La mala educación (Pedro Almodóvar, 2004)

Vabbe’, la stroncatura è annunciata, ma doverosa. Non scontata perché (tenetevi) l’ultimo film di Almodóvar ha almeno un bel 20 minuti in cui sembra veramente un serio incrocio tra un noir e un melò: la ricerca della persona amata sulle tracce dell’accendino, un po’ elemento di detection e un po’ cimelio amoroso, con una calcolata tensione tra i due estremi.
La storia è impossibile da raccontare, una serie di flash-back multipli per cercare di capire chi è veramente Ignacio alias Angel, ex collegiale, attore, scrittore e ragazzo da marciapiede. Raccontarne una parte vorrebbe dire togliere un po’ di sorpresa a chi ancora lo deve vedere.
Bravi gli attori, bella la fotografia, assai raffinate le scenografie. Il resto? Un’antologia delle pretese più irritanti e dei vizi meno sensati del cinema contemporaneo.
Nell’ordine:
1) Il luogo comune elevato a sceneggiatura. Preti pedofili, irresistibili gay, registi tormentati, mamme amorevoli, tossici con tanta voglia di vivere. Non ci sarebbe niente di male se a questa serie di stereotipi non si associasse
2) L’atteggiamento di superiorità nei confronti di materia e generi. Quello che dà fastidio di Almodóvar non è che faccia il melò, ma che tenti continuamente di nobilitarlo, di ripulirlo, di renderlo digeribile per tutti. Questo grazie a sani innesti di elementi simpatici e à la page, sebbene colorati da una striatura di maledettismo innocuo. Le bestemmie di Bellocchio ti fanno venire qualche dubbio sulla tua sensibilità religiosa, il turpiloquio di Berlinguer ti voglio bene ti fa avvicinare al cuore oscuro della corporalità popolare. Le tante fellationes (è plurale, non finto spagnolo) di Almodóvar fanno ridacchiare il salotto e fine lì. Il melò (come il noir, il poliziesco, la commedia etc.) non è un repertorio di situazioni e basta, è un punto di vista sul mondo. E il cinema del passato (sprecate le allusioni a quel punto ferma della nostra formazione cinefila che è Marcellino, pane e vino) non è un catalogo di soluzioni visive buone per tutto. Dovrebbe essere un termine di confronto anche violento, attraverso il quale modulare la propria via al film di genere. Ma Almodóvar, mi sembra, intrattiene solo un
3) Rapporto acritico con la tradizione. Quello che Almodóvar ama del passato lo prende a pezzi: canzoni, oggetti, sequenze di film. In questo è lucidissimo. Non si sforza di creare melodramma o noir o commedia: convoca la materia di cui ha bisogno ed è a posto. La cosa è resa ancora più fastidiosa dal rifiuto del regista di confrontarsi con la cultura bassa, a meno che non sia già stata sanzionata come lecita all’interno del circuito culturale del ceto medio riflessivo: Cuore matto, Quizas, quizas, quizas etc. E poi, siamo sicuri che basti convocare un testo per replicarne gli effetti? Avete presente i 4 Salti in Padella Findus? Almodóvar lavora alla stessa maniera: un bel cacciucco pronto senza sporcarsi le mani e senza riempire la casa di quella fastidiosa puzza di pesce che tanto dà fastidio alla Marisa. I sapori che ci piacciono, ma senza il peso dell’esperienza e del radicamento anche doloroso nella tradizione. Noir senza dannazione, cattolicesimo senza colpa, melodramma senza distinzione tra corpo proprio e corpo desiderato. Niente di male, per carità, ma che almeno non tenti di farlo passare per arte culinaria.
Chiedo scusa a chi si emoziona per i film di questo regista, io lo odio.
p.

8 Comments

  1. anonimo
    Posted 13 ottobre 2004 at 18:48 | Permalink | Rispondi

    invece di bearvi con almodovar, andatevi a leggere i miei saggi commenti su spiderman 2….tempestivo come sempre!
    lonchaney

  2. Posted 13 ottobre 2004 at 22:08 | Permalink | Rispondi

    ci hai tanto pensato,
    che poi l’hai odiato

    va beh a parte ciò, ho sentito improvviso il desiderio di leggere altre tue recensioni, ma non avendo trovato un indice per titoli ho pigramente desistito. per oggi.
    e vien da sè: complimenti per il blog.

  3. Posted 13 ottobre 2004 at 22:20 | Permalink | Rispondi

    con i 4 salti in padella diventi una sorta di manzoli al pelo, villico insomma. attento a non caderci, nella padella del caciucco…

    1- scrivo due cose dopo aver visto almodovar là in Francia (dico Francia altrimenti qualcuno mi dice che mi gaso per essere stato a Cannes). Cmq il film l’ho visto in spagnolo con doppi sottotitoli (francesi e inglesi) ci mancava che l’omino dei popcorn cominciasse a strillare in provenzale…

    2- capisco la rabbia (per certi versi estremamente pregiudiziale)monsieur notò, ma non comprendo perchè citi bellocchio e bertolucci/benigni per argomentare la tesi “superiorità nei confronti della materia”.

    3-mica mi emoziono a vedere almodovar, ma mica mi emozionavo a vedere i film di sirk… probabile che lobotomizzare i ‘generi’ sia affare per gente freddina e distaccata. Puro lavoro di bisturi senza lacrima alcuna. Ti ricordo che appena pedrino ha sciorinato un Parla con lei, in sala è calato silenzio e attenzione: e non dirmi che non siamo dalle parti del melò copia e incolla…

    4- per me il male del film sta, invece, proprio nella stereotipizzazione delle categorie (“preti pedofili, irresistibili gay, registi tormentati, mamme amorevoli, tossici con tanta voglia di vivere”) E’ qui che il melò si affloscia moscio. L’imprevedibilità del sadismo, del cinismo o dell’inusitata bontà, che so di una Martha (o marito) in Fassbinder, è pratica rara in un almodovar (eccezione a naso guarda caso Parla con lei).

    saluti
    DT

  4. anonimo
    Posted 14 ottobre 2004 at 10:05 | Permalink | Rispondi

    dt, e’ sempre un piacere argomentare con te. ma via mail per non intasare il tutto. riassumo: non capisco l’uso decorativo di Pedro di tutto quello che nel melo’ è ingestibile e indicibile: passioni, desiderio e (ecco perche’ Bellocchio, ovviamente non melo’) turpiloquio.
    paolo

  5. anonimo
    Posted 15 ottobre 2004 at 02:52 | Permalink | Rispondi

    si era capito che lo odiavi… mi fa un po’ impressione vederlo stroncato cosi’, forse perche’ a me fa un effetto TOTALMENTE

  6. Posted 15 ottobre 2004 at 02:52 | Permalink | Rispondi

    si era capito che lo odiavi… mi fa un po’ impressione vederlo stroncato cosi’, forse perche’ a me fa un effetto TOTALMENTE opposto…
    Misato-san

  7. Posted 24 ottobre 2004 at 16:17 | Permalink | Rispondi

    paolo, questa non l’ho capita, perchè dovete disquisirne via mail e non qui sopra? il problerma dei blog è proprio che le discussioni non durano abbastanza, che dopo poco i post invecchiano (ne so qualcosa io che vedo i film tARDI E NESSUNO CAGA I MIEI COMMENTI).
    quindi prego niente mail e sbranatevi qui. poi tra sei mesi vi raggiungo e voi mi commentate
    lonchaney rosicone

  8. Posted 26 ottobre 2004 at 21:05 | Permalink | Rispondi

    io dico che sei stato troppo cattivo.
    io dico che almodovar ha fatto tutto su mia madre e parla con lei che sono due film non belli, ma straordinari.
    straordinari perché straordinariamente intensi, emozionanti, e visivamente folgoranti.
    poi, è inutile che parlo perché tanto non ti piace, e se non ti piace, non ti piace.
    almodovar lo si odia o lo si ama, fammi dire questa superlativa banalità.

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