Dopo il primo intervento di ieri, ecco cosa è passato qui al Lido. VENEZIA 61, Delivery, Nikos Panayotopoulus. Quello che viene presentato come "l’elogio della lentezza" è il primo dei 21 film in concorso. Cominciamo male. Il tipo più pigro del mondo (ma è anche un supedotato…) si aggira per una Atene fatta solo di rifiuti – umani e non – speranzoso di diventare un consegna pizze. Dopo aver incrociato sulla sua strada pazzi, ubriaconi, uomini pelosi e necrofili e umanità disarmante varia, riuscirà a trovare lavoro presso la pizzeria Vesuvio, gestita dall’uomo più grasso del mondo. Qui incontrerà una tossica devastata di cui si innamorerà e che lo porterà alla follia. Dopo un buon inizio, un interessante sguardo trasversale e piuttosto ironico ma al tempo stesso partecipe, su piccole e angosciantissime vite, le pretese si fanno altissime e si finisce per delirare completamente in un finale onirico che è riuscito a far sogghignare metà platea. Peccato perchè alcune sequenze, anche se si vuole un po’ giocare a fare il Kaurisnaki de li greci, lasciano il segno. Abbastanza da orchite.

Orizzonti, A Love Song for Bobby Long, Shainee Gabel. Film con la mia fidanzatina permalosa Scarlett. Un platinato John Travolta con amico, rispettivamente ex professore di letteratura e aspirante scrittore, si sono ritirati a vivere a New Orleans, dove passano le giornate a scardinarsi d’alcool con una manciata di altri ubriaconi, citando a memoria poeti americani e inglesi. Ah, ogni tanto pescano o suonano ispirati la chitarra. Vengono raggiunti da Scarlett, figlia di una cantante jazz alcolizzata appena morta che teneva in piedi questa disperata microsocietà. Finto cinema autoriale americano da Sundance, piacevole dopo la mazzata greca, ma abbastanza disonesto e con un finale che grida vendetta. Molto buoni i dialoghi e Travolta in parte (anche se ogni tanto fa faccette a caso). Inutile ma se vede (avvistata mezza tetta della mia fidanzatina… io ve lo dico per dovere di cronaca).

VENEZIA 61, Cinq Fois Deux, Francois Ozon. Primo nome grosso in gara. La vita di una coppia in cinque momenti cruciali della loro storia, visti progressivamente all’indietro. Una storia d’amore banale, triste, tristissima, interamente basata su desideri inespressi, su incomprensioni, su piccole ed enormi cattiverie, su cose non dette… Ovviamente non viene detto niente di nuovo, ma il film è decisamente affascinante e soprattutto stupisce per come Ozon si faccia via via sempre più freddo e perfido nei confronti dei protagonisti dei suoi film. Una tristezza infinita, pronta ad affacciarsi anche nei rari e fintissimi momenti di felicità dei due. Consciamente irritante e programmaticamente squallido, rimane un buon film anche se forse eccessivamente calcolato e crudele. La furbissima, ma molto bella, colonna sonora comprende: Una Lacrima Sul Viso di Bobby Solo, Mi Sono Innamorato Di Te e Vedrai Vedrai di Tenco, Ho Capito Che Ti Amo di Wilma Goich, Sparring Partner di Conte e… udite udite… Saturday Night di Wighfield. Pubblico decisamente diviso.

FUORI CONCORSO, The Manchurian Candidate, Jonathan Demme. Sorpresona della giornata. Remake di Va e uccidi di John Frankenheimer del 1962. Demme l’anno scorso era presente a Venezia con il bellissimo documentario The Agronomist su Jean Dominique, dj di una radio libera di Haity poi assassinato. Queest’anno si presenta con un film di fiction , ma anche in questo caso non manca l’impegno politico. Ombre pesantissime vengono gettate sulle elezioni presidenziali da un film che recupera al meglio dai ’70 l’idea del complotto, della paranoia, della paura del cittadino nei confronti di chi lo comanda, di chi è segretamente al potere. Gran confezione e concessioni al miglior cinema di genere, per più di due ore di film con il fiato sospeso. Veramente una bombetta. Gran cast: Denzel Washington, John Voight, Bruno Ganz e una grandissima (e io solitamente la odio) Meryl Streep.

Italian King’s of the B’s, I Ragazzi del Massacro, Fernando di Leo, 1969. La tanto discussa e ctriticata rassegna sulla serie B italiana, presenta questa fedele riduzione cinematografica di un classico, e omonimo, romanzo di Scerbanenco incentrato sul personaggio di Duca Lamberti. Buon poliziesco, molto parlato e affidato poco all’azione, che riesce a recuperare lo stile gelido e devastante del libro. Il flashback finale sullo stupro è un gran pezzo di cinema, ma in generale tutto il film tiene, e per la mia felicità Di Leo Milano la conosceva e la sapeva riprendere ancora prima di Milano Calibro 9. La mancanza di Bacalov alle musiche si fa sfortuntamente sentire. Io sono molto contento. Il pubblico un po’ meno perché ha riso poco e, si sa, nei film anni ’70 italiano si ride a crepapelle… Comunque è stato proiettato in Dvd, come Il Boss ieri sera, ed è un po’ una merda. Siamo al Festival di Venezia, mica a casa dell’amico cinefilo…

Ma ve l’ho detto che nel film di Cappuccio, Volevo Solo Dormirle Addosso, ad un certo punto Pasotti viene spiato da quella che voleva farsi Luke Perry ad Aspen in un lontano Vacanze Di Natale ’95, mentre nudo sul water, scrive al portatile e mangia un wurstel?

Vado. Ciao a tutti

FEDEmc

3 Comments

  1. anonimo
    Posted 3 settembre 2004 at 16:54 | Permalink | Rispondi

    forse non l’ho detto a nessuno ma scarlett johansson mi ha incrociato su al terzo piano del casinò e mi ha guardato negli occhi per almeno tre-quattro secondi… sono due giorni che sto chiuso in camera a, ehm, ehm , pensarci…
    saluti da dieci computer più lontani di fedemc (in contemporanea, per chi non lo avesse capito)
    DT

  2. anonimo
    Posted 3 settembre 2004 at 16:55 | Permalink | Rispondi

    ah! tarantino è una sciatta e squallida palla di grasso. In più ha un culo, proprio fisicamente parlando, che fa impressione.
    DT

  3. anonimo
    Posted 3 settembre 2004 at 16:55 | Permalink | Rispondi

    mentre il bernocchi con le sue tshirt pulitine e molto molto cool fa la sua bella figura…
    DT

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