febbraio 2004 at 18:06 | Permalink | Rispondi

    esattamente lui, nonché pensoso director di Lo zampognaro innamorato, con Carmelo Zappulla

  3. Posted 23 febbraio 2004 at 19:00 | Permalink | Rispondi

    lo so. sono stupido… però guardate chi è l’idolo che ho messo nelle fotine in alto. Mitigo. http://www.rarekungfumovies.com/star123.html
    FEDEmc
    Volevo mettere una foto di MG cucinotta, poi però…

  4. Posted 24 febbraio 2004 at 18:37 | Permalink | Rispondi

    scusate l’ignoranza,ma sapevo che il Ministero,da qualche anno, non elargiva fondi per la realizzazione di film.Mi sbaglio? Se non è così mi metto dietro la macchina da presa anch’io!

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