The village di M. night Shymalan

 

Il mondo pare abbia bisogno di un maestro del brivido. Hitchcock è passato a miglior vita da anni e Stephen King, dopo essere stato saccheggiato per decine di pellicole è passato di moda.

Il buco nella sfera del marketing, o nella sfera culturale, pare essere stato riempito da M. Night Shymalan che, come un Crepet dell’orrore, dopo quattro film di cui uno passabile (non ho visto unbreakable) si mette sulla cattedra di “Elementi di paura e terrore: ma senza quegli effettacci che fanno adolescente coi brufoli” lasciata libera dai maestri. E questo è il primo motivo di fastidio, pregiudizio ed extratestuale.

Altro motivo extratestuale: capisco che il gioco intellettuale – opinionistico del momento sia rispondere al quesito “ma cos’è l’America oggi?”, con generali attribuzioni di incompetenza su cos’è realmente quel grande paese, ma davvero non se ne può più. Soprattutto, se ormai le locuzioni “sogno americano”, “manifest destiny, “Christian belt” appaiono in qualsiasi conversazione, che sia sulla coltivazione del mais o sulla nona di Beethoven. Ma se la lettura “politica” può essere legittima, è necessario applicarla su testi il cui simbolismo elementare e sclerotizzato sconfina nell’allegoria, proponendo la lettura politica come quella “autorizzata”?

E qui si passa al testuale: tutti i sottotesti sono telefonati e banali, se si vuole adottare una forma parabolica di racconto l’interpretazione seconda non può essere così esplicita, fino a sostituire in fondo la narrazione prima. E la non vedente, e i colori, e la comunità chiusa nel passato, e la vera natura delle creature, e la città, e che palle.

In questo modo la suspense, che in alcuni tratti è ben costruita bisogna dargliene atto a sig. Shymalan, diventa solo pretesto per un discorso altro che si vorrebbe più “alto” (perdonate il bisticcio di parole) e blocca qualsiasi riflessione ulteriore.

A me è sembrata la versione spocchiosa e paranormale della casa nella prateria (pure la ragazza non vedente, con Wiliam Hurt che ricorda la buon’anima di Michael Landon.

Il film forse più vicino a questo, nel senso della reazione della critica, è Un film parlato di De Oliveira.

 

 

 

manu

12 Comments

  1. Posted 10 novembre 2004 at 18:23 | Permalink | Rispondi

    OT: fede, com’è stato agents secrets? :-)

  2. Posted 10 novembre 2004 at 19:31 | Permalink | Rispondi

    Sono lieto di informarvi che vincete il mio MMDA (Make My Day Award) di oggi: ho odiato il film. Mia figlia dodicenne peggio (glielo avevo detto che non era un film dell’orrore, ma insomma un po’ ci sperava lo stesso). Se questa è l’America che riflette criticamente su se stessa siamo a posto. Avessi tempo scriverei la traccia di una sceneggiatura sui Celti che salvano l’Italia, o almeno la Padania.
    Quiz: quale sarà il prossimo tentativo dei distributori di fregare lo spettatore, dopo questo finto horror e la finta commedia sentimental-brillante “Se mi lasci ti cancello?”

  3. Posted 10 novembre 2004 at 19:59 | Permalink | Rispondi

    Vincerebbe il mio Useless Movie Award 2004 se non fosse che, come anche tu ammetti, la suspence quando vuole la sa costruire. Il resto è vuoto pneumatico, con tanto di finale “a sorpresa” indovinato fin dalla prima inquadratura (sul serio, la primissima inquadratura suggerisce già tutto).

  4. Posted 11 novembre 2004 at 00:13 | Permalink | Rispondi

    mah, dopo signs non credevo esistesse ancora qualcuno con il coraggio di vedere i film di Shymalan…

    ricordate la scena della moglie schiacciata dal pick up?
    prima l’avevo vista in scary movie3 (non spiegherò cosa ci facevo a vedere scary movie3), fattostà che ho creduto fosse pura invenzione comica…e invece….

    “secondavisone battete forte”

  5. Posted 11 novembre 2004 at 11:11 | Permalink | Rispondi

    dust, il fatto che non sia un horror non è un “difetto”…
    vabbè ma a me è piaciuto, ovvio che sono di parte.

  6. anonimo
    Posted 11 novembre 2004 at 13:21 | Permalink | Rispondi

    Nessuno parla del fatto che l’unico cattivo è un mongolo?
    A me la lettura politica annoia dopo un secondo e mi sembra talmente telefonata e ovvia da risultare fastidiosa. I 26 colpi di scena sono, oltre che sgamabilissimi, privi d’interesse e se Shymalan magari evitava di comparire in un sottile giuoco di riflessi….
    A me, tolta Bryce Dallas Howard, non ha convinto per niente.
    FEDEmc

  7. anonimo
    Posted 11 novembre 2004 at 14:20 | Permalink | Rispondi

    Adrien Brody interpreta uno “stato canaglia”

  8. anonimo
    Posted 11 novembre 2004 at 14:38 | Permalink | Rispondi

    scusate, in due parole qualcuno potrebbe riassumermi la lettura politica così tanto ovvia e banale e telefonata? Io sinceramente non ci sono arrivato né me ne sono accorto… grazie.
    utente anonimo

  9. Posted 11 novembre 2004 at 15:58 | Permalink | Rispondi

    @kekkoz: per mia figlia lo è assolutamente

  10. Posted 13 novembre 2004 at 01:17 | Permalink | Rispondi

    ho anch’io la mia recensione su questo coso!

  11. Posted 21 novembre 2004 at 16:31 | Permalink | Rispondi

    fede, non capisco quale sia il tuo problema con il mongolo: non è un cattivo, è un ritardato che uccide per amore, cattivi semmai sono gli anziani del villaggio che strumentalizzano la sua morte per i loro fini oscurantisti.
    non è politicamente corretto uno scemo del villaggio assassino? ben venga…

  12. anonimo
    Posted 22 novembre 2004 at 13:08 | Permalink | Rispondi

    Ovvio che sotto sotto i cattivi siano gli anziani. Mi sembra però strano che in questa nuova società fondata sull’assenza del crimine, chi alla fine ricada nei vecchi errori sia un ritardato che, più avanti, si mette anche gli abiti del male immaginario.
    FEDEmc

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