Donnie Darko di Richard Kelly

 

 

 

La sequenza più efficace di Donnie Darko è il “video” sulle note di Notorius: prima la ragazzina asiatica e cicciona che viene fischiata dagli stronzi, compatita da quelli peggio stronzi, tutti pronti ad inchinarsi ad una boyband, in parallelo con l’incendio della casa del predicatore. Alla fine, quello che si salverà dal paradosso temporale saranno solo i primi due elementi, non il terzo. Non si salvano la rabbia e il fuoco purificatore, ma probabilmente rimarranno la finta correttezza e l’esaltazione, genuina e agghiacciante, per il successo.

La chiave del successo può risiedere nell’apparente complessità della trama (che genera infinite discussioni), ma si dimentica la particolarità di un ritmo dilatato all’esasperazione, nonostante la presenza di una dead line. La scelta che lo rende superiore ad un’imitazione di un Lynch è la scelta dell’ambientazione, di prendere, arbitrariamente il 1988 come anno cruciale per lo sviluppo della cultura e della società. Di ciò sono momenti emblematici i video inseriti all’interno del film.

L’inquietante non è tanto creato dall’ossessione  individuale, che a volte cade nello stereotipo, e si costruisce in alcune sequenze sfrangiate e mancanti di coerenza interna o di coerenza con il resto del film. L’inquietante del film è il fatto che le azioni e le visioni di Donnie siano integrate nel contesto e la sua “follia” sia motivata e compresa, distruttiva e allo stesso tempo nutrita di illusioni sconfitte.

Il sacrificio finale, pare tagliato, è un sacrificio perché il mondo continui nelle sue illusioni, cancellando i segni del cambiamento e della verità che la follia aveva rivelato. Un film rassegnato.

Mi sembra assurdo aspettarsi Mulholland Drive: Donnie Darko è ingenuo (ma questo è anche un pregio), a volte semplicistico, e comunque alla fine fa appello ad una razionalità logica troppo forte ed esplicita.

Capisco che i clamori spropositati del marketing siano insopportabili, ma mi infastidisce un poco la sensazione che le critiche provengano solo da voci che del “cult”, per pochi e selezionati, fanno categoria estetica preminente.

 

 

 

manu

 

 

 

PS: non ricordo se avevamo scritto in passato su questo film. Se sì, mi scuso per la ripetizione

 

 

 

 

 

 

3 Comments

  1. Posted 13 dicembre 2004 at 18:22 | Permalink | Rispondi

    Manu, meno male che ci sei tu. L’altra parte di secondavisione sarà per una settimana o più incasinata da mane a sera… Scrivi almeno tu.

  2. anonimo
    Posted 13 dicembre 2004 at 22:58 | Permalink | Rispondi

    dimenticavo: l’edizione in sala non è il director’s cut. ormai quello è pane per i DVD

  3. Posted 14 dicembre 2004 at 01:17 | Permalink | Rispondi

    per me è un capolavoro.

    è on-line “grazie, davvero” v3.0, vieni a trovarmi

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