L’ALBA DEL GIORNO DOPO, Roalnd Emmerich, USA, 2004

Se devi dire una cazzata, sparala enorme. Questo è fondamentalmente il punto di partenza di molti film catastrofici. "Mi si è bloccato il nucleo della terra", "Ma è incredibile quant’è grosso sto meteorite", eccetera. Non parliamo poi della soluzione con cui alla fine si salva la baracca. Mi viene sempre in mente la scena di Armageddon, dove scienziati che hanno passato la loro vita a studiare materie difficili anche da pronunciare, militari con dei nervi grossi come dei tubi Innocenti, che con una faccia tra il serio e il sofferto dicevano delle puttanate inascoltabili, talmente enormi da passare inosservate. "Mandiamo su uno, ci facciamo trivellare quel teribbile meteorite, e il gioco è fatto". Insomma, a quel punto li o ti fidi o lasci perdere. Queste esagerazioni sono accettate da chi paga il biglietto, perchè fanno parte dell’aspettative e della funzionalità del genere. Il catastrofico, dal primo King Kong in avanti, deve mostrare sempre di più. E non è che tutto poi si può giustificare coerentemente. Roland Emmerich di esagerazioni e di distruzioni se ne intende (Indipendence Day e Godzilla…), e qui rilancia quasi all’inverosimile la posta in gioco del genere, ipotizzando la fine del mondo a causa del discoglimento delle calotte polari e il consequanziale congelamento del globo. C’è tutto, dai tifoni giganti che devastano Los Angeles, all’ondata gigante che sommerge completamente New York, passando per terremoti e mirabolanti incidenti stradali. Più di così, giuro, è durissima. E il risultato, sotto questo punto di vista, è esaltante. E ripeto, è il primo punto di vista che si deve tenere nel confronto con questo genere. Difficile rimanere delusi quando in un film si vede arrivare un enorme nave russa nel centro di New York completamente ghiacciato. La tensione non manca, non ci si annoia mai, e l’utilizzo degli ultimi effetti speciali (se avtet una ventina di minuti da sbatere via, guardate nei titoli di coda quante case di produzione di effetti sono impegante) è azzeccato. Qua e la poi ci sono degli spunti narrativi decisamente interessanti: uno su tutti il gruppo di giovani nerd (nerd si, ma fighissimi) rimangono intrappolati a difendersi dalle intempereie in una biblioteca. Qui per sopravvivere dovranno per forza di cose dar fuoco ai libri, sollevando più di un’interessante questione (Nietzsche lo possiamo bruciare o era uno che ne sapeva?). Insomma come prodotto classico nel genere catastrofico mette a segno un paio di colpi niente male. Poi possiamo passare a parlare a quello che sta attorno al film. Roland Emmerich uno di noi? Vicino ai democratici e contro George W? La zampata politica del regista che ha fatto guidare un caccia bombardiere al presidente degli Stati Uniti con tanto di chiodo tipo Top Gun? Va beh, lo spunto ecologista di fondo è ammirevole e abbastanza innegabile e qualche zampata effettivamente si fa notare (gli americani che espatriano in Messico illegalemente, obbligando il presidente americano a patteggiare con quello messicano), però non scherziamo: L’Alba del Giorno Dopo è la massima espressione del blockbuster americano. Un prodotto commerciale d’intrattenimento. Io non ho niente contro questo tipo di film, ma almeno non si tenti di spacciarmelo come frutto di una mente liberal democratica. Come dicevamo prima i nerd sono fighissimi, il motore narrativo principale è la ricostruzione del nucleo famigliare, c’è il bambino tenero malato di cancro che legge Peter Pan, il barbone di colore buono e intelligente, un paio di morti tra i buoni che dovrebbero far spuntare la lacrimuccia, ecc… Insomma tutto quello che c’è anche in Indipendence Day. Oh, e poi questo ha fatto Il Patriota… e che cazzo! Alcune riflessioni e dubbi finali: è la più grossa catastrofe che possiate immaginare, dovrebbero essere morti a milioni, una roba assurda; nel film si vedranno, esagerando, una quindicina di cadaveri. Un pò pochini, non trovate? Il risultato di questa scelta (la motivazione penso faccia abbstanza rima con l’espressione politically correct o a fear of the diviet ai minors) è che la portata della minaccia è decisamente sminuita. L’inizio del film è veramente molto simile a quello de L’Era Glaciale. Un’inquadratura dal satellite ci mostra l’Italia tutta ghiacciata. E’ accaduto che è succeso che siamo morti.

FEDEmc

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5 Comments

  1. Posted 2 giugno 2004 at 19:30 | Permalink | Rispondi

    Questo lo dici tu! Io ero in biblioteca a studiare e mi sono salvato perchè i pullover dell’Oviesse tengono che è una meraviglia.Poi non è che dico che il film sia frutto di una mente liberal democratica, visto giustamente il resto del curriculum e visto che Emmerich non è Michael Moore ma nemmeno Paul Verhoeven, però il timido rigurgito c’è e non lo si può non notare. E magari qualcuno dice: “Ehi! Prima mi facevano vedere il Presidente che guidava i caccia come Top Gun e ora invece mi fanno vedere che il vicepresidente (non il presidente, per non esagerare, ma nemmeno un sottosegretario qualsiasi) è uno stronzo ottuso che ci farà schiattare tutti!”.Il punto è: in un film così costoso non me l’aspettavo.

  2. Posted 6 giugno 2004 at 17:51 | Permalink | Rispondi

    oh! mi sembrava che il suo blog dieci minuti fa avesse una grafica diversa, signor marquant!

  3. Posted 7 giugno 2004 at 15:38 | Permalink | Rispondi

    Fede attendo Harry Potter…..(lascerei un tuonetto se fosse contempalto tra i simbolini della tastiera)

  4. anonimo
    Posted 7 giugno 2004 at 16:32 | Permalink | Rispondi

    esce su zic prossimo. comunque fra poco lo metto. giurin giuretta. belissimo. fedeMC

  5. Posted 9 giugno 2004 at 14:26 | Permalink | Rispondi

    sono sempre più convinto che devo vederlo, anche se di solito è il genere di film che salto a piè pari.

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