Sky Captain And The World Of Tomorrow, Kerry Conran, 2004

Per adesso di questo film si è parlato solo ed unicamente in (vaghissimi) termini tecnici: si è sprecato una marea d’inchiostro raccontando del suo bizzarro modo di realizzazione, si è intervistato i protagonisti riguardo la difficoltà del lavorare con uno schermo blu come solo punto di riferimento e, per finire, si è appiccicato il termine cool all’intera operazione dicendo che è un pò il futuro dell’utilizzo del digitale nel cinema con un surplus di classe e stile. Tutto molto bello ed interessante, però quasi nessuno ha detto o scritto qualcosa di sensato sul film. Difficile però in realtà uscire dal discorso dell’uso del digitale, per una lunga serie di motivi. Tentiamo di vedere quali: Il simpatico Kerry Conran, regista e sceneggiatore alla prima prova, dev’essere un simpatico tamarro invasato di Sci – Fi, con una particolare predilezione per quel recupero nostalgico piuttosto in voga in questo periodo. In superficie il film gronda quindi riferimenti ai vari Buck Rogers e riempie lo schermo, tra una tendina e l’altra, di enormi robot pesantissimi, giornaliste ficcanaso dalle capigliature retrò innamorate dell’asso dell’aviazione americana. Sembra insomma di vedere su grande schermo la trasposizione cinematografica di un vecchio fumetto americano o di quei vecchi episodi animati di Superman. Tutto è perfettamente in linea con un progetto estetico coerente e dalle coordinate precise. Quello che stupisce è che sia sia scelto di realizzare un film così dichiaratamente retrò con una tecnologia solitamente al servizio di un immaginario opposto. Fino ad oggi siamo stati abituati a vedere film realizzati in gran parte con il digitale, che facevano della leggerezza, del dinamismo e dell’innovazione il loro punto di forza. In questo caso il procedimento è dichiartamente opposto. Ciò che rimane intatto è, per forza di cose e soprattutto d’abitudine dello spettatore, il dinamismo e la velocità con cui le forze in campo si muovono sullo schermo, ma per il resto si è fatto veramente qualcosa di inedito o di poco visto. Tolto di mezzo il riferimento visivo fine anni ’50 (divertente, affascinante, come qualcuno scrive sulla locandina "cool", ma in conclusione sicuramente non il centro del film), quello che viene fuori è come il modello a cui Conran si rifà siano i film anni ’80 di Spielberg e Lucas. Se il secondo viene omaggiato direttamente più volte (la stanza 1138, evidente richiamo a L’Uomo Che Fuggì Dal Futuro, una nave molto simile al Millenium Falcon e via di seguito) forse la discendenza più evidente la si ha con Indiana Jones e il Tempio Maledetto. Entrambi i film sono, prima che un omaggio a un necessario gusto estetico ormai dimenticato (in quel caso si guradva ai fumetti horror avventurosi anni ’40 e ’50), una dichiarazione d’amore a un tipo di cinema d’avventura decisamente poco frequantato negli ultimi anni. Estrema semplicità, ironia, trame deliranti e soprattutto quel desiderio di mostrare e affascinare una platea con la dichirata magia di una finzione. E in questo senso il film funziona a meraviglia. Puro intrattenimento classico che non può far altro che far spuntare un sorriso e emozionare. Niente di eclatante, sia chiaro, ma più di quello che ci si può aspettare e genuino. Jude Law ha la faccia giusta e sembra divertirsi un mondo, Gwyneth Paltrow sfoggia bei vestitini ma si muova con una pesantezza controproducente alla credibilità del film.  Piccole e gustose parti per Giovanni Ribisi, Micheal Gambon e Angelina Jolie. Grazie al digitale si recupera Sir Laurence Olivier.

Resident Evil: Apocalypse, Alex Witt, 2004

Amara delusione per Resident Evil: Apocalypse. Il regista del primo capitolo, quel Paul Anderson che uscirà in settimana con Alien VS Predator, che in qualche modo era riuscito a stupire per decisione e violenza, qui si limita a scrivere e a produrre e cede la mano a un cialtrone qualsiasi. Il signor Alex Witt sembra non avere la più pallida idea di come girare una scena d’azione con un vago senso di ritmo o una minima fluidità e si limita a far ballare la macchina da presa a destra e a sinistra senza senso alcuno creando solo ed unicamente confusione. Inutile cercare una trama (ma non si è certo andati al cinema per questo motivo…), ma sfortuntamente anche il lato di puro intrattenimento è asolutamente assente. Anderson ha fatto il vago tentativo di riempire il film in sceneggiatura di tutto l’horror che gli veniva in mente (c’è veramente di tutto),sfortuntamente o Alex Witt non ha visto i film in questione oppure non ha capito che non basta riprodurre elementi a caso del film che si vuole citare per dare un senso a quello che si vede sullo schermo. Semplicemente insensato e brutto. Rimane la pietrificante bellezza di Milla Jovovich e un paio di battute memorabili tratte dal manuale dello sceneggiatore senza cervello. Per il resto è un film dove delle tipe più o meno nude, in compagnia di tamarri più o meno som iglianti a cantanti di deludenti boy band, sparano a degli zombi truccati male. Peccato perchè il primo era uno degli horror più divertenti degli ultimi anni.    

FEDEmc

Grazie a Lonchaney che mi ha prestato il film che è riuscito a farmi togliere Bubba Ho Tep dalle fotine in alto.

18 Comments

  1. Posted 14 novembre 2004 at 21:20 | Permalink | Rispondi

    prego. vedere quell’immagine lassù all’apertura del blog mi ha messo i brividi…per riprendermi vado a canticchiare la musica del film lanciando monetine…
    loncriptico

  2. Posted 15 novembre 2004 at 10:30 | Permalink | Rispondi

    secondo me il film non è riuscito perchè è troppo vicino al videogioco, come anche a fatto notare taisen le continue sequenze dove assistiamo ad uno sparatutto diventano noiose….accoppiate all’irrazionale uso della mdp fanno del film una delle più sonore cagate degli ultimi tempi…

  3. Posted 15 novembre 2004 at 14:37 | Permalink | Rispondi

    l’ho evitato. a quanto pare ho fatto bene. però un bel carnaio ogni tanto fa bene.

  4. anonimo
    Posted 15 novembre 2004 at 15:50 | Permalink | Rispondi

    lon… ho pianto calde lacrime mentre mio padre, allibito, mi chiedeva perchè insisto nel vedere film con dei cinesi che si sparano, che bomba. Ancora grazie.
    Per quanto riguarda Sky captain, è solo vuoto intrattenimento, ma io mi ci sono divertito. e non l’ho in realtà trovato così stupido.
    FEDEmc

  5. Posted 16 novembre 2004 at 00:01 | Permalink | Rispondi

    Fede, vada per sky captain, ma Rsident evil come ti è venuto in mente… manu

  6. anonimo
    Posted 16 novembre 2004 at 11:50 | Permalink | Rispondi

    Mah… non lo so, effettivamente. Un pò perchè non c’è un cazzo da fare, un pò perchè il primo era figo, un pò perchè sono un fesso. Ma poi lo sai che qualsiasi puttanata dove ci si spara a me mi tenta…
    FEDEmc

  7. Posted 17 novembre 2004 at 19:26 | Permalink | Rispondi

    Dimenticate Resident Evil, se volete veramente vedere un’horror divertente procuratevi (o aspettate impazientemente) Shaun of the Dead. Non parlo per gli altri, ma almeno a Fede dovrebbe fare impazzire.

  8. anonimo
    Posted 18 novembre 2004 at 08:32 | Permalink | Rispondi

    Di eroi “made in USA” che salvano il mondo ne abbiamo già avuto abbastanza, ultimo il “cespuglietto” a stelle strisce, sicuramente belli gli effetti speciali anche se non se ne può più di combattimenti-arti marziali-stile matrix (vedi ultime scene con il robot per es.) . Sarà stata l’ora tarda …ma me lo sono dormito per lo più…!!!
    Paperolibero
    N.B.: Aspetto con ansia Donnie Darko

  9. anonimo
    Posted 18 novembre 2004 at 10:17 | Permalink | Rispondi

    Scusate l’OT ma ieri sera (anzi,stanotte) ho visto la 25ora su La7.Non il film di spike lee,il programma con steve della casa.Bè,per farla breve parlavano, tra le altre cose,anche di brian yuzna e della sua filmografia.Io di yuzna ho visto solo “Society”.lo conoscete?lo commentate?
    un caro saluto
    mauro

  10. anonimo
    Posted 18 novembre 2004 at 12:47 | Permalink | Rispondi

    Deadlus1: Ma come ce lo procuriamo? Dove l’hai visto? Cos’è? Dicci di più.
    Paperolibero: Non mi sembra ci sia niente nel film che ricordi matrix. Mi sembra invece che il film sia dichiaratamente l’opposto.
    Per Mauro in breve. Brian Yuzna è un personaggio strano: è stato tra i registi horror americani più influenti e cattivi dei primi ’90 grazie a soli due film e, contemporaneamente, una enorme delusione. Insieme a Stuart Gordon (il regista del primo Reanimator), a Screaming Mad George (curatore degli effetti speciali dei loro film) e balotta varia, erano un bel gruppo di terrosristi cinematografici. Come in Society (sicuramente il suo capolavoro), solitamente nei suoi film si va a cercare lo schifo, la pazzia, la violenza che per anni è stata nascosta da una patina di pulito e asettico perbenismo ipocrita (la devastazione dell’immaginario anni ’80). O almeno questo la faceva all’inizio (i due The Dentist e il già citato Society), per il resto Yuzna si è limitato a portare, spesso con l’entusiasmo di un bambino, all’eccesso il gore anni’80, in qualche modo rimanendone legato a vita. Dopo una lunga serie di fallimenti commerciali decide di spostarsi in spagna dove, sempre con i soliti tre dementi, ha fondato la Fantastic Factory, casa di produzione con cui intendeva realizzare film con la libertà creativa che in america gli era stata negata. I risultati sono imbarazzanti (ciofeche come Faust per Yuzna e Dagon per Gordon mettono veramente amarezza). Si punta solitamente alle stelle per arrivare terribilmente in basso. Il suo ultimo film è il terzo capitolo per l’icone anni’80 Reanimator. Presentato a Ravenna, Beyound Reanimator è un’altra delusione. Ormai il tipo di horror di Yuzna e soci è veramente invecchiato e anche la mano non sembra più essere la stessa. Qualche guizzo (un topo che combatte contro un pene), tanta sana tamarraggine… ma niente più.
    FEDEmc

  11. Posted 18 novembre 2004 at 15:09 | Permalink | Rispondi

    [OT] Shaun of the dead è un simpatico filmetto inglese a metà tra il film di zombie (e chi lo avrebbe mai detto…) e la commedia demenziale. Divertente, ben fatto, e pieno di belle tamarrate.
    Pare sia piaciuto molto a Tarantino che ha spinto per distribuirlo in USA. Perciò pare che a breve lo vedremo anche qui.
    Si trova in rete, comunque.

  12. Posted 18 novembre 2004 at 15:12 | Permalink | Rispondi

    risentire Fede parlare di yuzna come al pranzo mi riempie il cuore di gioia. Society è.

  13. anonimo
    Posted 18 novembre 2004 at 16:43 | Permalink | Rispondi

    grazie mille fede.sfrutterò ancora la tua mastodontica cultura cinematografica (ma quanto sono ruffiano…?)
    a presto
    mauro

  14. Posted 18 novembre 2004 at 17:51 | Permalink | Rispondi

    anni che nn ero tentato di abbandonare la sala…

    sky captain ha riacceso in me questo pensiero blasfemo…

    non per schifo, in fin dei conti il film ha dei risvolti interessanti, ma per noia; l’innovazione tecnologica del film ha portato ad un non-convolgimento, almeno per me, soprattutto nelle scene iniziali (quelle dei robottoni stile ducktales).

    sembrava che g.paltrow (una via di mezzo tra una mezza tonta, che le riesce benissimo, ed una femme fatale stile noir, che nn le si addice per niente) quando ruzzolava tra i piedoni non ci avesse nulla a che fare…

    un’altro punto negativo: vengono aperte un sacco di “porte”, senza che poi queste siano richiuse: cosa c’entra l’elefantino miscroscopico???
    e i bestioni davanti alla tana del cattivo???
    e i dinosauri???

    mah,

  15. anonimo
    Posted 18 novembre 2004 at 18:38 | Permalink | Rispondi

    Mi ero chiesto per quale motivo comparisse A hero never dies tra le fotine! Ora voglio pure The odd one dies e Too many ways to be number one!!! :-P

    A proposito, Lonchany… tu eri un’estimatore di “Riflessi sulla pelle”, vero? Dello stesso regista hai mai visto “I corvi”?

  16. Posted 19 novembre 2004 at 16:29 | Permalink | Rispondi

    no, i corvi non l’ho visto, purtroppo.
    provveder a dare a fede TOO MANY WAYS e THE ODD ONE DIES
    (a proposito: fede, riesci a riportarmi i film? mi servono per uno scambio)

  17. Posted 21 novembre 2004 at 03:27 | Permalink | Rispondi

    ma perchè non ti firmi più, anonimo?tantoiolosochisei

  18. anonimo
    Posted 22 novembre 2004 at 08:16 | Permalink | Rispondi

    … è che sono in incognito! ;-)

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