La Casa Dei 1000 Corpi, Rob Zombie, USA, 2003

Con un passato con i fenomenali e devastanti White Zombie, gruppo proto noise newyorkese, con un presente da cantante solista (non troppo esaltante) e da disegnatore di fumetti, quella mente anarchica e pazzoide di Rob Zombie ha trovato il tempo di realizzare anche un film. Ne La Casa dei 1000 Corpi, trova spazio un immenso universo visivo, ed estremamente visionario, che ha da sempre accompagnato l’inqiuetante personaggio in questione: riferimenti al cinema e ai fumetti anni ’50 e ’60 (Sid Haig e Karen Black nel cast), iconografia garage punk (Ramones tra le musiche e citazione per i The Sonics), pagliacci, mostri, robots e freaks di ogni genere, inquieatanti disegni per bambini e, ovviamente, tanto, ma proprio tanto horror. Quell’horror che proprio da poco Hollywood ha deciso di omaggiare (di stravolgere e mal interpretare, sarebbe meglio dire) con il discutibilissimo remake di Non Aprite Quella Porta di Marcus Nispel con la supervisione di Micheal BayQuel New Horror che aveva sconvolto l’America alla fine dei ’70, quella serie di film incredibili che avevano svelato bolle di passato sanguinose nella storia di una nazione, che in qualche modo erano riusciti ad essere politici ed estremamente disturbanti. Il film di Zombie parte proprio da qui (come già l’interessante Cabin Fever di Eli Roth), da un omaggio sentito proprio a quel genere e a quel lontano film di Hooper, e procede esagerando continuamente, trascinando il film in un incontenibile e inesauribile tunnel degli orrori e a farlo divenire, nelle sequenze finali, uno splendido e sconcertante esempio di psicotica psichedelia cinematografica. Scorretto, duro, deciso, disturbante, inquietante ed estremamente pauroso. Non tutto è riuscito, ma il film di Zombie si eleva al di sopra dei canoni di quello che ormai da tempo sembra essere uno dei generi più in crisi della cinematografia americana, grazie ad alcune intuizioni visive assolutamente eccezionali. Un piccolo gioiellino che rischia di passare inosseravato in questi periodo non troppo esaltante per le uscite in sala. Imperdibile per gli appassionati, una possibile sorpresa per chi all’horror magari non ci è proprio abituato.

FEDEmc  

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12 Comments

  1. anonimo
    Posted 3 luglio 2004 at 23:33 | Permalink | Rispondi

    sid haig, che mito…l’uomo che viveva in un calapranzi e divorava i gatti nello stratosferico SPIDER BABY
    se ci fate caso compare anche in jackie brown (come giudice e con il nome su un campanello, proprio sooto il nome di jack hill) e kill bill 2 (un barman) ed è sempre identico, brutto e magnificamente storto come un tempo…chissà se dorme ancora nei calapranzi o se l’artrite glielo vieta…
    lonchaney

  2. Posted 4 luglio 2004 at 09:52 | Permalink | Rispondi

    beh… non so se le votazioni sono state chiuse, però ho votato i premi anch’io. ciao. (scusate l’ot)

  3. Posted 4 luglio 2004 at 12:53 | Permalink | Rispondi

    Inosservato?? Cazzo, l’ho visto tre volte in quattro giorni. Sempre al cinema. Non mi capitava da quando ero bambino, e forse non mi è mai capitato nemmeno da bambino. Imperfetto, ma bisognerebbe proiettarle in tutte scuole di cinema le imperfezioni girate con queste visioni e questa mentalità. Per me è già un Classico.

  4. Posted 4 luglio 2004 at 23:08 | Permalink | Rispondi

    minchia! e io cosa sto a guardare la finale degli europei a fare? corro al medusa…
    DT

  5. Posted 5 luglio 2004 at 16:06 | Permalink | Rispondi

    concordo

  6. Posted 6 luglio 2004 at 10:43 | Permalink | Rispondi

    Non c’enta niente con il film, ma magari a qualcuno interessa. Qui c’è un link per scaricare in PDF “La Grande Trasmissione del 1938” di Donald Barthelme:

    http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2004/eventi/2004_06_14_barthelme/trasmissione_1938.pdf

    Bello “Spider Baby”

  7. anonimo
    Posted 7 luglio 2004 at 14:11 | Permalink | Rispondi

    lonchaney: non mi ero mai accorto di sid haig in Jackie Brown… sono andato a rivedermelo ed è effettivamente è sempre bruttissimo. Ho visto finalmente spider baby (la tua copia) e il documentario dopo il film con Jhonny Legend è una delle cose più brutte e sconclusionate mai viste. Fantastico.
    Valido: non mi sembra che, al di la di noi nerd che ce lo siamo visti subito, il film sia stato particolarmente preso in considerazione. Ignorato da tutti i quotidiani, sbattutto nelle sale più piccole dei multisala… se pensi che quella merda di the punisher gode di articoli di almeno tre pagine su ogni rivista in edicola (“tubi innocenti oggi” compresa), si spiega il termine “inosservato”. Fortunatamente sembra stia funzionando il passa parola. (Ridammi Ichi!!!!)
    giovanecinefilo: bello il tuo post.
    Ciao a tutti
    FEDEmc

  8. Posted 8 luglio 2004 at 15:01 | Permalink | Rispondi

    Hai ragione, in effetti l’unica recensione che ho letto finora (sul “City” o sul “Leggo”, non ricordo) era di uno che palesemente non l’aveva visto e concludeva il pezzo con un “ma avete visto come si chiama il regista?”, tanto per dire. Per quanto mi riguarda, appena entrerò in possesso del dvd, sappiate che lo proietterò in casa mia tutti i mercoledì sera a mezzanotte. Venite vestiti da Capitan Spaulding (i maschi) o da cheerleader (le ragazze carine).

  9. Posted 8 luglio 2004 at 16:45 | Permalink | Rispondi

    visto due volte. davvero particolare, incisivo, sporco al punto giusto. bello.

  10. Posted 10 luglio 2004 at 15:27 | Permalink | Rispondi

    anche se le etichette musicali non servono più di tanto, io direi che i white zombie facevano industrial piuttosto che proto noise. cmq il film è bello, anche se c’è qualche caduta (vedi il finale). ciao!

  11. Posted 10 luglio 2004 at 15:40 | Permalink | Rispondi

    Secondo me industrial per i white zombie, e soprattutto per i loro primi dischi, è nettamente riduttivo. Proto noise mi è venuta così… in un momento di deficienza, e vuol dire poco o niente. Voleva essere qualcosa di diverso del classico industrial che viene rititrato fuori da tutte le riviste appena si fa il nome di ministry (che sicuramente lo erano di più), white zombie e vari. Comunque concordo sull’inutilità dell’etichette musicali. Anzi rilancio: i white zombie sono sempre stati il mio gruppo acid jazz preferito. FEDEmc

  12. anonimo
    Posted 19 settembre 2004 at 22:26 | Permalink | Rispondi

    Bellissimo, se non fosse per il mio personale problema ( cominciato in quinta elementare quando la baby sitter mi fece vedere “La mosca”) di non reggere le scene splatter. Questo mi impedisce di vedere certe scene al completo – mi copro gli occhi e sbircio – ma il film mi è piaciuto proprio tanto. Apprezzabile il fatto che tra i quattro malcapitati di turno non ci fossero la bella della scuola e il capitano della squadra di football con tanto di bomber rosso e bianco.
    Nausicaa

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