Hostage, Florent Emilio Siri, Usa, 2004

Florent Emilio Siri ha le idee chiare. Sicuramente poche, ma chiare. Qualche anno fa in Francia, girò Nido Di Vespe, un remake non dichiarato, ma rispettoso, di Distretto 13 di Carpenter. Dopo qualche anno lo ritroviamo alle prese con l’industria americana, con un budget nettamente più alto, un cast di ben altra fama a disposizione (da Valerio Mastandrea a Bruce Willis il salto qualitatico è alto), ma sempre con le stesse idee in testa. Anzi… un’idea: l’assedio. Inevitabilmente per Hostage, tratto dal romanzo di Robert Crais, non si può sfruttare ancora una volta il perfetto meccanismo narrativo carpenteriano, ma in qualche modo, limando di qua e di la, le cose si aggiustano, e alla fine si torna sempre li. Bruce Willis, poliziotto specializzato nel trattare con gli ostaggi, fallisce una trattativa e causa la morte di un’intera familia. Sconvolto e vicino al crolloo nervoso, da Los Angeles si sposta nella classica cittadina di provincia americana dove il crimine più violento risulta essere il furto di carmelle dal droghiere. Le cose inevitabilmente, prenderanno però una brutta piega. Come si diceva prima, lo spunto narrativo, le idee sono immutate, ma lo stesso lo si può dire per i difetti. La tendenza, ancora una volta, è quella del volersi complicare la vita a tutti i costi, moltiplicando progressivamente i gradi d’assedio. Man mano che si procede nel racconto, la situazione continua a complicarsi, rendendo sempre più complicate le regole del gioco. La piccola forma necessita di semplicità, di uno schematismo immediato e semplice, della delinezione precisa di gruppi e schieramenti e delle dinamiche in corso. Siri invece sembra voler modificare le regole del gioco e rilanciare la posta sempre un po’ più alto. Inoltre il regista non è decisamente dotato di mano leggera. Inutile chiedere leggerezza e finezza in un film del genere, ma spesso si passa il limite. Si può chiudere un occhio per quanto riguarda le scene d’azione, ma è soprattutto nel trattatre i sentimenti che il regista si lascia prendere la mano. Tra crisi e stretti rapporti familiari, amori e lacrime, il film scivola spesso in uno strano miscuglione di melodramma e soap opera difficile da sopportare. Peccato, perchè di un cinema così energico e diretto spesso si sente la mancanza, e a ben vedere Hostage evidenzia più di un pregio. Peccato che i difetti forse siano più evidenti. Decisamente violento e sanguinoso se confrontato con prodotti simili. Non mancano strizzatine d’occhio per nerd cinefili.

FEDEmc

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