LA MASCHERA DI CERA, Jaume Collet Serra, USA, 2005

Di questo remake del film House of Wax del 1953 con Vincent Price (prima produzione major in 3 -D) c’è ben poco da dire, e quello che c’era da dire l’ha già detto Kekkoz qui.  La cosa che colpisce maggiormente (oltre a quelle due o tremila gags sull’attività evidentmentre prediletta da Paris Hilton) è il doppio nome Silver – Zemeckis in produzione. L’avevamo già segnalato qualche tempo fa: nel tentativo di delineare un nuovo gusto (e una conseguente audience) horror, Hollywood si sta buttando sul remake. Quello che conta sembra appunto la delineazione di nuove coordinate per il genere, non tanto il film in se, ma l’appartenenza della pellicola a dei nuovi canoni. Michel Bay si è mosso per primo e ha in qualche modo ricreato un gusto partendo dall’apice del New Horror americano anni’ 70 con il remake di Non Aprite Quella Porta. In quel caso si era scelto di mettere in regia tale Marcus Nispel, esordiente di mestiere con una serie di videoclip all’attivo. Il lavoro svolto dell’ex regista preferito di Cher aveva sicuramente una certa fermezza e una sua funzionalità, ma era evidente l’apporto di Micheal Bay sul film in generale. Riassumendo l’operazione: si mantengono alcuni elementi di base dell’originale declinandoli al gusto imperante dell’horror per teenager post Scream. (Ora che scrivo mi accorgo che la  questione si fa delicata se aggiungiamo che Scream, con il suo sottotesto parodico nei confronti dello slasher e del new horror, ha riaperto la strada ai film con il gruppo di giovani e che conseguenzialmente è il vero colpevole della pratica del remake di questi ultimi anni. Impossibile infatti andare avanti su quella strada, se non tornando indietro nel tempo tentanto di riscrivere). In questo caso si sono mossi in due, ma sorgono molti dubbi. Il primo dei quali riguarda proprio il film che si è deciso di omaggiare: perchè andare a prendere un film del 1953? Se si esclude poi la sequenza finale dello scioglimento della museo del titolo originale (spettacolare e goffa come doveva probabilmente essere l’uso del 3 – D nei ’50) il film sembra strizzare molto di più l’occhio ai (nuovi) ’70 che ai ’50. Perchè la (brutta) sequenza cinefila con citazione dai ’60 con Che Fine Ha Fatto Baby Jane? Sembra quasi un’operazione fuori tempo massimo e basata su scelte confuse. Aggiungiamo un inizio decisamente noioso, gli insistiti riferimenti al famoso video porno di Paris Hilton, una sceneggiatura con un paio di momenti veramente insulsi e quel poco di buono che c’è nel film (una divertita e liberatoria esplosione di violenza nei confronti dei protagonisti e l’idea della città/museo) si dimentica in fretta.

FEDEmc

One Comment

  1. Posted 4 giugno 2005 at 17:05 | Permalink | Rispondi

    gli insistiti riferimenti al famoso video porno di Paris Hilton… deheheh che serata fu!

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: