La spettatrice di Paolo Franchi

Già il secondo film italiano bello visto nell’ultimo mese, quando le maglie imperscrutabili della distribuzione si fanno più larghe. La trama in breve forse sufficiente a rendere la atmosfere del film: Valeria (la bellissima Barbara Bobulova) fa la traduttrice simultanea e passa le serate a osservare dalla finestra il suo vicino Massimo, ricercatore farmaceutico. Quando questi d’improvviso si trasferisce a Roma, lei lo segue, senza averci mai effettivamente parlato, e si introduce nella sua vita, conoscendo la sua donna, la non più giovane Flavia, ordinaria di diritto penale.

Ci potrebbero essere tutti gli ingredienti del pessimo film italiano “d’autore per forza”, ma in realtà i silenzi carichi di significato per una volta non sono ornamentali, e si riferiscono a passioni e sensazioni molto precisamente delineate. Sono le scelte fatte in automatico, come la menzogna che racconta Valeria a Flavia in un bar, traducendo un discorso in inglese fatto a un tavolo vicino, sono scelte che non portano a nulla di concreto, se non ad attualizzare un’incapacità a vivere quasi congenita. Però non si rinchiude mai su se stessa in autocelebrazione o in facili scappatoie, ma diventa messa in scena pesante che non elude mai le durezze e impossibilità.

Nessuna facile risposta, una sceneggiatura asciutta, una scrittura rigorosa (peccato per le scena di masturbazione, unica vera caduta in un pessimo simbolismo decadente) che rendono il film realmente da vedere, per come riesce a mettere in gioco lo spettatore senza concedergli mai nulla.

Fatte le ovvie e debite proporzioni, solo gli ultimi film di Bellocchio mi hanno lasciato uscire dalla sala con una simile sensazione, tra i film italiani

manu

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One Comment

  1. anonimo
    Posted 2 giugno 2004 at 17:45 | Permalink | Rispondi

    ma proprio nessuno si è andato a vedere sto film?

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