Nemmeno il destino di Daniele Gaglianone

Una delle cose più fastidiose è dare ragione a DT: non in pieno, non sono completamente andato, ma un pochetto il nostro ha avuto ragione. Difficile pararne, perché più difficile da stroncare senza pietà che da trattare in modo serio. I difetti ci sono, per carità, un confezione forse troppo chic, che mostra una certa distanza tra soggetto trattato e modo di elaborarlo, eccessivo spazio lasciato al mondo degli adulti, per esempio i flashback sulla madre, un passaggio non troppo digerito tra la parte nella periferia e quella nella casa alloggio, L’urlo e il furore (tra parentesi, anch’io mi appuntai quella frase, assieme a quella seguente)…

Invece è un film davvero interessante: perché per trattare l’adolescenza e il disagio uno vorrebbe sempre i Dardenne, ma siccome non è possibile , basta e avanza uno spaccato di periferia reale e senza fronzoli, senza fornire agli adolescenti sovrastrutture ribellistiche che non gli appartengono. Il disagio non passa mai nel malaugurato mondo del "sociale", ma rimane confinato nel racconto e nei personaggi, intimo ma non intimista. Il dolore, e la sua condivisione con i famigliari, con i compagni di scuola, con la comunità allargata che circonda è fuori dai troppi cliché e riesce  davvero a trovare qualcosa per dire il reale, di una periferia che non è mai identificabile di per sé, ma che dagli accenti, dai luoghi potrebbe appartenere a qualsiasi città d’Italia (forse del nord). Non credo che la montagna sia un sostitutivo del mare de I quattrocento colpi, semplicemente penso che "la gita in montagna" sia un elemento biografico di quell’età: assieme ad altri, è parte della capacità del film di affastellare pezzi di vite facendoli diventare parte integrante del racconto. Si potrebbe parlare di empatie rispetto al soggetto raccontato, che si concretizza in un’efficace direzione degli attori: soprattutto Ferdi (Fabrizio Nicastro) sembra essere l’animo del film, quando esce di scena è come se l’energia calasse, per far approdare il film a lidi più tranquilli, ma forse meno originali. Insomma, la periferia è un soggetto cinematografico più interessante dell’Interrail, e fa venir voglia di leggere il libro di Bettin. Se poi si vuole parlare di produttori, standardizzazione e altre cose, sono pronto al dibattito.

manu

PS. di The village si è già parlato in passato o ci si può sfogare?

3 Comments

  1. Posted 10 novembre 2004 at 12:20 | Permalink | Rispondi

    manu sono contento che ti sia “piaciuto”. ne parlavo domenica con i tuoi colleghi e temevo in una vostra stroncatura. comunque nicastro è veramente un mostro di bravura (la scena dove parla con il bicchiere?)

    (poi l’ho conosciuto a venezia alle giornatedegliautori, ed è un davvero un ragazzo con le contropalle)

  2. Posted 18 novembre 2004 at 13:14 | Permalink | Rispondi

    caro manu, hai letto qualche mia sciocchezza a riguardo?
    no perchè probabile che sottobanco qualcosa arrivi anche alla murdoch italia.
    voglio solo aggiungere che il film di gaglianone risente ed è, paradossalmente, parte integrante, del testo di bettin. Quest’ultimo ha infatti dichiarato che il film di gaglianone ha aggiunto elementi simbolici e riferimenti nel testo filmico che al libro mancavano perchè non era riuscito a trovare un modo e delle precise parole/frasi per esprimerli. Faulkner per es. l’ha inserito gaglionone e non bettin, ma bettin una volta visto il film ha detto: Cazzo, volevo scriverlo nel libro ma in qualche modo non ci ero riuscito.
    L’elemento ‘montagna’ è forte, preponderante, invadente quasi nel libro, ma nel film viene mirabilmente ridimensionato, pur rimanendo snodo cruciale nell’evoluzione psicologica del protagonista.
    Insomma film e libro si compentrano l’un l’altro, e procreano un blob cineletterario, almeno per il sottoscritto che aveva letto prima il libro e poi aveva visto il film, che spaventa per le sintonie e le sovrapposizioni di sguardo e l’esposizione di una precisa sofferenza esistenziale.
    E poi, concludo, dicendo che in certe situazioni la visceralità e la pancia si impongono maleducatamente per giudicare. Spiace, ma è così.
    Lacrime di Gaglianone per i suoi ragazzi.
    Ciak in coda.
    Rullo coi titoli.
    DT

  3. anonimo
    Posted 18 novembre 2004 at 14:56 | Permalink | Rispondi

    D’accordo con te sulla pancia e sul pianto e sul toccare le corde giuste.
    manu

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