Ce l’ho fatta. Ore di coda, ma ce l’ho fatta a tornare. Dopo l’anticipazione sul film di Placido (pare che in conferenza stampa abbiano tutti chiesto quasi scusa. Tranne Accorsi. Secondo me, giustamente, stare con Letitia gli ha regalato un ego non indifferente), facciamo un passo indietro.

ORIZZONTI, Les Revenants, Robin Campillo. Immaginate dei morti viventi non come quelli di Romero. Immaginateveli tranquilli, un po’ lenti e rincoglioniti, ma tranquilli, non affamati di carne umana e non pericolosi. Provate ad immaginare cosa accadrebbe se tutti i morti, da un momento all’altro tornassero in vita. Si potrebbero riabbracciare i propri cari, si potrebbe tornare al lavoro, insomma ci si reinserirebbe nella società. Questo l’allaramante ed intelligente spounto narrativo del film di Campillo; un film capace di dire qualcosa di nuovo sulla figura del morto vivente e di inquietare ed angosciare in modo sconvolgente. Cosa accadrebbe se tutti, tutti i morti tornassero? Come reagirebbero i comuni, le aziende, le famiglie? Il morto vivente di Campillo va oltre al discorso politico di Romero sulla sovrapponibilità tra morti e vivi, qui i morti vivono tranquillamente tra noi: parlano, amano, lavorano: forse si ricordano di fare queste cose e le fano automaticamente, ma le fanno. Anarchico e inquietantissimo. Eccessivamente prolisso nella seconda parte, ma valido.

VENEZIA 61, Tout Un Hiver Sans Feu, Greg Zglinski. Dopo aver perso la piccola figlia in un terribile incendio, una coppia tenta di andare avanti. Lei, distrutta psicologicamente non sembra aver voglia di reagire, il marito invece, con estremi sforzi, tenta di tornare a vivere. Penso sia l’unico film svizzero che io abbia mai visto. Freddo e angosciante, ma onesto e genuinamente sentito. Doloroso, ma mai eccessivo, il film segue particolarmenre la storia del padre che, dopo aver trovato un lavoro in fabbrica, sedmbra anche aver trovato nuove amicizie e sentimenti in una coppia di amici kossovari. Ottime le sequenze in fabbrica. Tristissimo ma, ripeto, onesto. Pregio invidiabile per molti dei film in concorso, quesdt’anno tristi più che mai. Straordinario l’interprete maschile, Aurelien Recoing.

VENEZIA 61, Vera Drake, Mike Leigh. Storia della casalinga Vera Rose Drake, che nella Londra del 1950 fa la domestica e, tra una casa e un altra, aiuta giovani ragazze ad abortire illegalemente. Bellissimo il film di Leigh. Ancora una volta tragedie e sofferenze per un film in concorso ma, come per il precedente, zero compiacimento e nessun colpo basso. Il personaggio di Vera Drake, grandissima interpretazione di Imelda Staunton, è il vero fulcro del film, è quello attorno al quale tutto ruota. Una piccola donnina che cammina gobba, fasciata nel suo grembiulino da nonna, gentile e buona con tutti, sinceramente desidorosa di aiutare chi la circonda. Leigh ce la fa conoscere e contemporanemante allarga il suo film a quello che attorno a lei si muove: una famiglia e tutto un micro mondo inserito in un’Inghilterra ipocrita e in via di sviluppo. Qualche difetto si trova, ma ci si passa tranquillamente sopra. Decisamente meglio di Tutto o niente, per chi scrive di maniera.

ORIZZONTI, Izo, Takashi Miike. Izo, dopo essere stato giustiziato, torna come demone ricolmo di rancore ed uccide tutti. Per due ore di film. E’ in una grotta, arrivano due che gli vogliono vendere una casa, lui prende e li affetta. Vede sua madre, la squarta. Da li passa in una scuola e uccide un camion di bambini. Su un raccordo di un’autostrada incontra due samurai e li affetta. Va in un monastero e trafigge il Santo dei Santi… Mancanza assoluta di un filo logico per un film allucinante e allucinato, violentissimo, brutale e di un grezzo spaventoso. Izo è una speci di homungus che non sa far altro che essere sempre più violento ed incazzato, sempre più vicino alla besta, incapace di fermare il suo istinto omicida. Urla e affetta. Anche di fronte a se stesso non riesce a fermarsi e si scotenna. Un film sconclusionato, assolutamente fuori di testa e francamente noioso che riesce ad avere spunti ottimi, ma che poi non riesce a trovare una sua strada. Miike ha dichiarato che non si capisce niente e che non gliene sbatte una cippa e che il film vuole essere semplicemente il "Massacro dei Massacri". Il dolore, il rancore e il sangue come unica via, senza nessuna alternativa. Per gli appassionati del regista, gli altri si possono astenere, o quantomeno non partano da qui.

Un po’ di notizie sparse. Forse presagendo l’assoluta impresentabilità del film di Placido, è stato inserito in concorso il nuovo film di Kim Ki Duk. Così, a caso… Spero di riuscire a vederlo. Mira Nair l’ho saltata a piè pari e mi sa che ho fatto bene. Tarantino, che è veramente grasso, oramai è il migliore amico di Barbara Bouchet e, insieme al gentilissimo Dante (un uomo, un riporto), si sparano tutti i film assieme. Oggi era in sala a vedere Izo e ha riso come un bambino sguaiato dall’inizio alla fine.

FEDEmc

2 Comments

  1. anonimo
    Posted 6 settembre 2004 at 21:05 | Permalink | Rispondi

    comincia a starmi veramente sulle palle, takashi miike…sono contento che il suo film sia brutto (ovviamente ai miikiani piacerà da morire…dannati).
    l’unico miike veramente buono è GRAVEYARD OF HONOR.
    lonchaney chiacchierone.

  2. anonimo
    Posted 6 settembre 2004 at 21:07 | Permalink | Rispondi

    dubito che abbiano preso kim ki duk a caso…il film stato condsegnatoin extremiis, e tenuto segreto fino all’ultimo.
    beati voi (sempre che non canni pure lui il film)
    lonchaney

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