The Jacket di John Maybury

 Ad Adrien Brody hanno sparato in testa in Iraq, nel 1992, da allora non è proprio a posto. Cammina per le strade del Vermont coperte di neve come se fosse Rambo, e viene coinvolto in un omicidio e condannato ad andare in manicomio. Lì, il crudele scienziato Kris Kristofferson lo rimbomba di farmaci e, a giorni alterni, lo rinchiude in un armadio a muro che dovrebbe fungere da cella di deprivazione sensoriale. Da lì, non si trasforma in uno scimmione come Willian Hurt in Stati di Allucinazione, ma si trasferisce anima, core e lombi nel 2007, dove gli accade di  fare  l’amore con Keira Knightley e scoprire il giorno della sua morte.

 

Delle filiazioni de Il sesto senso  si è discusso a lungo, ma senza pensarle in aggiunta al collegamento, molto intellettuale a Lynch. In ogni caso si tratta di tematizzazione del fantasma e della realtà di corpi personaggi e situazioni rispetto al piano del racconto principale. A che universo narrativo appartiene Adrien Brody? Stiamo vedendo un sogno, e se si, chi sta sognando? Queste sono le domande su cui si giocano molti film usciti nell’ultimo periodo.  Ma invece di prendere il gioco della presenza assenza dei personaggi, cerca di farsi un trucco autoriale e intellettuale (da questo punto di vista Soderbergh-Clooney come produttori sono una garanzia, si veda come hanno conciato Solaris) prendendo elementi di stile da Lynch: dissolvenze in quantità da indigestione, uso dei rumori, confusione dei piani di narrazione.

Ma tutto ciò ha tre problemi. Innanzitutto si cerca di dare una spiegazione logico consequenziale di tutto, dall’origine dei sogni ai paradossi temporali , senza rendersi conto che i paradossi temporali sono tali in quanto hanno sempre un punto morto, un punto di illogicità. A parte che i punti qui sono svariati, ma lo sforzo di giustificazione logica fa risaltare gli errori. Poi, il giochino della presenza/assenza è fatto con una totale assen

za di coinvolgimento, i personaggi accettano tutto normalmente, e tutti gli effettini sprecati lasciano lo spettatore francamente indifferente. Terzo: i misteri durano lo spazio di cinque minuti, non c’è una minima costruzione della suspense, e per non far sfuggire nulla a nessuno le soluzioni sono telefonatissime. Insomma, non si scorge la minima traccia di mestiere.

 

Una menzione per Keira Knightley : tanto carina, ma è una sorta di Asia Argento di terza categoria, che sembra uscita dalla scuola di  Grandi domani. Per tutto il film non offre altro che variazioni sul tema “strepito e passo istericamente le mie umide labbra su un bicchiere, in quanto socialmente disagiata”. Se p. sostiene che Maria de Medeiros trae ispirazione dalla Signora Pina, penso che le sequenze in cui la Signorina Silvani fa tremare il labbro inferiore per obnubilare il Fantozzi rag. Ugo non siano state viste invano dalla giovane Keira.Da antologia, delle scuole elementari, la simbolizzazione: SUV sta alla “white trash”  come maggiolone Volkswagen sta a giovane in carriera con famiglia normale.

 

manu

8 Comments

  1. Posted 5 aprile 2005 at 10:17 | Permalink | Rispondi

    “ma è una sorta di Asia Argento di terza categoria, che sembra uscita dalla scuola di  Grandi domani”.

    Pagherete caro, pagherete tutto

  2. anonimo
    Posted 5 aprile 2005 at 10:28 | Permalink | Rispondi

    Affrontiamo a petto alvento le punizioni, ma per cosa?
    Per l’implicito complimento ad Asia Argento o per la sfiducia nell’operato del corpo insegnante della scuola di spettacolo?
    m.

  3. Posted 5 aprile 2005 at 10:53 | Permalink | Rispondi

    both!
    Troverete presto un volantino di rivendicazione

  4. Posted 5 aprile 2005 at 11:01 | Permalink | Rispondi

    il mio bambino è diventato un uomo. Sigh, sob.

  5. Posted 5 aprile 2005 at 11:11 | Permalink | Rispondi

    Buongiorno, notte

  6. Posted 5 aprile 2005 at 14:23 | Permalink | Rispondi

    ovviamente scherzavo.
    ogni tipo di commento è benvenuto.
    Torna a trovarci!

  7. anonimo
    Posted 6 aprile 2005 at 14:48 | Permalink | Rispondi

    Sì, ma vorrei sapere (SPOILER):
    il bambino che gli spara in Iraq è lo stesso dell’elettroschock? E se sì, che cosa significa? O è tutto un coma pre-morte come in “Allucinazione perversa”? Sono invecchiato: non capisco la trama dei film… Comunque Keira è struggente e il fatto che verrebbe espulsa persino da una filodrammatica non toglie che la conoscerei volentieri.
    Roy

  8. anonimo
    Posted 7 aprile 2005 at 10:04 | Permalink | Rispondi

    Ti tranquillizzo: non è l’invecchiamento, ma vaccate di sceneggiatura. Io questa cosa del bambino manco l’avevo notata, forse stavo già sbuffando.
    Sottolineo inoltre l’inutilità dell’ambientazione prima guerra del golfo. Per quello che serve potevano pure sparargli in un fast food di Milwakee. A meno che
    1) riferimentio ruffiano all’attulaità
    2) apertura di un profondo sottotesto politico della storia che ritorna: la prima volta in Iraq il soldato USA è morto senza avere pace, nel 2007 muore cn una vita migliore per i giovani americani.
    Concordo su Keira.
    m.

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