Dopo mezzanotte di Davide Ferrario

Lasciamo a un post successivo l’elaborazione della categoria critica dei "film teneri", perché in questo caso è pertinente fino ad un certo punto.

E, inoltre, anche se infrange un comma del dogma italico, quello della voice over, è perdonato. Primo perché non è di supporto ma integrata in un progetto abbastanza precisok, per cui per i primi venti minuti non è di ausilio alla storia ma la crea e la fa in piena autonomia. Secondo perché è raro trovare un film in cui l’omaggio cinefilo non è solo spocchiosa decorazione appiccicata per vantare presunti ascendenti e improbabili numi tutelari, ma organica alla narrazione, ai personaggi, alle vite. E non solo perché il protagonista, Martino (Giorgio Pasotti che, mai credevo che tali parole fossero da me enunciate, è convincente) fa il custode e vive nella Mole Antonelliana, nel museo del cinema.

Ma perché il riferimento a Buster Keaton, al muto, al cinema in genere diventa ragione di essere, non esaltata come elevazione culturale, ma qualcosa che può cambiare la vita ai personaggi e la storia che lo spettatore si fa raccontare. Una cosa che aveva già forse tentato Bertolucci con il suo The dreamers, che però si perdeva in ambizioni e conseguenti involuzioni ben più gravi.

Allora si possono perdonare difetti e imperfezioni, che non sono tanti, e si può anche ammirare la volontà produttiva che è stata sotto un progetto del genere.

Ultima notazione, non meno importante: Ferrario è uno dei pochi registi italiani, almeno che mi vengono in mente, che riesce a guardare e a raccontare la periferia urbana e i suoi abitanti. Lo fa di Torino, ma riesce a trovare percorsi validi anche al di fuori da quella città. Non è un soggetto né frequentato né amato in generale dal cinema attuale, se non per altisonanti e ben scritte denunzie o condiscendenze di convenienza o, soprattutto, per alienazioni paesaggistiche che servono per dipingere intimismi ambientati in casolari di campagna o consimili. Ogni tanto farne materiale di racconto non è male.

 

manu

14 Comments

  1. Posted 28 aprile 2004 at 14:28 | Permalink | Rispondi

    bravo questo manu (è un gran manico ‘critico’ e anche un gran bell’omone, fidatevi signorine), mi pare sia riuscito a leggere il film di ferrario come merita. tra l’altro il fatto di tollerare deroghe al decalogo lo fa automaticamente decadere (ricordo che trasgredire ad uno dei comandamenti è peccato… ricorda anche kieslowski metti che vai a pattinare su un lago ghiacciato) e fa tornare in auge quella vecchia, sbertucciata e insulsa categoria teorica della … mi pare…. ‘politica degli autori’, no?
    saluti
    DT

  2. anonimo
    Posted 28 aprile 2004 at 14:47 | Permalink | Rispondi

    Grazie, ma il Dogma rimane più vivo che mai, e lotta insieme a noi. saluti a te, manu (io non pattino, mai)

  3. Posted 29 aprile 2004 at 14:24 | Permalink | Rispondi

    ho detto la mia – comunque, bellissimo

  4. Posted 29 aprile 2004 at 17:38 | Permalink | Rispondi

    ma avete fatto saltare/cancellato il quiz su bunuel perchè avevo risposto troppo in fretta? io ai premi ci tengo…

  5. anonimo
    Posted 29 aprile 2004 at 18:09 | Permalink | Rispondi

    Non so perché sia scomparso, io non l’ho toccato. manu

  6. anonimo
    Posted 29 aprile 2004 at 18:16 | Permalink | Rispondi

    stamattina inspiegabilmente c’erano solo i commenti, quindi ho pensato bene di toglierlo. Ovviamente non lo si può recuperare, però lo si può riscrivere. Sorry. FEDEmc

  7. anonimo
    Posted 29 aprile 2004 at 18:38 | Permalink | Rispondi

    taccagni!!!! voglio il mio premio, poche scuse!!!!

  8. Posted 30 aprile 2004 at 12:45 | Permalink | Rispondi

    sto aspettando…

  9. Posted 1 Maggio 2004 at 14:43 | Permalink | Rispondi

    ladri! vi faccio causa. io HO vinto.

  10. anonimo
    Posted 1 Maggio 2004 at 22:28 | Permalink | Rispondi

    gran bel film, peccato solo per le insistite citazioni da jules e jim. spiegatemi solo una cosa (spoiler): che c’entra la scena in cui l’Angelo chiede alla compagna di casa di uscire, facendo presagire una storia tra i due, visto che subito dopo lo vediamo spiare depresso la sua ex e poi morire? sembra il residuo di un finale alternativo scartato, non serve a nulla e rende contraddittorio il personaggio. che dite? lonchaney p.s.: beh, niente kill bill? attendo

  11. Posted 3 Maggio 2004 at 13:12 | Permalink | Rispondi

    bandiamo tossine dai nostri blog? ho anche scoperto che è anagraficamente un matusa.
    FEDEgiovanissimoMC

  12. Posted 5 Maggio 2004 at 14:01 | Permalink | Rispondi

    Caro Lonchaney, non mi ricordo di questa contraddizione, anche se da quello che dici si può giustificare con una certa nostalgia che rimane nell’Angelo.
    le citazioni di Jules e Jim sono perniciosissime in qualunque film: qualunque Autore Wannabe che vuole dipingere la leggerezza, ma anche la Profondità, dei sentimenti, va ad omaggiare quell’altare in modi beceri. Sarebbe divertente ricordare tutti i film in cui Jules e Jim viene citato…
    manu

  13. anonimo
    Posted 11 Maggio 2004 at 20:14 | Permalink | Rispondi

    ma a voi non ha messo un po’ di inquietudine il personaggio di Pasotti: dovrebbe essere uno stralunato silenzioso alla keaton, in realtà ha un’aria sbattutissima e l’aria distrutta di uno che ha appena avuto un esauruimento nervoso.
    direi che lo si può far rientrare in quella galleria di disadattati dal cuore buono, sotto sotto psicopatici potenziali, di cui è pieno il cinema d’autore degli ultimi anni, da Amelie a Ubriaco d’amore (bleargh)

  14. anonimo
    Posted 11 Maggio 2004 at 20:19 | Permalink | Rispondi

    come al solito non ho firmato il post sotto, e in più non ho risposto a manu: è vero, potrebbe essere un moto di nostalgia dell’angelo, ma in quest’ottica è un momento inutilmente divagante e confusionario, da tagliare al montaggio.
    resto dell’idea che sia un rimasuglio di un potenziale happy end scartato

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