Le regole dell’attrazione, Roger Avary, USA 2002

Portare sullo schermo un libro di Bret Easton Ellis è sempre un’impresa titanica, difficilissima. Ho già avuto modo di dire quanto deludente fosse stato l’American Psycho di Mary Harron. Ma sono andato a vedere Le regole dell’attrazione con speranza, ricordandomi delle buone critiche che aveva ricevuto il film al Festival di Torino del 2002, quando era stato presentato. La Eagle Pictures l’aveva acquistato subito, per poi lasciarlo nei magazzini. E noi, amanti folli dello scrittore americano (per favore, smettiamo di etichettarlo solo come "minimalista"), eravamo stati stuzzicati e non soddisfatti. Finalmente il film esce in Italia oggi, in versione integrale, presumo, confrontando i tempi di proiezione.
Alla regia Roger Avary, che già ci aveva dato il notevole Killing Zoe, nonché le varie sceneggiature scritte con Tarantino: una sicurezza (tant’è che sta girando Glamorama: e vediamo un po’ che fa di quel romanzo, ché al solo pensiero di portarlo sullo schermo mi vengono i brividi). Come protagonista James Van Der Beek, insomma, Dawson.
Bravi, bravi tutti. Avary non si limita ad una trasposizione, ma filtra bene il libro attraverso la sua personalità: per prima cosa sposta l’ambientazione dal 1985 ad un periodo molto più vicino ai giorni nostri, scegliendo però, nello stesso tempo, una colonna sonora abbastanza orientata verso gli ’80, senza essere prevedibile o spocchioso. Inoltre l’occhio dello sceneggiatore Avary mette in evidenza, pur rimanendo fedele al romanzo, un’ironia e un senso del "pop" che spesso nelle pagine di Ellis è mischiata insieme a molte altre suggestioni. Gli attori, soprattutto il protagonista, sono convincenti e bravi.
Anche quando si ricorre ad espedienti un po’ abusati, come per esempio il mostrare sequenze all’indietro e lo sfruttare una struttura circolare (o forse "ad otto"), non si sente attrito: sembra che tutto sia naturale, giustamente colorato e soltanto un po’ sopra le righe.
Unica pecca: la traduzione italiana, che riduce la volgarità di alcune espressioni e sbaglia clamorosamente alcuni termini: vogliamo imparare, una volta per tutte, che la traduzione di "novel" non è "novella", ma "romanzo"?
Per concludere, due considerazioni molto personali. La lettura di Ellis mi provoca una sensazione di eccitamento molto particolare, e cambia per un po’ la mia percezione del mondo. Tornando a casa dopo la proiezione ho sentito le stesse cose che provo dopo avere letto un suo libro. Un ulteriore punto a favore di un film proprio riuscito.
E poi: mi sono innamorato clamorosamente. Non mi succedeva da tempo. Lo dichiaro qui, pubblicamente, davanti a tutti: SHANNYN SOSSAMON, IO TI AMO! (Sarà la primavera?)

Francesco

32 Comments

  1. Posted 21 marzo 2004 at 23:58 | Permalink | Rispondi

    Appena visto: grandissimo come non avevo il coraggio di aspettarmi. C’è pure stata una coppietta (di giovani!) che a metà film se n’è andata al grido di “se volevo vedere un film porno me lo noleggiavo” (?!?). Comprendo il tuo amore per Shannyn, quindi NON ti consiglio “40 giorni e 40 notti”.

  2. Posted 22 marzo 2004 at 08:13 | Permalink | Rispondi

    Bello. L’ho visto in originale non sottotitolato ed alcune cose mi sono sfuggite. La trovata del rewind è efficace, ma mi domando se il film non sarebbe stato più disturbante con una struttura classica, in modo da farci conoscere l’epilogo solo alla fine. Questione di scelte.

  3. Posted 22 marzo 2004 at 13:43 | Permalink | Rispondi

    Mi spiegate la successione cronologica e le connessioni dei libri di Ellis? Ho letto un’intervista ad Avary dove diceva di aver girato talmente tanto materiale per il segmento del viaggio in Europa da poterci fare un’altro film e che ci sta lavorando.

  4. Posted 22 marzo 2004 at 13:56 | Permalink | Rispondi

    Il progetto di Avary è di girare Glitterati, che dovrebbe avere Victor come protagonista. Siccome le regole dell’attrazione è uscito due anni fa, dovrebbe essere in uscita, perlomeno nei paesi civili. Poi riadatterà Glamorama, di cui sta scrivendo la sceneggiatura.

    Due cose sul film:
    1) Shannyn è mia. E sono pronto a sfidare a singolar tenzone tutti i marrani che l’avvicineranno.

    2) All’inizio pensavo che l’ambientazione anni ’80 fosse da conservare maggiormente, poi ho riflettuto che da un lato sarebbe sembrata un’operazione di genere assolutamente abulica (perché fare un film contro i college movie con Phoebe Cates nel 2002), dall’altro che non è un caso che si rifletta solo quindici anni dopo sul sentire più interessante degli anni ottanta, la malinconia e l’abiezione di un andare a spasso su un abisso dorato e cool. Al cinema questo sentire era completamente sfuggito (a quello italiano in modo patologico), e ci si era fatti ingannare da lustrini, pailletes e dal sublime tecno-artistico. manu

  5. Posted 22 marzo 2004 at 13:57 | Permalink | Rispondi

    Tra l’altro ho scoperto che Avary ha scritto la sceneggiatura per il prossimo film di Coscarelli. Phantasm – End.
    Phantasm è una saga alla quale sono affezionato, seppur Coscarelli non sia proprio un regista geniale.

    Insomma ultrafichissimo!!!!

  6. Posted 22 marzo 2004 at 15:51 | Permalink | Rispondi

    Ieri ho visto il film seduto accanto a Regina Orioli… ero talmente preso dalla bellezza di Shannyn che non l’avevo proprio vista! In ogni caso il tamarro che è in me ama pure la Biel… o qualunque altra cosa si muova in questo o in qualunque altro film…

  7. Posted 22 marzo 2004 at 17:17 | Permalink | Rispondi

    Vedere la Biel in versione Seventh Heaven (il telefilm più agghiacciante di tutti i tempi) tutti i giorni dopo i simpson, e poi in questo film, è un pò spiazzante. Un pò come accade per il bravo Dawson. Ovvio comunque che un pensierino pure per lei ci scappa. Anche perchè nel remake di Non Aprite Quella Porta era veramente gnocca. Gran film comunque. La coppia dietro di me, 120 anni in due, dopo la prima sequenza ha lasciato la sala.
    FEDEmc

  8. Posted 22 marzo 2004 at 17:53 | Permalink | Rispondi

    Tra l’altro: ero io distratto da Regina Orioli oppure nei titoli di coda c’era il nome di Nick Nolte?

  9. Posted 22 marzo 2004 at 18:40 | Permalink | Rispondi

    manu ti spacco la faccia. cazzo.

  10. Posted 22 marzo 2004 at 21:39 | Permalink | Rispondi

    Domani mattina alle quattro, sulla nebbiosa riva del fiume. Le armi scegliele tu, in quanto sfidante. Poi, fallo sapere al mio padrino. manu

  11. Posted 22 marzo 2004 at 23:53 | Permalink | Rispondi
  12. Posted 23 marzo 2004 at 16:06 | Permalink | Rispondi

    Ma ragazzi, a me il film non è piaciuto per nulla…mi spiegate perchè? Ma proprio per nulla eh…l’ho trovato fastidioso a tratti.Ciau

  13. Posted 23 marzo 2004 at 18:34 | Permalink | Rispondi

    sintonizzati stasera, dai :) (pubblicità non occulta). l’hai letto il libro, roisin?

  14. anonimo
    Posted 23 marzo 2004 at 19:34 | Permalink | Rispondi

    663? sei proprio tu? incredibile trovare qui un frequentatore del desertissimo forum di http://www.hkx.it!
    ci vediamo lì.
    lonchaney

  15. anonimo
    Posted 23 marzo 2004 at 19:38 | Permalink | Rispondi

    …e ti pareva…? l’hanno stagliuzzato…vabbè, vorrà dire che non lo rivedrò mai in una lingua comprensibile (l’avevo visto in francia).
    lonchaney

  16. Posted 24 marzo 2004 at 03:27 | Permalink | Rispondi

    Fede, pure tu perplesso dalla figlia del reverendo Campbell che si fa la squadra di football? e dal candido Dawson che fa le facce da dannato perfino quando sta sul cesso? mannaggia…so’ punti di riferimento che crollano…a ‘sto punto poteva starci anche un teletubby spacciatore di coca. (tuono)

  17. Posted 24 marzo 2004 at 03:39 | Permalink | Rispondi

    due considerazioni en passant sul film: cos’è quella fuffa citazionista all’inizio, del cinematografaro che ci prova con Shannyn, che dice una roba tipo “un bel film che in realtà non è diretto da Tarantino ma solo prodotto da lui”, che è, dormivo o parlava di Killing Zoe? e Eric Stoltz insegnante libidinoso, debosciatissimo? che bellezza. E poi, scene dove le gag sono tirate per le lunghe e finiscono (felicemente) in bilico con l’imbarazzante? (es. la scena del ristorante con le due mamme perbene alcoliste, ma anche la scena con Sean dallo spacciatore). ma forse, ripeto, ero io che stavo disattento. ciao. (tuono)

  18. Posted 24 marzo 2004 at 08:46 | Permalink | Rispondi

    Sì, lonchaney. Sono quello di HKX; anche se definirmi uno di HKX con la esigua quantità di messaggi che scrivo è un’eufemismo (al massimo posso essere quello del forum di Playboy!! :)).

    Felice di trovarti qui! :-P

  19. Posted 24 marzo 2004 at 11:27 | Permalink | Rispondi

    Ho appena letto la recensione di Pezzotta su Vivimilano, anche lui ne è rimasto colpito.

  20. anonimo
    Posted 24 marzo 2004 at 12:27 | Permalink | Rispondi

    Cavolo tuono, fai quasi paura. Che serietè. Si, il film ha tutta una serie di cose stilose e irrimediabilmente fastidiose ma che, proprio per la loro manifesta cialtronaggine, secondo me funzionano. Quando James Van der Cazz diventa Dawson sotto la neve, dopo aver fatto le faccette da cattivo anche sul wc, secondo me è bellissimo. La citazione all’inizio però… è dura da difendere. Difficile anche salvare la scena con le due mamme alcoliste. Anche nel libro (dove c’è igual igual) mi è sembrata debole e clamorosamente fuori tono con il resto. Il teletubbie che spaccia pagherei non poco per vederlo in un film. FEDEmc

  21. anonimo
    Posted 24 marzo 2004 at 13:58 | Permalink | Rispondi

    beh, sì, forse mi sono infervorato un po’, ma il tono era piacevolmente stupito. era entusiasmo. Anche a me è piaciuta la cialtronaggine del film, e sono un fan sfegatato delle scene comiche che sconfinano nell’imbarazzante. Comunque adesso attendo la visione di Seven Heaven per riscontrare sfasamenti percettivi. salutini in rewind. (tuono van der pettinato)

  22. Posted 24 marzo 2004 at 14:29 | Permalink | Rispondi

    Dawson sopra le righe è una disperata uscita dal personaggio, purtroppo ci nadava. Non sono d’accordo sulle cialtronate stilose. Non è cialtroneria, ma alla fine un tentativo di tradurre la struttura del libro che non è affatto semplice (l’unico momento di causa effetto è il suicidio). Forse un po’ modaiole, ma contenute rispetto a vaccate viste altrove e perfettamente giustificato rispetto a quello che deve vuole rendere.
    Rispondo a 663 (il primo post): la struttura classica prevederebbe che qualcuno si domandasse “cosa succederà”. In realtà non ci sono eventi, non c’è attesa, perché tutto rimane uguale a sé stesso (tranne la verginità di Lauren che è l’unica grossa aggiunta – o no? – al romanzo)
    “sapevo sarebbe andata così”. manu

  23. Posted 24 marzo 2004 at 14:45 | Permalink | Rispondi

    La sequenza più bella è quella del suicidio: il suicidio per amore trattato con più disprezzo che abbia mai visto. O, meglio, il suicidio per amore condannato ad essere disprezzato per non essere abbastanza cool. manu

  24. anonimo
    Posted 24 marzo 2004 at 16:44 | Permalink | Rispondi

    D’accordo con te manu. La “stilosità”, le cialtronate di cui parlavo, come poi abbiamo detto ieri in trasmissione, sono assolutamente funzionale alla trasposizione del testo. è che non mi spiego buono nei commenti… d’accordissimo anche per il suicidio. la scelta musicale ( “cant’live, if livin’ is without you…) poi è assolutamente straordineria e in linea con tutto quello che Avary ha fatto partendo dal testo. sciaobelloo. FEDEmc

  25. Posted 24 marzo 2004 at 18:14 | Permalink | Rispondi

    Giuro, giuro, giuro che poi ieri ero andata nel sito di Radio Città del Capo per vedere quando va in onda il vostro programma…ma la tentazione di andare al cinema per Coffee And Cigarettes ha vinto e il film mi é piaciuto tanto. A me piacciono i film parlati e sul nulla, i film sul cazzeggio, poi il bianco e nero, una bella fotografia, Bill “Ricomincio da capo-Inculafantasmi” Murray, il Wu Tan Clan, la telefonata a Spike Jonze, i lineamenti ungheresi del compagno di Mead nell’ultimo episodio, Cate Blanchet, Steve Buscemi, i White Stripes, Tom Waits e Iggy Pop, ambientazioni surreali e discorsi elicoidali che si mordono la coda. Insomma si mi é piaciuto.

  26. anonimo
    Posted 25 marzo 2004 at 19:39 | Permalink | Rispondi

    xchè il suicidio è trattato con disprezzo?

    io l’ho trovato molto triste. anche il fatto che lui non saprà mai che eri lei a scrivergli.

  27. Posted 26 marzo 2004 at 09:12 | Permalink | Rispondi

    Triste è molto triste, anzi tristissimo. La disperazione che porta al suicidio è dipinta con stereotipi (musica, le lettere d’amore segrete), e disprezzata dal punto di vista dei personaggi, non in generale. Una fine così è ignorata (can’t live) da tutti loro perché non appartiene al loro mondo. m.

  28. Posted 29 marzo 2004 at 16:01 | Permalink | Rispondi

    Su https://www.trax.it c’è un’estratto da Glamorama oltre a tante altre cose molto interessanti.

  29. anonimo
    Posted 29 marzo 2004 at 17:49 | Permalink | Rispondi

    Grazie per la segnalazione

  30. Posted 29 marzo 2004 at 18:01 | Permalink | Rispondi

    naturalmente non era https:// ma http://www.trax.it

  31. Posted 10 aprile 2004 at 03:01 | Permalink | Rispondi

    posso usare un eufemismo anzi, due? cacca, cacca. Questo il mio giudizio in sintesi su avary e easton ellis: disgustosi palloncini gonfiati a metano…
    ovviamente non scherzavo

  32. Posted 13 aprile 2004 at 14:37 | Permalink | Rispondi

    Sì, vabbè… ma perchè?

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