Le conseguenze dell’amore (Paolo Sorrentino, 2003)

(Paolo Sorrentino, 2003)

Titta Di Girolamo fuma le sigarette col bocchino, porta sempre gli occhiali, vive da 8 anni in un albergo svizzero. La mafia lo ha confinato lì, con l’unica mansione di corriere per il riciclaggio di denaro sporco. La sua vita cambia nel momento in cui comincia a sottovalutare le conseguenze dell’amore.

A volte capita di dire che il cantante tizio ha una bella voce, ma le canzoni se le dovrebbe far scrivere da altri. Alcuni invece le canzoni le sanno scrivere, ma farebbero bene a farsele cantare da altri. Paolo Sorrentino sa scrivere, questo è certo. Nel suo film niente sta per niente: gesti, comportamenti, costumi, parole se ci sono vanno da qualche parte. Ogni singolo elemento va a scolpire la figura di Titta Di Girolamo e le modalità della sua relazione col mondo. Titta non è un uomo frivolo, dice lui stesso a inizio film. Titta è diverso da tutti gli altri. Dal fratello che è giovane, ha i capelli lunghi,e anzi non è nemmeno suo fratello ma il fratellastro e sta per partire per i mari tropicali. Dalla coppia di anziani ospiti dell’albergo, che nonostante l’età fa progetti per il futuro (amo Angela Goodwin e sono contento tutte le volte che qualche regista la chiama). Dai due sicari della mafia mandati per uccidere un uomo, che in poche ore riescono a personalizzare quella stanza che Titta ha mantenuto asetticamente identica per 8 anni. Dall’amico d’infanzia Dino Giuffrè, che vive e opera in uno spazio infinitamente aperto (tralicci dell’alta tensione in Trentino) opposto all’infinatamente chiuso dell’albergo del Canton Ticino dove si trova Titta. E’ un po’ meno diverso dalla cameriera del bar dell’albergo.

Sorrentino è uno sceneggiatore delicatissimo, introduce coi personagi collaterali quell’altrove e quella prospettiva temporale che nel suo protagonista sono atrofizzate, non solo a livello di realizzazioni, ma anche a livello di desideri. Titta vive in un luogo privo di segni di sé e in un presente che si ripete senza variazioni, ma non pare chiedere altro. Anche l’uso di eroina, ogni mercoledì mattina alle 11, sembra rispondere a questa logica di eliminazione del caso dalle vicende umane.

Insomma, ce ne fossero di film italiani così. Restano vari dubbi, più o meno oziosi. Come sarebbe questo film senza Toni Servillo? Possibile che ovunque passi Luca Bigazzi con le sue luci, poi sembri di essere alla stazione di Milano Cadorna? Bella la colonna sonora (Notwist, Lali Puna, Boards of Canada…), ma cosa aggiunge se non una vaga patina di cosmopolitismo musicale? Sarà vero che Sorrentino non ha visto Milano calibro 9? (Quella sigaretta, quella valigia…). In cosa consiste il lavoro di regia di questo film: nel congelare ulteriormente la materia narrativa trattata o nell’abbellirla (niente di più) con carrelli e panoramiche? Cosa sarebbe stato di una sceneggiatura così perfetta in mano ad un regista meno cauto?

p.

11 Comments

  1. Posted 3 ottobre 2004 at 01:33 | Permalink | Rispondi

    rispondo alla tua ultima domanda. io credo che, essendo sorrentino regista e sceneggiatore del film, abbia dato molto (mi verrebbe da dire “tutto”) in fase di sceneggiatura. la realizzazione del film mi sembra naturale rispetto – e conseguentemente – alla sceneggiatura, la vedo come l’espirazione dopo lo sforzo.forse ne l’uomo in più c’era una maggiore presa ed energia anche nella regia, ma sono curioso di rivederlo.

  2. Posted 4 ottobre 2004 at 01:16 | Permalink | Rispondi

    nn ho ancora visto il film, ma “l’uomo in piu'” mi piaque molto

  3. Posted 4 ottobre 2004 at 13:41 | Permalink | Rispondi

    posso permettermi di rispondere all’egreg. p. noto? i tuoi dubbi sono piuttosto oziosi (ne aggiungo un altro – da mettere dopo “come sarebbe questo film senza Toni Servillo? Possibile che ovunque passi Luca Bigazzi con le sue luci, poi sembri di essere alla stazione di Milano Cadorna” – cos mi togli il saluto: e se questo film non lo avesse scritto e diretto sorrentino?)
    infine, essendo, io, una persona che a livello musicale ascolta ci che gli pare e piace, spesso mi trovo a ‘contemplare il suono’ del cinema senza pregiudizi musicofili. Ecco che, allora, esperimenti di raffreddamento del sonoro, di algido commento musicale che compenetra il narrato come in sorrentino, mi sembrano delle mescolanze pi che riuscite. aggiungo lo stesso tipo di commento per ozon in 5×2. anche l, scremate tutte le ruffianerie del caso, mi sembra che la scelta di pezzi anni ’60 (per pi di 3/4 italiani) facciano da accompagnamento/supporto del testo, pi che del piacere da sciocchino di citare ruderi della canzone italiota.
    sorrentino cmq bravo, bravo e gli elementi che ritornano da l’uomo in pi sono infiniti…
    saluti
    DT

  4. anonimo
    Posted 4 ottobre 2004 at 16:05 | Permalink | Rispondi

    caro DT, mi spieghi cosa vuol dire “commento musicale che compenetra il narrato”, al di là della bella immagine che così ci regali? così magari provo a capirti e a risponderti…
    p.

  5. Posted 4 ottobre 2004 at 16:49 | Permalink | Rispondi

    COMPENETRARE: pervadere, colmare, occupare.
    francamente lo spurio concetto non mi pareva così difficile da comprendere…
    DT

  6. Posted 4 ottobre 2004 at 16:57 | Permalink | Rispondi

    cmq parlo di simbiosi, di capacità di integrare musica/rumore con la narrazione, renderli legati a doppio filo. Il cosmopolitismo musicale è una conseguenza, un effetto che associ tu che controlli la fonte di produzione “commerciale” del suono (chi la suona, di che nazionalità è, quando è stata prodotta) e non l’interpretazione che sorrentino suggerisce: quella di semplici associazioni di suoni con le immagini, quel suono acuto ci stava bene con, quella nota prolungata stava bene in quell’altra sequenza. Tutto qui.
    DT

  7. Posted 5 ottobre 2004 at 14:53 | Permalink | Rispondi

    non so se queste domande abbiano senso: il film è bellissimo così com’è. sinergia.

  8. Latifah
    Posted 12 ottobre 2004 at 14:42 | Permalink | Rispondi

    Secondo me non bisogna porsi troppe domande. E poi, sarei curiosa di sapere cosa ne pensi della Magnani…

    (Per la precisione, lo so che è un’inezia, ma ho davvero amato questo film, ho goduto di ogni singola parola pronunciata, e la pera settimanale se la fa ogni mercoledì mattina alle 10…)

  9. anonimo
    Posted 13 ottobre 2004 at 10:48 | Permalink | Rispondi

    cari Latifah e giovanecinefilo, intanto grazie per la precisazione sull’orario (ero indeciso…).
    poi, uno è liberissimo di apprezzare o non apprezzare quello che vuole. a voi piace Sorrentino e a me (faccio per dire) la Tamaro. ma il fatto che il film mi piaccia non dovrebbe rappresentare argomento di commento o analisi, almeno non per come la intendo io. mi sembra che non si vada molto lontano dicendo (scusate, banalizzo) “il film è bello perché mi piace”. il film è bello così com’è, non lo metto in dubbio, ma com’è che è?
    per il Turro, scusandomi per il ritardo: la musica non mi ha dato questa impressione di compenetrazione, che semmai si dà in caso di contrasto o indifferenza del sonoro al visivo. film freddo e meccanico + musica fredda e meccanica non mi sembra questa gran trovata.
    preciso comunque che ne vorrei almeno 10 di film italiani fatti così ogni anno.
    paolo

  10. Posted 13 ottobre 2004 at 19:06 | Permalink | Rispondi

    Sì, ma la Magnani? Parliamone.

    (Pare che io sia l’unica, di quelli che ho sentito, a giudicarla priva di talento. La bellezza è un’altra qualità… io parlo di recitazione, ecco)

  11. anonimo
    Posted 14 ottobre 2004 at 10:23 | Permalink | Rispondi

    no cara latifah, non sei l’unica. anche a me la Magnani non e’ piaciuta tanto. c’e’ da dire, come parziale attenuante, che il ruolo era difficile, che per reggere tutta l’ambiguita’ del personaggio ci vuole un po’ di esperienza, che il confronto con Servillo era arduo. e anche che Sorrentino lascia un po’ gli attori allo stato brado, perche’ bravo Servillo, splendida Goodwin, ma fuori registro Pisu e Giannini…
    p.

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