VENEZIA 61, Palindromes, Todd Solondz. Storia di Aviva, giovane ragazza 12enne, convinta ad avere un figlio sul quale riversare tutto il suo amore. Dopo un primo tentativo e conseguente aborto voluto dai suoi, la ragazza scapperà di casa e troverà rifugio in una assurda comunità di freak, gestita dalla coppia ultra religiosa tenuta da Mama Sunshine. Struggente fiaba d’amore, divisa in 13 capitoli intitolati con 13 nomi di persone di cui si parla o si incontrano o solamente si nominano, il film di Solondz è di una cattiveria e di una scorretteza quasi impossibili da sostenere. Appoggiandosi però alla struttura fiabesca, con evidenti citazioni a Twain e a La morte corre sul fiume, il film riesce a ad avere un distacco da ciò che racconta, tale da differenziarlo dai film precedenti del regista. Certo, per molti la cattiveria del regista risulterà insostenibile (si ride per espressioni come "tumore al cervello"…), ma tutto si è fatto più organico e funziona decisamente meglio rispetto ai film precedenti, soprattutto in confronto ad Happiness. Aviva, nome palindromo, che fin da piccola vuole fare di tutto pur di essere amata e amare, per differenziarsi dallo squallore che la circonda, che cambia nome per non essere uguale a se stessa, è molto intelligentemente interpretata da 12 bambine diverse. L’effetto sullo spettatore è assolutamente disarmante. Ellen Barkin assolutamente da coppa Volpi e molte sequenze memorabili. Tra i migliori, se non il migliore, in gara. Speriamo che esca da noi. Comunque Solondz è pazzo.

MEZZANOTTE, Three…Extremes, Fruit Chan, Park Chan-Wook, Takashii Miike. Film marchetta (da quanto mi dicono gli esperti) a episodi dei più ricercati e assurdi registi asiatici del momento. Nel primo episodio (Fruit Chan) un’attrice un tempo famosa e ormai in declino, per tornare ad essere bella e attraente viene convinta da un pazza a mangiare ravioli con dentro feti umani… sempre più cresciuti. Insostenibile cortometraggio che, oltre a eccedere in cattivo gusto e cattiveria, riesce a dire qualcosa di inedito sugli aborti illegali a Hong Kong. Girato con stile adeguatamentre selvaggio e brutale. L’episodio di park Chan-Wook è il più deludente di tre. Gran virtuosismi e gran stile per un corto abbastanza violento e divertente, ma che nella conclusione ricorda troppo da vicino le strutture dei telefilm in stile Hitchcock presenta. Non male, ma niente di che. Miike invece spunta nettamente. Al di là della conclusione a sorpresa e di una trama che non ho particolarmente seguito (proiezione di mezzanotte) il corto del pazzo colpisce per l’atmosfera e per l’incredibile talento visivo del regista. Opposto alla violenza stilistica di Izo, questo breve film risulta veramente inquietante e spaventoso. I tre erano in sala e hanno regalato faccette buffe a iosa. Miike si è visto tutto il film con occhiale da sole. Una faccia inquietantissima.

NOTIZIA DEL GIORNO. Dopo la proiezione pubblico del film di Placido c’è stato un applauso di tre minuti. Non ci interessa sapere se tre minuti sono tanti o pochi in Sala Grande con il pubblico pagante e soprattutto da chi era composto il pubblico pagante. Quello che vogliamo dirvi è che Placido, incassato l’applauso, è uscito verso il Palagalileo (dove ci sono le proiezioni per la stampa) e ha urlato "Giornalisti di merda! Beccatevi questa!" Una persona equilibrata. Complimenti.

Ciao a tutti e a domani.

FEDEmc

5 Comments

  1. anonimo
    Posted 7 settembre 2004 at 16:04 | Permalink | Rispondi

    Nei telegiornali ieri, in tutti, la consueta pagina dedicata alla mostra del cinema di Venezia dava come notizia principale i fischi della critica al film di Placido, commentati come esagerati e come autolesionismo del cinema italiano…ci hanno ricamato cosi’ tanto sopra che questi applausi del pubblico non mi soprendono….
    ps: ciao fede, torna presto, questa casa aspietta a te.
    Pupona

  2. Posted 7 settembre 2004 at 17:45 | Permalink | Rispondi

    mitica pupona!

  3. anonimo
    Posted 7 settembre 2004 at 19:59 | Permalink | Rispondi

    THREE non è una marchetta, da quel che so si tratta di una sfida lanciata dal produttore regista peter chan ai maggiori esponenti del cinema asiatico, chiamati a cimentarsi con l’horror, GENERE fuori dalle loro corde abituali (peter chan stesso è autore di commedie e melò).
    da quello che scrivi, confermi la mia sensazione dello scivolare di park chan wook verso la maniera, che già aleggiava su old boy (buono, ma compiaciuto, anni luce dal necessario e dolente sympathy for mr. vengeance).
    uff, sto commentando solo i film asiatici…
    lonchaney

  4. Posted 8 settembre 2004 at 11:19 | Permalink | Rispondi

    Ciao Pupona!!! mò arrivo…
    per quanto riguarda il discorso sull’autolesionismo, non vale la pena neanche prendersela… Per me, la figura che facciamo con questi film con il resto del mondo è a dir poco barbina.
    Ciao a tutti
    FEDEmc

  5. anonimo
    Posted 7 febbraio 2007 at 12:56 | Permalink | Rispondi

    Ciò non toglie che placido abbia proprio ragione: GIORNALISTI DI MERDA!!

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