Starsky & Hutch  di Todd Philips

Dal regista di immortali pellicole come Road trip, in cui l’ex marito di Drew Barrymore fa la gag di ingoiare un topo vivo, ecco un altro titolo per coloro che non possono proprio fare a meno di andare al cinema.

Per dare corda al nostro DT, questo film si pone come ideale contrario di 11.14. Mentre là la messa in scena è al servizio di una sceneggiatura calibrata che mette in scena i suoi meccanismi, Starsky e Hutch si situa dalla parte dell’ostentazione glamour di zoom, vestiti, oggetti, sequenza intere (gli inseguimenti con le macchine che zompano). La detection, come già in altri film del genere (es. Charlie’s Angels uno e due), si riduce a un indizio che rinvia ad un’altra sequenza che è o divertente o nostalgica. Facciamo un esempio. La trama del film è: sul cadavere torvo un biglietto da visita, interrogo e vado dalla ragazzza pon pon, che mi manda in un bar di motociclisti, poi uno in galera che mi fa fare show piccanti (questo aggettivo lo usa mia nonna).

Ma non è ovviamente quello l’intento del film: è quello di diventare un oggetto di design. Lo riutilizzare dei miti del piccolo schermo non trascina con sé nessuna linea narrativa, nessun valore, nemmeno ludico. Starsky e Hutch sono solo due enromi macchiette semplificate, lasciate alla gigioneria di Stiller (che dovrebbe smetterla di fare Derek Zoolander) e Wilson. In relatà sono il preteso per mettere in scena oggetti, movimenti di macchian, colori, vestitti, che fanno un ambiente. Ed è solo un’evocazione cialtrona, da immaginario pubblicitario, ad essere il fine di questo genere di film.

A parte i danni dei pubblicitari al cinema, il film non è in fondo male: mantiene quello che promette. Se la commistione dei generi è banale, un paio di gag sono divertenti (quasi strepitosa quella delle pistolettate al pony, vecchia come il cucco quella della cocaina scambiata per dolcificante), e i lustrini conquistano per benino i fessi come me.

manu

7 Comments

  1. Posted 24 agosto 2004 at 11:42 | Permalink | Rispondi

    in estrema sintesi:
    – ho sempre detestato S&H e dalla recensione desumo che il film ne sia una sorta di museificazione. vedendolo vomiterei
    – di Stiller conosco poco e basta a farmi schifo. giusto sopportabile nei “Tenenbaums”
    – la gag del pony è già nel trailer

    Detto questo, attendo il 27. Non nel senso dello stipendio ma della nuova programmazione. Mi (e vi) chiedo se c’è da sperare in qualcosa

  2. anonimo
    Posted 24 agosto 2004 at 12:53 | Permalink | Rispondi

    Direi Two sisters su tutti. Michael moore perlomeno da vedere per scannarcisi, si spera in modo intelligente, Killing Words sembra un thriller interessante. ora c’è in sala open water che potrebbe essere da vedere.
    escono varie commediole da adolescenti solo per amanti del genere (saranno senza infamia e senza lode). Da denuncia, solo per il titolo: “c’era una volta in inghilterra”.
    Voxpopuli (quattro amici su quattro che l’hanno visto) su Catwoman: una cagata pazzesca.

  3. Posted 25 agosto 2004 at 01:06 | Permalink | Rispondi

    stasera i lustrini hanno conquistato per benino anche una fessa come me. concordo in ogni caso con quanto detto, seppur rientrasse già nelle mie ovvie aspettative!

  4. Posted 25 agosto 2004 at 20:12 | Permalink | Rispondi

    Non l’ho ancora visto, ma Ben Stiller che rifà Zoolander se non altro è mille volte meglio di Ben Stiller che fa il solito borghesuccio imbranato e sfigato (contateli, tre film uguali in tre mesi – Polly, Duplex, Envy – e sta per uscire anche il seguito di “Ti presento i miei”)

  5. Posted 27 agosto 2004 at 17:14 | Permalink | Rispondi

    ok, mi fido e in prima serata rabbrividirò nel buio del Capitol con Two Sisters

  6. Posted 6 settembre 2004 at 00:16 | Permalink | Rispondi

    direi che il sunto “il film da’ quello che promette” rende bene. Io mi sono decisamente divertita XD
    Misato-san

  7. anonimo
    Posted 18 Maggio 2006 at 18:39 | Permalink | Rispondi

    http://secondavisione.splinder.com/archive/2004-08

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