Il resto di niente, Antonietta De Lillo, 2004

Premessa: dispiace, quando si parla di un film italiano, riferirsi sempre alla specie e mai all’individuo, come si fa per il rinoceronte bianco, il panda del Tibet e altre specie in via di estinzione. E dispiace trovarsi a pensare cose che cominciano con: "Per essere un film italiano…".
Il film di Antonietta De Lillo mostra la nobildonna con molto cervello Eleonora Pimentel De Fonseca alle prese con la sua formazione tra una nobiltà debosciata e infine con la Rivoluzione Napoletana del 1799 di cui è una delle animatrici. De Lillo evita accuratamente, almeno per la prima parte, una scansione cronologica degli eventi: Eleonora è chiusa in galera, aspetta l’esecuzione capitale e ripensa a tutta la sua vita. La narrazione quindi sbanda tra l’infanzia e la maturità, i conviti nobiliari e le escursioni nella suburra, tra la quotidianità fatta di discorsi e gli eventi abnormi della Rivoluzione, sempre troppo lontani o troppo in ritardo. Anche la macchina da presa sbanda: si ferma sui volti dei compagni di avventura di Eleonora, come su quelli dei personaggi incontrati occasionalmente (burattinai, carcerate, serve, sanfedisti). Ma torna sempre sulla protagonista, interpretata da Maria De Medeiros.
Insomma: il film prende spessore drammatico e, perché no, politico, quando articola senza troppa orchestrazione le voci che lo compongono, dando spazio ad un cast di coprotagonisti davvero intenso. In certi momenti, i più riusciti, sembra che De Lillo non abbia niente da dimostrare e voglia solo mettere in scena discussioni e relazioni. Ci riesce benissimo, dando senso alla frammentazione temporale ed espressiva (belli i cartoni animati che punteggiano il film).
Per il resto, che è tanto, il film è colonizzato da Maria De Medeiros. Sempre al centro, spesso non divide l’inquadratura coi suoi interlocutori o recita dando loro le spalle, in una specie di continuo assolo. Spiace dirlo, ma l’espressione perennemente assorta e lo sguardo lontano rimandano, più che a un’eroina della Rivoluzione, alla signora Pina moglie di Ugo Fantozzi, donna costretta a subire colpe e umiliazioni che non le appartengono. Peccato.
p.

5 Comments

  1. anonimo
    Posted 31 marzo 2005 at 10:24 | Permalink | Rispondi

    Maria De Medeiros sta agli anni novanta come gli inti illimani stavano agli anni 70?

  2. anonimo
    Posted 31 marzo 2005 at 14:44 | Permalink | Rispondi

    può essere, ma ora siamo nel 2005!

  3. anonimo
    Posted 31 marzo 2005 at 15:21 | Permalink | Rispondi

    Anche gli inti illimani stavano alla festa dell’unità nazionale nel ’99.
    I miti equivoci sono durissimi a morire.
    Caro p., tu che vai a vedere un film con maria de medeiros?
    m.

  4. anonimo
    Posted 31 marzo 2005 at 17:23 | Permalink | Rispondi

    caro manu, a volte al cinema bisogna andarci così, senza troppo pensar, lasciandosi andar, aprendo il cor all’emozion. poi, come va, va.
    p.

  5. Posted 2 aprile 2005 at 08:04 | Permalink | Rispondi

    A me invece il film è piaciuto molto. Ricostruzione storica, ambientazione, fotografia, montaggio, colonna sonora… ho trovato tutto perfetto. Il complesso degli attori è poi straordinario, sempre credibile e mai macchiettistico (quotidiana abitudine del cinema italiano). Ho trovato magnifica Maria de Medeiros. Ciao, leo

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