Last days di Gus Van Sant, USA, 2005
 
La caratteristica che faceva di Elephant un grande film era la peretta coerenza tra spazio (le passeggiate nei corridoi), tempo (la ripetizione degli eventi, mai azioni, osservati da diversi punti di vista) che rendeva flebili e quasi scollegava i legami di causalità. Per cui, attraverso un impressione di continuità, di ripresa e di narrazione, in realtà traspariva un universo irreversibilmente frammentato (contrapposto alle riprese del cielo, anelito alla verticalità e conseguentemente alla trascendenza).
Si inizia parlando di Elephant  per comprendere meglio cosa funziona e cosa no di Last days, e forse bisognerebbe anche aver visto l’inedito in Italia Gerry, a detta di molti meraviglioso.
Nel fil presentato quest’anno a Cannes si perde la coerenza che caratterizzava il precedente. E non è solo uan notazione formale, perdendo la coerenza si perde anche l’immagine e il senso dell’universo frammentato. Sembra che Gus Van Sant confidi nel rinvio alla figura “mitologica” di Kurt Cobain, un retroterra che tutti conoscono e di cui non si può fare a meno, nell’attraversamento degli spazi vuoti, e a volte nell’uso della musica. Il problema è che le foreste non sono labirintici corridoi e che quindi non è sufficiente mostrare dei personaggi che vagano, ma tocca anche far pensare alla Natura con la N maiuscola. Ma questa soluzione viene abbandonata subito, o quasi. Successivamente si prova a utilizzare la strategia delle ripetizioni temporali, ma anch’esse sembrano isole all’interno del film, e aggiungono davvero poco. In più, in Last Days sono raccontati anche degli eventi non rappresentati da diversi punti di vista: a parte il suicidio, le tre visite, l’uomo delle pagine gialle, i mormoni e l’assistente sociale (?). Presentati così, singolarmente, sembrano suggerire un’interpretazione allegorica un po’ schematica: nell’ordine passano i rappresentanti del sistema economico, della religione e della società.
Anche qui, tutto risulta un po’ slegato.
Le uniche sequenze in cui la disperazione in modo convincente sono quelle in cui c’è un utilizzo della musica ad accompagnare i movimenti di macchina (l’amico Scott – Novoselic (?) che ascolta iVelvet Undergorund, la lenta carrellata all’indietro mentre Blake prova gli strumentti, la canzone alla chitarra di Blake). Per questo non è un film disgiungibile dal suo essere una biografia non autorizzata di Kurt Cobain, e allo stesso tempo non si capisce perché Gus van Sant non abbia insistito su questa strategia.
Fastidio personale numero 1: partecipazione di Asia Argento, Kim Gordon, Harmony Korine più Thurston Moore come consulente musicale a celebrare la figura di Cobain provocano di un retrogusto di aver assistito ad una festa esclusiva, non troppo divertente ma molto convinta di essere fondamentale e intelligente.
Fastidio personale numero 2: ma era proprio necessario mostrare l’anima che usciva dal cadavere di Blake?
 
manu

27 Comments

  1. Posted 17 maggio 2005 at 18:19 | Permalink | Rispondi

    non ho letto il post, perché non ho visto il film. ho letto le parole “fastidio”, “si perde”, “slegato”. diciamo che mi sono fatto un’idea

  2. anonimo
    Posted 17 maggio 2005 at 18:56 | Permalink | Rispondi

    Si attende dibattito dopo la proiezione

  3. anonimo
    Posted 18 maggio 2005 at 08:23 | Permalink | Rispondi

    Condivido.

    Cose comunque belle:

    l’interpretazione di Michael Pitt.

    la presenza/assenza di Courtney Love (si allude spesso ad una lei che potrebbe tornare).

    La lentissima carrellata all’indietro mentre Blake suona/non suona.

    399

  4. anonimo
    Posted 18 maggio 2005 at 09:17 | Permalink | Rispondi

    Condivido appieno le cose belle, più le ultime due della prima in verità.
    m.

  5. Posted 18 maggio 2005 at 10:36 | Permalink | Rispondi

    “Siete” sempre bravi a dare del “capolavoro” al film precedente di un regista, l’ultimo è sempre troppo avanti per voi, vero? Poi, tra un paio di anni, ve ne renderete conto e all’uscita di un nuovo film direte ancora che non è all’altezza del precedente. Ma quando imparerete???
    m.c.

  6. Posted 18 maggio 2005 at 10:47 | Permalink | Rispondi

    impareremo troppo tardi, quando le nostre anime saranno tormentate da vespe e mosconi, l’unica ricompensa, ahinoi, che meritano gli ignavi.

  7. anonimo
    Posted 18 maggio 2005 at 11:20 | Permalink | Rispondi

    “abbiamo” capito e ci “siamo” appena iscritti a un corso di “stare al passo coi tempi”. Siamo arrivati alla comprensione del valore di “quarto potere”, ma tra un po’ arriveremo alla nouvelle vague. Poi studieremo, studieremo e studieremo ancora, lo giuriamo.
    m.

  8. Posted 18 maggio 2005 at 13:04 | Permalink | Rispondi

    hahahaah

  9. Posted 18 maggio 2005 at 13:07 | Permalink | Rispondi

    l’ho visto e ne ho scritto, e ora ho anche letto il vostro post.

    mi duole dover darvi ragione su più di un punto. delusion.

  10. anonimo
    Posted 18 maggio 2005 at 19:33 | Permalink | Rispondi

    Secondo me il film è di una vacuità, di una banalità, di una noia semplicemente sconcertanti. Tolto il lungo carrello all’indietro non c’è niente. E il fantasmino di Cobain scalatore non è roba da postilla finale, ma una cazzata che se non ci fosse la firma di Gus Van Sant saremmo tutti in piazza a sfogare le nostre tendenze piromani sulla pellicola. Non scherziamo.
    Fmc

  11. anonimo
    Posted 19 maggio 2005 at 11:17 | Permalink | Rispondi

    Perchè GVS non tiene dei seminari nelle scuole di cinema sull’arte di piazzare la camera nel posto giusto, sul montaggio, e sulla fografia, piuttosto che ammorbare il pubblico con i suoi vezzi?
    D.R.

  12. anonimo
    Posted 19 maggio 2005 at 12:19 | Permalink | Rispondi

    Cerco di intervenire e salvare il film. Mi sembra che non si tenga conto di alcuni fatti: il film non ha nulla a che fare, se non formalmente, con “Elephant”, dove non era una star bensì un fatto di cronaca a ispirare la storia, con tutto il contesto di una ricostruzione astratta e poetica. Qui l’idea è diversa: c’è un mito della musica, il cui spleen è stato mediatizzato all’infinito, la cui morte è sembrata perfetta conclusione della parabola di una rockstar disperata. Bene. GVS decide di dirci: 1) la spiegazione dei fatti è inaccessibile: il cinema non può accedere alle motivazioni di un suicidio 2) il cinema biografico è l’orrore puro, la ricerca di “dare senso” a posteriori a vite non narrative: qui il senso non c’è, troppo facile cercare elementi di giustificazione (amici stronzi, società malata, ecc.), siamo al relativismo del vero (anti-Ratzinger, e con ottime motivazioni) 3) ridare a Cobain quel che era di Cobain: il senso di non appartenenza e di esclusione dal mondo: lo stesso il film, letteralmente “inguardabile” in termini tradizionali e odioso a tutte le platee (trendy forse solo per pochi decadenti della scena indipendente), sproporzionato “in sotrazione” all’evento, e perciò inappartenente a qualsiasi logica
    4) da perfetto rappresentante della cultura punk, così come Cobain, giocare una specie di “great cinema swindle”, una truffa cominciata col promettere agli organi di stampa la mitografia del divo e uscirsene con un film privo di senno, girato in pochi giorni, costato meno di zero, e simile a un’installazione d’arte 5) dichiarare un innamoramento: GVS ha fatto un film gay su Cobain 6) giocare al limite del falso: il vero paragone va fatto con “Psycho”: qualcosa che è e non è allo stesso tempo. Psycho è/non è Pyscho di Hitch, Blake è/non è Cobain; non ci sono poi tanti precedenti.
    Mi fermo, ma di corrispondenze poetiche e di analisi contestuali ce ne sarebbero tante. Rimane il dato di fondo: il film si può rifiutare apriori, secondo me, e con piena legittimità. Così come in generale l’arte concettuale rischia di perdersi nel suo stesso progetto. Non è questo il caso, a mio parere.
    Roy

  13. anonimo
    Posted 19 maggio 2005 at 15:28 | Permalink | Rispondi

    Non sono d’accordo sulle premesse: Last Days ha a che fare con Elephant non sono formalmente, ma anche sostanzialmente. Anche qui c’è un fatto di cronaca (la morte della rockstar) a ispirare la storia, un fatto mediatizzato in modo esasperato come la strage delle Colombine High School. Allo stesso modo si rende astratto e inspiegabile un evento al di fuori delle connessioni e della causalità sociali, psicologiche (appunto amici stronzi, società malata, i media).
    Ma se in Elephant questa volontà concettuale (legittima, e comunque la parte più interessante di Last Days) era portata avanti con coerenza stilistica e tematica, qui sembra arrancare nel vuoto.
    Salviamo sì la parte concettuale e artistica (il gioco del “Blake è/non è Cobain” è molto interessante), ma non dimentichiamo che è un concetto espresso male, e che era già stato espresso, su un altro evento, anche senza l’ausilio e il riferimento alla mitologia di Cobain. Capisco che questo rinvio apra un altro fronte di sensi e possibili interpretazioni, ma sembrano più essere una stampella a un discorso teorico che zoppica, piuttosto un oggetto di riflessione, o un elemento integrato nell’opera.
    Arte concettuale sì, ma sembra un concetto confuso e più dichiarato che espresso.
    manu

  14. Posted 20 maggio 2005 at 15:00 | Permalink | Rispondi

    io sto con fmc

  15. Posted 21 maggio 2005 at 13:15 | Permalink | Rispondi

    io con manu, più o meno
    (il gioco delle parti)

  16. Posted 21 maggio 2005 at 15:28 | Permalink | Rispondi

    Io sto con me stesso.

  17. Posted 22 maggio 2005 at 13:38 | Permalink | Rispondi

    manu e fede (e paolo, e francesco), siete come gli eroi della tv.

    “io sto con thorne, io sto con ridge, io sto con brooke”

    non siete felicissimi di ciò?

  18. anonimo
    Posted 22 maggio 2005 at 13:47 | Permalink | Rispondi

    ‘azzo nessuno che stia con me!
    Roy

  19. anonimo
    Posted 22 maggio 2005 at 18:54 | Permalink | Rispondi

    non riesco a trovare il tempo per postare su guerre stellari, sono triste. tra l’altro io stavo con il sig. marone.
    Fmc
    Roy, amico metallaro, perchè non c’eri a vedere gli Isis?

  20. Posted 23 maggio 2005 at 13:14 | Permalink | Rispondi

    facciamo una cosa: che qui non studia più nessuno, davvero, basta.

    se vi ricordate qualcosa, qualche nozione, concetto, bene. Altrimenti finiamola con sta cosa: tu studi, io non studio, egli ha studiato, noi studiammo, voi non studierete, essi studiqquero. davvero è di una pesantezza insostenibile (un po’ come la m.d.p. di gusvansant)
    sembra di essere in quelle situazioni in cui si arriva a dire: lei non sa chi sono io.

    DT

  21. anonimo
    Posted 23 maggio 2005 at 15:54 | Permalink | Rispondi

    Bentornato Turro.
    E approvo la tua mozione.
    m.

  22. anonimo
    Posted 25 maggio 2005 at 10:56 | Permalink | Rispondi

    Studiate!
    E comunque Roy ha ragione.
    Per me grande film!
    Stefano P.

  23. anonimo
    Posted 25 maggio 2005 at 11:37 | Permalink | Rispondi

    Anache Roy ora ha un supporter. I partiti sono tre, apputamento in un vicolo buio per la resa dei conti.
    m.

  24. anonimo
    Posted 25 maggio 2005 at 12:01 | Permalink | Rispondi

    quattro: c’è anche il partito del Turro, che potrebbe essere come il PRI del pentapartito.

  25. anonimo
    Posted 25 maggio 2005 at 12:50 | Permalink | Rispondi

    Andata per l’appuntamento nel vicolo buio per la resa dei conti. Io però mi porto gli amici che fanno brutto. Quelli che come me non hanno studiato che erano sempre ai campetti a truccare il mezzo con la polini ribbaltata. Così poi vediamo…
    Fmc

  26. Posted 26 maggio 2005 at 22:07 | Permalink | Rispondi

    PRI sarà poi lei anonimo delatore
    DT

  27. anonimo
    Posted 30 maggio 2005 at 12:13 | Permalink | Rispondi

    e poi è anche bella (molto) la recensione di mattia matteucci.
    Stefano P.

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