La donna di Gilles, Frèdèric Fonteyne, 2004

Il tradimento pare essere uno degli argomenti principali di diverse uscite cinematografiche di questa stagione. Ma il film di Fonteyne si contrappone nettamente ad un altro titolo sul tema, cioè Closer: il film di Nichols è moderno, nevrotico, cerebrale e parlato, La donna di Gilles, invece, punta su altro, cioè sulla sovrapposizione completa tra lo spettatore e Elisa (una grandissima Emanuelle Devos), a partire dalle piccole cose che segnano la sua vita di moglie di Gilles e madre di due gemelle, in un paese francese degli anni ’30. Il lavoro casalingo quotidiano si interseca perfettamente con il passare del tempo, e il ritmo del film è dato dal punto di vista microscopico-giornaliero dalla preparazione dei pasti, dalle pulizie; dal punto di vista macroscopico, dall’alternarsi delle stagioni e dalla gravidanza della protagonista. Si respira un’aria naturale e placida, nel film, che si rispecchia anche nelle scelte registiche e di montaggio.
Anche quando Elisa scopre il tradimento, c’è tutto il resto intorno, la sua vita, il suo ruolo di moglie di Gilles e madre, che non può essere sovvertito, al massimo deviato. Ecco quindi che la donna diventa confidente del marito, innamorato della sorella di lei, mentre tutto pare scorrere uguale. Ma monta in Elisa il dolore per quello che sta succedendo, e i gesti naturali si irrigidiscono, e diventano un pretesto per sfogare istintivamente la rabbia. E la macchina da presa di Fonteyne segue il dolore di Elisa (e la seguirà fino alla fine, non staccandosi mai da lei, sovvertendo le leggi della gravità). Da un certo punto in poi, Elisa si ammutolisce, e noi non sentiamo più niente, rimanendo sempre con lei. Il lavoro sul sonoro, così importante in questo film, assume quindi una valorizzazione in più. Rimaniamo nella rabbia soffocata di Elisa, seguiamo con lei un cammino di dolore non manifestato, fino al drammatico finale che non rivelerò, per rispetto dei lettori. E’ facile intuire come questo percorso di dolore sia facilmente assimilabile ad un contesto religioso. E Fonteyne ci suggerisce in maniera evidente questa lettura, con una sequenza ambientata in una chiesa in cui lo sguardo di Elisa si fissa su alcune statue di martiri. Una leggera caduta di stile per un film che rimane sempre ad un buon livello.
Un consiglio: andate a vedere il sito ufficiale del film, linkato in alto, è ricco e ben fatto.

Francesco

4 Comments

  1. peraltro
    Posted 17 aprile 2005 at 14:34 | Permalink | Rispondi

    e io che l’avevo preso per un polpettone sentimentale.

  2. Posted 17 aprile 2005 at 19:52 | Permalink | Rispondi

    e io che l’avevo preso per un polpettone lesbico.

  3. Posted 21 aprile 2005 at 15:38 | Permalink | Rispondi

    una grande prova di regia ed emanuelle devos è prodigiosa!

  4. anonimo
    Posted 1 giugno 2005 at 09:15 | Permalink | Rispondi

    Non ho ancora visto il film, ma ho appena letto il libro da cui è tratto (che il recensore non ha nemmeno citato). La scena girata in chiesa fa parte della trama del romanzo, mi par di intuire che la sceneggiatura sia fedele. E perchè non dovrebbe? E’ una bellissima storia, ricca di emozioni profonde.

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