Before Sunset – Prima del tramonto di Richard Linklater

Nonostante gli avvertimenti e le controidicazioni, alla fine sono andato a vederlo. Da dove partire? Innanzitutto, si tratta di un film che consiste in un’ora e venti di uomo e donna, trentenni, che conversano di amore, universo, relazioni interpersonali ed altre quisquilie. Il fatto che non annoi sembra già un trionfo. Visto il contenuto, non si può che discutere di quello che si dicono. Saranno pure una marea di cazzate, ma il lavoro di mimesis è perfetto. I due sono esemplari tipici di “borsette”, e quello che si dicono non sarà Proust ma è perfettamente in linea con i profili dei due personaggi. L’autore (Linklater) li rappresenta attraverso il loro linguaggio, i loro temi (amore, ricordi, il passato che non torna, le delusioni della vita, un po’ di politica, cultura sparsa (Nina Simone, i monumenti). Esagerando, il procedimento mimetico va a coinvolgere anche la rappresentazione del contesto, quell’insopportabile Parigi da cartolina però ricercata (scorci inusitati, la piccola libreria all’angolo, i francesi artisti che mangiano formaggi e baguettes, suonano la fisarmonica per strada e fumano Gitanes, ecc.). Insomma l’universo della rappresentazione è perfettamente coerente. Potrebbe essere un ritratto di trentenni alla Muccino, ma in realtà sfugge anche alla trappola del rispecchiamento per limitarsi, come già detto alla mimesis. Non è come ne L’ultimo bacio e consimili un “vi faccio vedere come parlano questi due”, ma molto più semplicemente un “ecco due che parlano”.
Se la coerenza, la capacità di scrittura e la resa della spontaneità da parte degli attori sono convincenti, i problemi sono altri. Il primo è la sensazione di trovarci di fronte a un film del genere “quando eravamo giovani, facevamo cose orribili e gridavamo quegli slogan cattivissimi” di morettiana. Solo che, invece della politica, si parla di romanticismo, di amore e di relazioni interpersonali.
Inoltre, anche se la storia è ben raccontata, tutt’altra questione è vedere se valesse la pena raccontarla. Sembra, purtroppo, che ci sia la sotterranea convinzione di star dicendo qualcosa di particolarmente intelligente sull’amore e sulla vita, mentre in realtà è solo chiacchiericcio, e ogni volta che questa sensazione prende il sopravvento, l’ombra della vaccata sembra farsi più minacciosa – si ricordava ieri sera il delirio cialtronesco di Waking life. Inoltre, sembra persa anche la nociva energia romantica di Prima dell’alba, che dava un senso al film. Comunque, pubblico composto esclusivamente da venticinque – trentacinquenni distrutti in età della formazione dal primo: quindi operazione di mercato perfettamente riuscita.
Per concludere, l’utilità di questo film rasenta quella di una macchina per affilare il burro, ma non lo si può condannare per questo.
Inoltre, so che pare brutto insistere ma, cari doppiatori (o distributori): che bisogno c’era di doppiare la canzone di Julie Delpy? Uno, lei ha pubblicato anche un album, magari era anche bello ascoltare la sua voce in originale. Due: agli spettatori colti è subito venuto in mente il “gatto rognoso” di Phoebe di Friends. Non penso fosse quella l’intenzione.

manu

7 Comments

  1. Posted 23 novembre 2004 at 12:41 | Permalink | Rispondi

    oggi lo vedo.
    e ricordo a tutti che sono uno spettatore colto, che non si pensi mai il contrario.
    DT

  2. anonimo
    Posted 23 novembre 2004 at 14:19 | Permalink | Rispondi

    Ma certo, DT, anche lei mosso dalla passione per la più bella sitcom degli anni 90?

  3. anonimo
    Posted 24 novembre 2004 at 15:20 | Permalink | Rispondi

    Ma perché secondo tutti quanti, i due tipi si dicono una marea di cazzate? Voglio vedere i signori recensori quando cercano di abbordare una bella donna o di fronte al tentativo di conquistare la loro amata: vorrei vedere se esprimono idee tanto raffinate e brillanti…”Before Sunset” è un film di una onestà deflagrante, mi sconcerta che si debba ridere sempre di tutto e di tutti, delle debolezze dei personaggi e della metafisica nei film. Agli integrati va bene solo il personaggio del “loser” alla Billy Bob Thornton (che pure mi piace), tutto il resto è pappetta, come al solito. Non ce l’ho con il buon “manu” ma colgo l’occasione per questa tirata…
    Roy

  4. anonimo
    Posted 24 novembre 2004 at 15:37 | Permalink | Rispondi

    Insomma, io ho scritto che quello che dicono è perfettamente “realistico”, ovvero quello che dicono è magnificamente messo in bocca ai due. E’ un chiacchericcio tra cazzeggio e rimorchio che va benissimo, ed è un ricalco di quello che due persone si direbbero nella vita reale se devono giocare al ricordo e si trovano al primo incontro.
    Per questo non ho riso né mi sono arrabiato.
    Mi sembra, però, che manchi l’energia che era nel primo film, e non è solo l’età: anche il rimpianto ha qualcosa che non convince.
    Non si ride della metafisica dei film, ma del fatto che questa metafisica sia messa in discorso come metafisica.
    L’imbarazzo e le “banalità” da rimorchio vanno bene, ma a volte sembrano uscire dalla loro bocca per diventare “verità universali”.
    Inoltre, non per ripetere l’adagio luogo-comune che si è ridicoli quando si è innamorati…ma il considerare cazzate i contenuti dei dialoghi non nuoce al film, è la mancata energia (romantica, cinica, malinconica), che supporta male le ambizioni che a volte traspaiono.
    Non colgo il paragone con Thornton, spiace.
    m.

  5. anonimo
    Posted 25 novembre 2004 at 10:48 | Permalink | Rispondi

    non so se sia realistico o meno, ma spero che nessun altro possa mai indossare una camicia simile per la presentazione di un libro!

  6. Posted 26 novembre 2004 at 14:37 | Permalink | Rispondi

    ma è il vero roy che ha fatto la tirata più sopra?
    bene, caro roy è dai tempi di fantomas che non siamo più d’accordo su nulla e finalmente possiamo riaccoppiarci.
    io ho adorato il film di linklater. l’ho adorato punto e basta. perchè sono un coglione che cede alla mimesis, perchè sono un pistola che ama il cazzeggio fine alla trombata, perchè adoro rispecchiarmi nello schermo. Poi accetto anche i primi Greenaway dopo anni di embargo, ma Before sunset con questa sua “onestà deflagrante” mi ha letteralmente scaraventato su percorsi lontani dalla critica (che non ho mai battuto) per arrivare ad un piacere personale, intimo che mi spiace dirlo tocca vette sublimi nei due differenti momenti in cui i due allungano una mano verso l’altro per un tocco, una carezza mentre l’altro è, inevitabilmente girato dall’altra parte.
    mi verrebbe da dire anche, ma lo so mi allontano dalla critica e scado nel personale, che quel rimpianto è più reale di quanto si creda, è figlio vivo del fagocitare contemporaneo di anime e di sentimenti, è sensazione stomacale e viscerale che accantona ogni cerebralismo, anche quello che accompagna in brevissimi istanti i protagonisti.
    e poi il giochino del numero da scegliere e del dito medio L’HO INVENTATO IO DUE ANNI FA, CAZZO! chiedetelo a quella stronzetta che stava con me e che mi ha letteralmente distrutto la psiche nel giro di qualche ora di conversazione. A lei dedico questo film e le chiedo per l’ennesima volta di dirmi un numero…

    saluti bisognosi d’affetto
    DT

  7. Posted 26 novembre 2004 at 15:24 | Permalink | Rispondi

    Non contesto il personale, anzi. Io continuo a pensare cha manchi la “deflagrazione” del rimpianto, la sua energia negativa. Non si deve chiedere al film quello che non c’è, non vorrei ricalchi da Cioran.
    Ma mi sembra che a volte il cazzeggio fine alla trombata e il rimpianto per quella giornata sbaglino i ritmi e le alternanze, che a volte le parole non vengano direttamente dalla situazione e dai personaggi.
    m.

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