A me Coffee and cigarettes non è piaciuto per niente, a differenza di Francesco. E non sono nemmeno un appassionato dei Tesla come Valido per poter gioire della loro memoria evocata da Meg White. Ho un piacere che presuntuosamente vi propongo come ancora più sottile: mi è tornato in mente il concorso con cui uno dei lettori di Metal Shock nel 1993 poteva aggiudicarsi "una chitarra dei Tesla". E anche un’altra cosa: c’era un episodio bellissimo di Zagor (scopiazzato da Il pianeta proibito ma questo l’ho saputo molto dopo) in cui un mostro non aveva nessun aspetto, ma prendeva quello del peggior ricordo di chi gli stava di fronte. A questo punto una domanda, vera e non retorica: è proprio necessario un film che di suo non ha aspetto, ma assume come il mostro di Zagor quello di un’esperienza di chi lo guarda?

p.

7 Comments

  1. Posted 19 marzo 2004 at 14:19 | Permalink | Rispondi

    se hai bisogno sai dove trovarmi ;)

  2. Posted 22 marzo 2004 at 10:07 | Permalink | Rispondi

    sei sicuro che “coffee and cigarettes” non abbia “aspetto”? per me ne ha 11, di aspetti… è una compilation di corti, il primo dvd da vedere in funzione random magari. ;-)

  3. Posted 22 marzo 2004 at 13:20 | Permalink | Rispondi

    Però son curiosa di vederlo…a me Jarmush piace; anche come uomo!:)Ciao

  4. Posted 22 marzo 2004 at 21:41 | Permalink | Rispondi

    …it’s not what you got, it’s what you give… it ain’t the film you choose, it’s the film you live… più o meno ;)

  5. Posted 29 marzo 2004 at 15:01 | Permalink | Rispondi

    dottor noto come te non c’è nessuno

  6. Posted 30 marzo 2004 at 19:26 | Permalink | Rispondi

    Di Coffee and cigarettes mi è piaciuto il fatto che, nel suo essere un film dall’atmsfera rarefatta, riflette esattamente la condizione che spesso si viene a creare quando si prende un caffè con relativa sigaretta in compagnia: una situazione spesso di rilassamento, un tempo vuoto in cui si può parlare di cose inutili o anche di niente. Per questo ho capito anche l’episodio che mi era piaciuto di meno, quello della tipa che prende il caffè da sola. Il caffè in solitudine è un momento di vuoto totale, di totale chiusura, in cui ci si può dedicare alle nostre attività preferite come leggere un giornale di cui in compagnia ci vergogneremmo, un momento che nessuno dovrebbe interrompere. La grandezza del film sta proprio nel parlare di alcune di quelle banalità che, nel bene e nel male, rendono la vita più leggera.

  7. Posted 10 aprile 2004 at 02:57 | Permalink | Rispondi

    ma allora il dottor noto esiste…. e leggeva zagor (e lo legge tutt’oggi?)

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