2046, Wong Kar Wai, 2004

 

Post difficile. Ci provo. Ideale seguito, ipotetica e fantastica continuazione di In The Mood For Love presentato con alterna fortuna critica all’ulimo festival di Cannes. Pare infatti che al festival sia stata portata una versione di lavorazione, ancora non ultimata nel montaggio. L’impressione (la delusione) però è sfortunatamente la stessa anche adesso che il film esce nelle sale in Italia: manca qualcosa? Wong Kar Wai sembra in qualche modo essere rimasto bloccato al suo film più riuscito, a quella straordinaria rilettura del melò che era In The Mood For Love. Si ritrova infatti la stessa atmosfera nell’episodio La Mano del trittico Eros, piccola perla d’erotismo rarefatto, e in parte anche in quest’ultimo 2046. Ma se il corto dedicato a Antonioni conserva quella sofferta e dolorosissima esposizione della passione, il nuovo lavoro di Wong Kar Wai sembra in qualche modo fermarsi ad un riproposta semplicemente estetica del film di partenza. Se escludiamo infatti i piccoli momenti ambientati nel futuro (su cui torneremo più avanti), si ritrovano tutte le caratteristiche formali del lungo precedente: stessa ambientazione, stessa atmosfera, stessi rossi avvolgenti, stessi bellissimi vestiti, stessi attori… eppure. Eppure 2046 è un film che non convince fino in fondo, freddo, fredissimo, volontariamente diversissimo da In The Mood For Love. Nella Cina alla fine dei ’60 Tony Leung Chiu Wai, dopo la mancata storia d’amore con Maggie Chung, dopo quel segreto inscoglibile confidato ad un albero, cambia radicalmente stile di vita e, trasferitosi ad Hong Kong, diventa uno sciupafemmine (chiedo scusa preventivamente per quello che sto per scrivere, ma nell’immaginario medio popolare italiano, non può in alcuni momenti non ricordare il mitico Calboni. Addirittura rifila un classico "puccettone" sulla guancia a una ragazza in un clamoroso rallenti). Presa una stanza d’albergo, comincia a srcrivere un romanzo dal titolo uguale al numero della stanza nella quale risiedono, una dopo l’altra, le donne con cui intreccierà disperate storie d’amore e di passione, per l’appunto 2046. Il romanzo racconta di un uomo che, nel viaggio che lo sta riportando indietro da 2046 (immaginario luogo mitico), si trova ad innamorarsi di bellissimi automi femmine danneggiate, che vivono i sentimenti in differita. Quello che loro provano, sarà dunque vero amore? Impossibile saperlo. Queste le due trame parallele del film che inevitabilente si rincorrono e sovrappongono continuamente. Programmaticamente contraddittorio (in un film in cui il protagonista ripete continuamente che non si può tornare indietro, le cose tendono a ripetersi e a girare in cerchio), il film è sicuramente estremamente affascinante e riesce a stupire per alcune intuizioni geniali (le androidi con i sentimenti in ritardo), ma le cose spesso sembrano rimanere solo a livello superficiale. Come detto precedentemente, sembra di avere quasi un’ostentazione degli elementi visivi particolari dell’autore che, se inizialmente possono ammaliare, dopo poco lasciano piuttosto interdetti. Stesso effetto lo fanno le storie d’amore vissute dai protagonisti: un freddo glaciale. Smaccatamente manierista, si tende ad innalzare ancora di più il piacere estetico, nascondendo la macchina da presa dietro ogni possibile superficie e costruendo quadri cinematogrfici di rara finezza. Insomma, è tutto fighissimo, ma spesso troppo, rischiando la cialtroneria (le sequenze ambientate nel futuro sono piuttosto disarmanti) e soprattutto non si riesce a non notare una freddezza ed un distacco controproducente nei confronti di una storia del genere. L’impressione finale è quella di aver visto, come quelli a Cannes, un film non finito, a cui irrimediabilmente manca qualcosa per arrivare dove ci si era riproposti di giungere. Peccato. Piccola parte per maggie Chung e galleria completa delle attrici più belle di HK: Faye Wong, Zhang Ziyi, Carina Lau. Cominciamo a raccogliere firme per vietare l’uso compulsivo di casta Diva nei film.

FEDEmc

17 Comments

  1. anonimo
    Posted 4 novembre 2004 at 14:23 | Permalink | Rispondi

    Io pure sono uscito dal cinema molto confuso.

    Siamo sicuri che il personaggio di Tony Leung sia lo stesso di In the mood for love? Indendiamoci, sicuramente i riferimenti al film precedente ci sono: la donna amata e perduta è la stessa, la professione pure, il capo pelato e sporcaccione anche. Ma il personaggio è esattamente la negazione di quello di In the mood for love, con quel suo look alla Clarke Gable, la sua foga di conquista e la sua fragile volgarità.
    Non credo lo si possa trattare alla stregua di qualunque altro seguito, visto che non ne condivide in alcun modo nessuno degli intenti (sfruttare un filone commerciale, aggiungere un qualcosa ad una storia già raccontata). Tra l’altro il personaggio di Carina Lau, si dice nel film, aveva perso il suo amore, lo chiamava il suo colibrì perchè non si fermava mai: il riferimento è evidentemente Days of being wild sembre di Kar-wai, dove Leslie Cheung era un “uccellino” che si fermava solo difronte al suo tragico destino, tanto è vero che poi parte la stessa musica sentita in questo film. Pure il modo di pettinarsi di Tony Leung, ripreso di spalle, viene diretto dal finale di Days of being wild. Quindi si tratta di un sequel di In the mood for love o piuttosto una sorta di rielaborazione onirica di un certo mondo dell’autore di Hong Kong?

    Altra considerazione, che in parte contraddice quanto appena detto:
    Days of being wild doveva avere un seguito, che, per motivi produttivi, non si fece mai; Wong Kar-wai in parecchie interviste ha sottolineato come In the mood for love si potesse considerare come una sorta di seguito ideale di Days of being wild. 2046 può essere l’effettivo ponte tra i due film.

    Comunque il film era in lavorazione da quattro anni e l’eccessiva frammentarietà del film restituisce proprio la sensazione di continui ripensamenti di ruoli, via vai di attori, ammutinamenti che la realizzazione del film ha dovuto affrontare. Per questo ci ritroviamo alla presenza di una voce fuori campo che, sebbene presente in tutta la produzione del regista, qui risulta quantomai invadente e come mai collante fra scene la cui interazione appare mossa più dalla casualità che da un’effettiva esigenza.

  2. Posted 4 novembre 2004 at 16:56 | Permalink | Rispondi

    ricordo gente che ha pernottato fuori dal palais per vedere 2046 e una volta uscita ha cercato con il forcone con cui in novecento uccidono sutherland, di linciare wong kar-wai
    è vero
    è agli atti
    chiedetelo a paolo b. che sta a berkley

    io posso dire di essermi leggermente distratto durante la suddetta visione?

    e una volta per tutti buttando a mare semiologia, semantica e semiotica possiamo urlare: è una cagata pazzesca?

    grazie
    DT

  3. Posted 4 novembre 2004 at 16:56 | Permalink | Rispondi

    berkeley

  4. Posted 5 novembre 2004 at 00:48 | Permalink | Rispondi

    la cosa che mi ricordo meglio è il mio vicino di posto francophone che a fine proiezione si alza e fa “secondo me kar-wai ha a casa un intero film di fantascienza tutto girato che non monterà mai”. l’avrei abbracciato.

  5. anonimo
    Posted 5 novembre 2004 at 11:53 | Permalink | Rispondi

    capisco l’odio e il fastidio, ma a me il film è piaciuto tanto. sarà prolisso, freddo, manierista (cose che poi non sono necessariamente difetti…) e tutto quello che volete, ma Wong sa cos’è il melodramma, ha una qualche idea di come mettere in scena il desiderio e lo si vede anche in un film dispari come questo.
    per dire: quanti porterebbero a queste conseguenze estreme l’assunto che i sentimenti si possono o raccontare o vivere? e, fermo restando il pessimo gusto del digitale, l’idea delle sensazioni differite degli androidi è bellissima e potrebbe essere il lato mancante di In The Mood For Love.
    semmai, il limite principale del film mi sembra quello di non riuscire a staccarsi dal precedente, di avere bisogno di In The Mood For Love come se ne fosse una specie di nota a margine. forse per questo suscita l’odio profondo di cultori dell’originalità come il Turro…
    p.

  6. Posted 5 novembre 2004 at 16:13 | Permalink | Rispondi

    Domenica. Tavolo prenotato. Ci si trova alle 12 in piazza Maggiore. Per altre informazioni, venite sul blog. ciao. (ma quanti siete? 1? 2?)

  7. Posted 5 novembre 2004 at 16:13 | Permalink | Rispondi

    scusate, il blog dove ci sono le info è questo. ci vediamo domenica.

  8. Posted 7 novembre 2004 at 21:30 | Permalink | Rispondi

    bello questo blog. bello bello bello bello. e minchia quanto è ardecore il fotoblog!

  9. Posted 8 novembre 2004 at 00:59 | Permalink | Rispondi

    Raga’, a dir la verità tra i poster di cinebloggers non ci siete… poco male, rinnovo l’invito.

    ^__^

  10. Posted 8 novembre 2004 at 02:42 | Permalink | Rispondi

    dopo la delusione 2046 curiosità per Eros… quando le vedremo in sala?

  11. anonimo
    Posted 8 novembre 2004 at 10:45 | Permalink | Rispondi

    Anche a me i film è piaciuto, e molto. Non che sia perfetto, ci sono dei momenti di stanchezza, dove non si sa dove si sta andando a parare, il digitale è tristissimo, e si vedono le difficoltà produttive: tra voce fuori campo e cartelli si sente il dipserato bisogno di creare legami tra un momento e un altro. Ma allo stesso tempo ciascuna delle quattro (?) storie è esemplare, nello svolgimento, nell’immagine, nell’elabrazione del dramma e del melodramma. Spinge sull’acceleratore del manierismo come non mai, ma sinceramente non vedo tanta differenza tra questo film e i suoi precedenti, dove la ricercatezza formale e le ellissi narrative erano le medesime, forse compensate da un’energia e da una freschezza che in questo film mancano: ma alla fine lo fanno più maturo e consapevole, di superficie ma splendidamente tale.
    D’accordo sulla questione della filiazione: non è un’opera autonoma, e si può leggere solo in riferimento a In the mood for love (anche a Days of being wild). Non mi sembra fuori luogo in questo caso parlare di “variazioni sul tema”.
    Mi sento un amante di Abel Ferrara che difende New Rose Hotel, ma a me ha anche appassionato. (meravigliosa la storia con Faye Wong).
    manu

  12. cucina
    Posted 8 novembre 2004 at 17:56 | Permalink | Rispondi

    wongkarwai che wongkarweggia.
    che peccato.

  13. Posted 9 novembre 2004 at 18:39 | Permalink | Rispondi

    ce ne fossero di film che offrono immagini così ricercate e “di maniera”. il puro piacere dello sguardo per me vale assolutamente il film.
    Trovo invece abbastanza irrisolta l’idea del collasso spazio/tempo sintetizzata in quel 2046 che è un anno, un libro e un luogo insieme. E’ la parte SF del film (se eccettuiamo la bella idea delle androidi a reazione ritardata), insomma, ad essere piuttosto debole e a volte un po’ stucchevole.
    I riferimenti a “In the mood for love” mi sembrano inequivocabili: stesso protagonista (attore e nome), stessa donna (Maggie Cheung), il segreto confidato all’albero.

  14. anonimo
    Posted 10 novembre 2004 at 11:34 | Permalink | Rispondi

    sul collasso nel 2046 (libro, tempo e spazio) sono d’accordo, non è ben risolto. Il fatto che questo sia il collante del film, delle quattro linee narrative, è il problema maggiore della pellicola, che nuoce all’organicità del tutto. Che questa organicità sia programmaticamente non cercata è un conto, che la disorganicità vada un po’ a naso un altro. Ma per il resto è un film affascinante.
    manu

  15. anonimo
    Posted 18 novembre 2004 at 12:16 | Permalink | Rispondi

    Mi sento un po’ androide anch’io… il sentimento provato durante la visione del film è stato di iniziale curiosità, e poi di grave disinteresse, che mi ha portato a dormirmi l’ultimo quarto d’ora di film. Il giorno dopo però son riuscita a provare qualche sentimento. Certamente 2046 è manierista, curato nelle immagini, quasi ridicolo nei suoi slanci fantascientifici. Ma… leggere i commenti mi ha dato l’impressione che sia stato vissuto solo attraverso questo punto di vista. La colpa è di Won, d’accordo, ma sforando i tecnicismi c’è una storia d’amore nata – a scoppio ritardato – e un’altra mai stata amore, ma solo sesso. Forse perché una protagonista aveva la volontà di liberarsi dal padre, dal senso di insoddisfazione, e ha voluto avvicinarsi all’amore e al nemico (il giapponese) cercando di conoscerlo. Nell’altra storia ci sono soldi, ci si compra a vicenda, ma poi si vuole uscire dalla 2046. I due approcci che Honk Kong può scegliere di assumere tra il 1997 e il 2046. E, tra le due scelte, quella che lascerà ricordi è solo una.

  16. Posted 22 novembre 2004 at 18:45 | Permalink | Rispondi

    eccomi, l’ho visto ieri sera in lingua originale, mi ha frastornato, sorpreso, affascinato, annoiato, esaltato, irritato e soprattutto confuso, non so esattamente cosa pensarne…
    di sicuro non è quello che pensavo e che molti sostengono, ovvero un adagiarsi su temi atmosfere e stile di IN THE MOOD FOR LOVE, tutt’altro, è un film sperimentale e ricchissimo, forse assomiglia di più ad ASHES OF TIME, con cui condivide la narrazione ondivaga e sfrangiata e la stratificazione di personaggi, sensazioni e storie.
    come dice l’illustre anonimo, 2046 sembrerebbe una rielaborazione onirica dell’immaginario di wong kar-wai, un film summa dove vagano tutti i suoi personaggi PIù O MENO SOTTO MENTITE SPOGLIE, E RICOMPAIONO SITUAZIONI, inquadrature e musiche dai film precedenti.
    un film attraversato da fantasmi, reali e di celluloide, su tutti quello di leslie cheung e del suo alter ego yuddi, l’uccellino senza zampe (che brividi tutta la parte con lulu, che donna carina lau).
    sarò pazzo, ma ad un certo punto, di fronte a personaggi che sono evidentemente gli stessi di altri film, ma al contempo sono inequivocabilmente altri, anche se ne condividono i ricordi, mi è venuto in mente MULHOLLAND DRIVE (che però non mi piace) e i suoi mescolamenti onirici.
    per ora non sono in grado di dire altro…mi sa che il film mi è piaciuto…sì, sì

  17. anonimo
    Posted 23 novembre 2004 at 16:58 | Permalink | Rispondi

    Subliminalmente (nel senso che non ci avevo pensato apertamente ma aleggiava nei miei pensieri) pure io avevo pensato a Mullholland drive…

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