SPIDERMAN 2, Sam Raimi, 2004

La battuta è di uno sconosciuto. Ce la riportò Roy Menarini in trasmissione ai tempi dell’uscita del primo episodio. Ancora prima di entrare in sala, qualcuno disse, spiegando magnificamente un meccanismo produttivo, "non vedo l’ora di vedere il secondo". E finalmente… Aperto da titoli di testa stupendi, che riassumono grazie a delle tavole di Alex Ross il primo capitolo, Spiderman 2 non delude e anzi rimane sicuramente il prodotto cinematografico Marvel più riuscito ed intelligente. Facciamo un passo indietro: il punto vincente del primo episodio, fu la scelta di Raimi di ambientare le avventure del tessiragnatele in piena luce, riuscendo a discostarsi da tutti i prodotti del genere, succubi di una rappresentazione gotica tenebrosa dell’eroe, e contemporanemante a trovare una linea di continuità con il fumetto e la sua plasticità. L’ingenuità rappresentativa del fumetto, massimo esempio di cultura popolare americana, trovava quindi un suo fedele doppio cinematografico nel film di Raimi. Arriviamo ad oggi:  narrativamente più solido e ovviamente più spettacolare, Spiderman 2 non si discosta da questa felice scelta, ma ci sembra essere anche un prodotto cinematografico più personale. Raimi ha acquistato sicurezza e non si fa più invisibile rispetto ad un meccanismo produttivo più grande di lui, ma riesce ad inserire, coerentemente con il film e le sue esigenze, i suoi marchi di fabbrica. Dissolvenze, sovraimpressioni, addirittura un accenno di quella famosa camera impazzita del primo episodio de La Casa (Raimi-Cam?), non stanno più solo sullo sfondo, non rimangono solo piccoli ed isolati tentativi, ma si incastrano e trovano un loro spazio nel tessuto narrativo del film. Raimi daltra parte non è un Mark Steven Johnson a caso (il criminale a cui è stato affidato Daredevil), e il fatto che gli si riconosca uno stile anche in un prodotto del genere, non può che fare piacere. Andiamo oltre: la scelta in sceneggiatura di tornare insistentemente su situazioni già viste nel primo (l’incendio, l’allenamento dell’eroe, le sue crisi…) rientrano sempre in un’ottica di trasposizione cinematografica della materia fumetto, che fa della ripetitività un meccanismo editoriale essenziale, ma hanno tutte al loro interno un piccolo scarto, una piccola differenza, che le rende diverse e le trasforma in svolte narrative. Si respira quindi un’aria familiare guardando Spiderman 2, ma i personaggi riescono comunque a venire fuorie a crescere (in vista del terzo capitolo), anche se rimangono sullo sfondo, fagocitati da un’inevitabile spettacolarità. Tornando alla battuta iniziale dello sconosciuto amico di Roy Menarini: è vero che un film del genere si muove in un certo territorio e che offre esattamente quello che ci si aspetta, ma lo fa al meglio delle sue possibilità e con un tocco di personalità in più rispetto al capitolo precedente. Estremamente divertente, spettacolare (la sequenza sulla metropolitana toglie il respiro), curiosamente libero nella parte centrale (Raindrops keep fallin’ on my head…Spiderman 2, rappresenta una parte del cinema americano al suo meglio. Brevi apparizioni per Stan Lee, John Landis e per il mitico Bruce Campbell.

FEDEmc

18 Comments

  1. Posted 17 settembre 2004 at 17:06 | Permalink | Rispondi

    fedemc che pezzo, minchia!
    la citazione dell’amico di menarini è qualcosa di ancora indecifrabile ma io dopo qualche giorno ci arrivo (tipo o è totalmente pleonastica o è una genialata).
    il film lo vedo merc. prossimo e ti so dire se la raimicam è marchio sensato (tipo: ne la casa provoca determinati sconquassi di stomaco visto il tema in spiderman non so…)
    ti voglio bene e sei un gran bel figo
    DT

  2. anonimo
    Posted 17 settembre 2004 at 17:25 | Permalink | Rispondi

    ovviamente è abbastanza insensata (segue i moviemnti dei tantacoli di doc Ock), niente a che vedere con la casa… ma forse è un pò il massimo che ci si può aspettare. O forse è l’entusiasmo che parla. Grazie comunque. Anche tu non sei niente male. Bel fiò.
    FEDEmc

  3. anonimo
    Posted 17 settembre 2004 at 18:05 | Permalink | Rispondi

    turro, sei il più manzissimo di bolognina e dintorni!!! xxx

  4. Posted 18 settembre 2004 at 15:17 | Permalink | Rispondi

    grazie per il manzissimo xxx, ma sarai mica vin diesel?
    il sospettoso
    DT

  5. Posted 20 settembre 2004 at 14:27 | Permalink | Rispondi

    eh già, fede.

  6. Posted 21 settembre 2004 at 16:36 | Permalink | Rispondi

    UN RADUNO?

  7. Posted 22 settembre 2004 at 18:17 | Permalink | Rispondi

    carissimi ragazzuoli cinefili di RCDC… avete sentito del raduno dei cinebloggers? beh, è il commento qui sotto… attendo vostre notizie in massa. ciao

  8. Posted 25 settembre 2004 at 14:46 | Permalink | Rispondi

    mi spiace per tutti i fan, ma l’episodio 2 è una pappa micidiale. Partendo dal presupposto che al posto di tobey m. ci potevano mettere andrea rossi, dico per la questione della mobilità fisica, del dinamismo, proprio non trovo raimi in questa minestrina in brodo di dado. Comprendo la contiguità/continuità col fumetto, ma un film non si salva per una sequenza o due(a quella della metro aggiungo quella del risveglio di molina e della strage in sala operatoria) ma per l’alchimia che i vari elementi sprigionano. Allora a parte andrea rossi e una delle attricette più scialbe che si potevano scegliere (una dunst molle e neutra che ci si passa attraverso), spider2 proprio non acquisisce forza nel meccanismo di base: quello narrativo. Non c’è racconto, non c’è palpitazione (se non per l’action ma oramai in tanti ci riescono), non c’è morbosità del particolare (raimi era maestro in questo), non c’è polpa nella quale affondare i propri canini e succhiare cinema. per es. l’Hulk, dico il supereroe, di ang lee era ben più sfaccettatto e problematico dal punto di vista emotivo e il film era ben più complesso e articolato sia nella narrazione,che nello stile.
    qui c’è aria di brogliaccio e di tirato via. Spiace perchè nessuno ti obbliga a vendere il sederino alle major, si poteva fare uno spiderman di serieB ben più povero quanto avvincente.
    saluti
    DT

  9. anonimo
    Posted 26 settembre 2004 at 12:52 | Permalink | Rispondi

    ah! il turro… l’hulk di ang lee ben più sfaccettato? ti basta veramente una sequenza “papà guarda che mi hai fatto, come mi hai ridotto” per dare spessore a un personaggio? o era quella dove hulk si trasformava in shreck e sbirciava la sua innamorata da dietro le frasche a piacerti? e lo stile… uno split per richiamare la fonte originaria e ci siamo messi l’animo in pace? direi di no… Va bene, non siamo d’accordo sul lavoro di Raimi (anche se insisto: si nota di più il lavoro di un regista che si piega per riportare esattamente il film verso la sua forma originaria e che contemporaneamente mette in controluce ciò che è da sempre stato suo, rispetto a uno che si sforza per far vedere che è un autore a tutti i costi), ma proprio ang lee e hulk… Se è poi vero che molti delegano il fulcro del film all’azione, quasi nessuno riesce a fare dell’azione qualcosa di coinvolgente o qualcosa di spettacolare. Anzi, qualcosa di decente. e la ormai famosa sequenza della metropolitana è di una spanna sopra a molto action usa degli ultimi anni. Narrativamente poi mi sembra proprio che il film non sia piatto. Oltra a tutti i risvolti che seguono la delineazione dell’eroe e il suo conseguente mettersi in discussione, ti basti solo la nascita di questo straordinario villain che è octopus… per me da succhiare ce n’è. e anche molto. oggi se ti incontro a ravenna ti roncolo di mazzate.
    FEDEmc

  10. Posted 26 settembre 2004 at 13:55 | Permalink | Rispondi

    Mi hai fatto venir voglia di andare a vederlo…

  11. Posted 27 settembre 2004 at 15:47 | Permalink | Rispondi

    concordo in gran parte con la recensione. io (e le figliole) ci siamo divertiti. come al solito ci deliro un po’ sopra nel blog

  12. Posted 27 settembre 2004 at 20:38 | Permalink | Rispondi

    volevo ribattere per una questione di parità di commenti (2a2) e perchè le roncolate che mi hai dato mentre ero di spalle a fare pipì nel bagno del cinema city a ravenna, mi hanno fatto molto male.
    ci siamo già scannati a voce ma volevo prevenire ulteriori afflussi in sala (si veda gattasorniona).
    allora, mi sembra che ci si accapigli su un punto: raimi c’è o non c’è? e questo vuole già dire che perlomeno un po’ di fatica nel cercarlo la si è fatta tutti e due. Che abbia riportato paro paro l’estetica e la composizione visiva del fumetto mi fa piacere, ma nessuno glielo ha chiesto e non tutti hanno letto il fumetto. Ribadisco questo film manca di personalità, di energia, di voglia di giocare, di abituale (in Raimi – postilla: pensiamo a cosa diventa Thornton in Soldi sporchi) trasformazione dei corpi. Proprio così, il paradosso è che proprio in un film in cui si può (o forse no, ed è proprio qui il grande freno del nostro) modellare, modificare, trastullare materia fisico-corporea, lui si sottrae. Semmai qualche cenno, qualche piccola intrusione, ma questa forza dirompente, questa necessità di divertire demolendo, stupire spappolando, che lo aveva caratterizzato in passato (escludo gioco d’amore) non c’è. Allora mica voglio fare l’epigono nouvellevaguista, ma se ci aveva abituato, il caro sam, a tutto ciò, perché ce lo ha tolto di mezzo?
    Saluti
    DT
    Ps non confondiamo la goffaggine di parker/spider per demolizione del corpo attoriale…

  13. Posted 28 settembre 2004 at 10:18 | Permalink | Rispondi

    conscio di rischiare roncolate e dal basso delle mie dilettantesche competenze di critico della domenica (seguendo qualche corso in autunno-inverno mi auguro di sollevarmi un pochino):
    – Raimi, per quel che conosco, mi pare assai eclettico (per dire: “Armata delle tenebre” vs. “Soldi sporchi” o “The gift”). Farei fatica a chiedergli una qualche forma di coerenza. Di personalità, invece, anche in Spiderman ne trovo
    – il corpo attoriale mi pare a sufficienza martoriato proprio nella scena della metro. Un commentatore mi segnalava a questo riguardo una bella e convincente metafora “cristologica” (supplizio a braccia spalancate, la deposizione), là dove io avevo visto un legame più laico (e lasco) con altri eroi popolari come i pompieri a Ground Zero

  14. anonimo
    Posted 29 settembre 2004 at 01:25 | Permalink | Rispondi

    Ringrazio Dust e il Turro per i loro commenti che lasciano spazio alla discussione. è bello. se no ci limitaimo a darci pacche sulle spalle o a insultarci a caso. + roncolate – spam.
    DT: è stato bello insultarsi a Ravenna ed è ancora meglio ritrovarsi qui. Anche perchè via internet sei meno fastidioso. Ripeto: in un prodotto del genere, codificato e con delle sue precise linee – costrizioni – da seguire, dove la fedeltà nei confronti del fumetto (che ti piaccia o meno) è importante, chi c’è dietro la macchina da presa è difficile che riesca a venire fuori o a farsi notare. Raimi già nel primo con la citata scelta del supereroe in luce, con quegli accenni di sovraimpresioni, si riconosceva. Non emerge, d’accordo, ma non stiamo parlando di soldi sporchi o di darkman. Ripeto, parliano di spiderman, un tipo di film in cui lo spazio creativo lasciato al regista è minimo (e mi sembra insensato fare il giochino “però lo poteva fare con due soldi, uno spiderman di serie b…” Inutile perchè invece questo ha fatto e questo vediamo). E allora quello che può fare un regista come Raimi è apparire in controluce, nelle “piccole” scelte e nelle “piccole” sequenze: immetere in qualcosa più grosso di lui ciò che è suo, ciò che gli appartiene da tempo (attenzione: non inventarsi una poetica come ang lee perchè reputa la fonte originaria troppo semplice o piatta…). E in questo secondo capitolo Raimi, sempre nel piccolo, mi sembra abbia acquistato più sicurezza e abbia ampliato ciò che di personale era già riuscito ad inserire nel primo. Per quanto riguarda il discorso sulla modificazione del corpo, io non riesco a capire cosa non ti convinca in Octopus. Capisco che, come mi hai detto, Molina ha la pancetta e quindi non ti piace (cito…), ma un personggio che si trova legato al corpo 4 tentacoli indipendenti, che lo comandano contro la sua volontà, che reagiscono ai tentativi di essere tagliati, mi sembra che forse centri un pò con il discorso sul corpo. Vedi tu…
    Dust: molto d’accordo con il tuo post quando parli dell’aderenza al fumetto. Per quanto riguarda la coerenza o la personalità di Raimi attraverso tutti i suoi film, mi sembra che alcuni elementi (anche se magari solo in forma abbozzata) ritornino con una certa insistenza. da qui a parlare di poetica… sulla sequenza cristologica, mi sembra che il riferimento sia effettivamente azzeccato. Bello notare le differenze comunque tra le due parti gemelle dei due film. Interessante il tuo discorso tra differenze tra protesi meccaniche e bio.
    Alla prossima.
    e come direppe il marco pressi: vi stimo moltissimo
    FEDEmc

  15. Posted 30 settembre 2004 at 15:48 | Permalink | Rispondi

    un po’ come l’oste che vuol chiudere bottega perchè è tardi e deve andare a dormire, fedemc chiosa il dibattito spiderman2.
    Comunque: io FASTIDIOSO??????????????
    E allora cosa devo dire di te che per tutto sabato notte, una volta saputo che stavo alla stanza 58 dell’autohotel, ti sei piazzato dietro la suddetta porta dalle 3 alle 5 sussurrando teneramente: “Fammi entrare, cioccolatino mio”??
    e’ che devo dire?
    DT

  16. anonimo
    Posted 13 ottobre 2004 at 18:19 | Permalink | Rispondi

    come al solito arrivo quando nessuno si fila più i commenti…
    vabbè, due cose da dire:
    1)non mi sembra che raimi abbia mai avuto tutta questa personalità, nei suoi primi film c’erano idee nuove e interessante, ma abbozzate e anche il discorso sul corpo cartoon mi sembra sia stato sviluppato meglio da altri negli anni 80.
    sul fatto che spiderman 2 manchi di corporeità penso abbia ragione il turro, come al solito il digitale appiattisce tutto e toglie qualunque vertigine scaturita dal contatto tra realtà del set e irrealtà dell’effetto (esempi massimi di quest’arte la stop motion di harryhausen e o’brien e il cinema di hong kong fino a metà degli anni ‘)90.
    se però spiderman è troppo digitalizzato, dock ock trova una sua fisicità nel suo essere corpo d’attore fuso con tentacoli digitali, riuscendo a tratti a raggiungere la sintesi perfetta del terminator 2 di cameron (unico fino ad oggi ad aver reso terreno e tangibile un essere digitale, grazie ad un’attenta calibrazione di elementi reali e virtuali in ogni inquadratura).
    non sarebbe ora di creare una nuova teoria baziniana ispirata a quella del montaggio proibito? una riflessione sulla necessità di un elemento vero e tangibile in ogni inquadratura di un film, che lo ancori un minimo alla realtà.
    il punto due ve lo scrivo poi
    lonchaney

  17. anonimo
    Posted 13 ottobre 2004 at 18:47 | Permalink | Rispondi

    2)su un punto non sono d’accordo con fede, e precisamente sul fatto che il film non riservi sorprese e segua fedelmente il fumetto: lo scarto decisivo, che rende spiderman 2 un film moderno e decisamente superiore al primo, è il fatto di mettere in discussione lo status dell’eroe come figura mascherata e disumanizzata. lo spiderman post 11 settembre è un eroe che non può più limitarsi a sconfiggere i cattivi rincitrullendoli con le battute, ma deve rinunciare alla propria identità segreta ed assumere un volto umano.
    spiderman raggiunge i maggiori successi senza maschera, la prima volta per caso, sul metrò, e il suo essere una persona vera lo aiuta a rassicurare la gente, la seconda volta di propria spontanea volontà, scegliendo di smascherarsi per riportare alla ragione doc ock.
    il rischio di retorica è alto, ma raimi dimostra di avere il coraggio rielaborare un archetipo.
    lonchaney

  18. anonimo
    Posted 13 ottobre 2004 at 19:00 | Permalink | Rispondi

    jhugyv

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