THE INCREDIBLES, Brad Bird, 2004

"Verso l’infinito e oltre!" era la frase di battaglia del giocattolo Buzz Lightyear, co-protagonista due episodi di Toy Story, e sembra essere anche la filosofia dei geni che lavorano alla Pixar. In soli sei lungometraggi e una dozzina di corti, questi geniali nerd del computer sono riusciti a cambiare radicalmente, e in maniera irreversibile, il volto del cinema d’animazione destinato al pubblico giovane. Ogni film una rivelazione, una folgorazione, ogni lavoro un passo (o qualcosa di più) in avanti. The Incredibles è per l’appunto il loro ultimo lavoro (se non sbaglio i calcoli, penultima collaborazione con la Disney) ed è un film straordinario, forse il loro prodotto più maturo e complesso, non a caso il primo con protagonisti degli umani, e quello meno dichiaratamente per bambini . Una pellicola in grado di spazzare via almeno cinque anni di action movie americani e contemporanemante capace di dire qualcosa di cinematograficamente inedito sui supereroi (e la Marvel per questo, dovrebbe passare due mesi dietro la lavagna…). La storia: dopo un periodo di innamoramento del mondo e della gente verso i supereroi, una legge li obbliga a rinunciare ai loro superpoteri e li condanna a vivere normalmente, nascosti tra i semplici umani. Ma per Bob Parr, ex Mr Incredible, sorta di Superman ormai ridotto a triste assicuratore frustrato con tanto di pancetta, e famiglia qualcosa sta per cambiare… Il film ci presenta un mondo in cui, almeno all’inizio, l’integrazione tra umani e supereroi è perfetta e normalissima: sembra di essere catapultati tra le pagine di un comics anni ’60. Tutto sembra procedere magnificamente: i supereroi sono perfetti, infallibili, vigilano e difendono il pianeta da villains più o meno credibili (l’impagabile cattivone francese…) o aiutano simpatiche vecchiette a recuperare il gatto finito sull’albero. Sfortunatamente il mondo non sembra essere pronto per tutta questa perfezione, per accettare l’esistenza di esseri superiori dotati di poteri difficilemente immaginabili. La soluzione a questo punto è tentare di rimuovere, dimenticarsene: obbligarli a smettere i panni di difensori del mondo e rifilare i nostri ex idoli tra le 4 pareti di un grigio ufficio, schiacciati magari dalle turbe di capi ufficio ubriachi di potere. In principio si potrebbe pensare a un parallelo con il discorso sulla diversità affrontato in X-Men, ma il film della Pixar è un gradino sopra e, soprattutto, tratta il tema in maniera differente. The Incredibles rischia di essere il corrispettivo cinematografico del lavoro fatto da Alan Moore sulla figura del supereroe in Watchmen e in Top Ten o da Kurt Busiek in Astro City. Una riflessione profonda, resa però qui con invidiabile leggerezza, su personaggi visti per troppo tempo come perfetti, immutabili e infallibili che si rivelano invece deboli e pieni di problemi. Il progetto di base è quello di vedere per una volta l’altro lato del supereroe. o meglio i due lati contemporaneamente: la perfezione e la fallibiltà. Come sostiene il Dott. Tuono Pettinato nel suo essenziale Corso di Fumetti Dozzinali: "… scoprire momenti di banalità, come vedere Spiderman che sbadiglia, o Superman in ciabatte, è una foto alla nuca fatta a tradimento al fumetto che lo rafforza e lo rende più mitico". Nel film vediamo una famiglia di supereroi frustrati, impossibilitati ad usare i superpoteri per i loro scopi preposti (salvare il mondo), alle prese con problemi quotidiani e banali (andare a scuola, al lavoro, fare le pulizie…). Fino al momento della loro inevitabile rinascita, della loro rivalsa verso un mondo che li vuole inquadrare e far apparire tutti uguali, la famiglia Parr/Incredibles scompare, si eclissa con difficoltà dietro a quello che un tempo è stata, dietro a un poster che li ritrae come una volta erano visti. Il procedimento narrativo è in realtà simile a quello esposto nei due Toy Story: l’accettazione da parte di Buzz della sua natura replicabile di giocattolo nel primo episodio, la presa di coscienza della propria unicità per Woody nel secondo. Insomma, ognuno è diverso dagli altri, ogni personaggio, superpoteri o meno, è unico e irripetibile e ha un suo spazio nel film (coerentemente con questo assunto di base, il vero cattivo del film non ha alcun superpotere, ma anzi tenta di costruirseli artificialmente). A questo serve il discorso sui supereroi che, ripetiamo, è estremamente complesso e inedito almeno su grande schermo. Quello che stupisce è come poi questa base forte, serva per realizzare un film che si ispira dichiaratamente alle pellicole sugli agenti segreti anni ’60. Citazione dirette dai temi musicali di John Berry, caratterizzazione dell’antagonista e dei suoi aiutanti, l’ambientazione (fino ai minimi dettagli architettonici), la tecnologia esposta, il tratto con cui i personaggi vengono disegnati, tutto sembra uscire da un prodotto profondamente legato agli anni’60, all’ingeniutà dei primi 007. E già qui ci sarebbe materiale a sufficienza per realizzare un paio di film hollywoodiani canonici, ma The Incredibles non di ferma qui: la seconda parte del film, quella ambientata sull’isola, rende direttamente omaggio (e siamo a due film in poco tempo: vedi quello scritto per Sky Captain) al cinema americano principe degli anni ’80: Lucas e a Spielberg. E via a richiami a Indiana Jones, Guerre Stellari, Jurassic Park… Tutto questo materiale cinematografico però, non va ad appesantire il discorso con citazioni testuali (come accadevo spesso nei primi prodotti Pixar), ma va ad integrarsi perfettamente nella storia. La strordinarietà del film risiede nella sua struttura: l’evidente semplicità narrativa della storia è ottenuta mescolando perfettamente i meccanismi base del genere completamente asciugati. Tentando di spiegare: per rendere in maniera semplice una storia così complessa, bisogna essere perfettamente padroni di tutti i generi presenti e guardarli da distante, con perfetta conoscenza del loro funzionamento, dei loro limiti e, soprattutto del loro superamento ("mi hai fatto fare un monologo…"). Oltre a tutto questo, si ride dall’inizio alla fine con alcune trovate di sceneggiatura impagabili. Un vero e proprio capolavoro. Un pò di note a margine: Elasticgirl, la moglie di Mr. Incredible è doppiata da Laura Morante. Si Raccolgono firme per impedirle di continuare a fare danni al cinema. Ottima invece Amanda lear nel dare voce a Edna, la straordinaria stilista dei supereroi.

FEDEmc

12 Comments

  1. Posted 1 dicembre 2004 at 16:44 | Permalink | Rispondi

    ciust.
    a proposito di supereroi con la I sulla tuta, non bisogna dimenticare “THE INCANTEVOL” la nuova sensazionale serie di avventure di un impagabile infrangicuori dal fluido magico.
    e a proposito del dott.Pettinato, ricordo la sua striscia di un paio di anni fa: “SUPEREROI DAL FERRAMENTA”, in cui capitan america con tanto di tuta e scudo era costretto a rispettare la fila nei negozi dietro alle vecchiette. cosa potrebbe fare quel signore se solo avesse i mezzi economici della pixar.
    per questo c/c postale 674003286
    jdr

  2. anonimo
    Posted 1 dicembre 2004 at 17:15 | Permalink | Rispondi

    Tutto vero. Dimenticanza mia: Supereroi dal ferramente, oltre a essere la prova tangibile del genio di TP, funziona come sunto perfetto dell’idea di The Incredibles.
    guardare per credere
    http://www.donnabavosa.com/dbcomics/supereroi.htm
    Fmc

  3. Posted 1 dicembre 2004 at 22:23 | Permalink | Rispondi

    grande fede, siamo in perfetta sintonia!

  4. anonimo
    Posted 3 dicembre 2004 at 10:12 | Permalink | Rispondi

    nelle prime 50 righe vengono dette sempre le stesse cose o mi sbaglio?nessuno è perfetto!

  5. Posted 3 dicembre 2004 at 15:27 | Permalink | Rispondi

    Si, è vero. Sono prolisso e ripetitivo… chiedo venia, ma l’entusiasmo mi ha fregato. Che caratteraccio, però.
    FEDEmc

  6. anonimo
    Posted 4 dicembre 2004 at 16:39 | Permalink | Rispondi

    Premetto che ho apprezzato moltissimo, ma non ho ancora letto una sola recensione che abbia messo in evidenza un passaggio della sceneggiatura a mio avviso quantomeno preoccupante: è quando la madre, appena sbarcati sull’isola, spiega ai figlioletti che questi sono CATTIVI VERI, con i quali NON CI SI PUO’ CONCEDERE IL LUSSO DEL DUBBIO (le parole non sono proprio “testuali” ma il senso è proprio questo…!); strano perchè il Gigante di Ferro mi era sembrato un film apertamente anti-militarista…
    MARCO

  7. Posted 9 dicembre 2004 at 15:27 | Permalink | Rispondi

    il film mi è piaciuto tantissimo,
    il tuo commento pure,
    unica cosa fastidiosa:
    all’inizio del film quando Bob salva il treno, e la macchina cattiva a forma di palla con i tentacoli a forbice…
    non ricordano un po’ troppo spiderman 2??
    o è un omaggio a raimi?

  8. anonimo
    Posted 9 dicembre 2004 at 18:26 | Permalink | Rispondi

    Effettivamente quella sequenza di Spiderman 2 viene in mente, ed è ovviamente plausibile che sia un riferimento voluto (la Pixar mi sembra abbia la facoltà di digerire cinema a una velocità impressionante), però mi sembra sia una diretta citazione a una classica situazione dei cartoni animati di Superman anni’60, recuperato anche, non a caso, nel primo film dedicato all’uomo d’acciaio.
    FEDEmc

  9. Posted 10 dicembre 2004 at 16:35 | Permalink | Rispondi

    credo che quei tentacoli si rifacciano al robottone di LAPUTA di miyazaki, la lavorazione di INCREDIBLES è cominciata ben prima dell’uscita di SPIDERMAN

  10. anonimo
    Posted 20 dicembre 2004 at 05:52 | Permalink | Rispondi

    Però “VIP Mio fratello superuomo” è stato letteralmente saccheggiato. C’è pure la tipina con gli occhialoni. Incredibile che la PIxar conosca così bene Bozzetto (l’isola è identica nella seconda parte del film): fossi in lui, chiederei un bel po’ di quattrini…
    Roy

  11. anonimo
    Posted 21 dicembre 2004 at 15:36 | Permalink | Rispondi

    Sentivo che lo dicevi anche ieri a patchanca. Ammetto di non averlo visto: recupero al più presto. La tipina con gli occhialoni non è linda hunt?
    FEDEmc

  12. Posted 30 gennaio 2005 at 16:56 | Permalink | Rispondi

    ?

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