Sin City, Robert Rodriguez e Frank Miller, USA 2005

So di rubare questo post a FedeMC, ma gli ho chiesto il permesso. E approfitto per ringraziarlo per avermi prestato gli albi di Miller. Oh, veniamo al film.
Non sono un esperto di fumetti, ma mi è capitato di vedere qualche film tratto da fumetti, sia in forma di graphic novel che di serie. Il tentativo più o meno conscio che si fa spesso, quando si portano i fumetti sullo schermo, è dargli dinamicità, il senso del movimento tipico del film, ma che nel fumetto ha un modo diverso per essere espresso, ovviamente. Sin City, il fumetto, è dinamico fin dallo stile del disegno, pur non usando i mezzi normali che il fumetto adotta per rendere il movimento. La dinamicità è data dai bianchi e dai neri, densi e pesanti: non ci sono grigi, secondo Miller, e la cosa è sorprendente, visto che non esiste un personaggio che possa essere definito totalmente buono o cattivo. Tutti uccidono, le puttane sono angeli, ma rimangono puttane, Marv dichiara esplicitamente di essere pazzo, tanto per fare degli esempi. Il movimento è dato dalla lettura della vignetta: i colpi di pistola esplodono sulla sinistra e chi viene colpito, a destra, è già piegato dalla pallottola. Nel film tutto questo viene riportato fedelmente. Non si tenta di iniettare nel materiale di Miller una dinamicità cinematografica, ma si prende tutto ciò che nel fumetto c’è di cinematografico, ma sarebbe meglio dire un’altra volta "dinamico", e lo si porta sullo schermo. La fedeltà della trasposizione sta proprio in questo, più che nel riportare per filo e per segno le battute dei personaggi, o nell’uso del dècoupage che Miller fa sulla carta.
E si osa ancora, usando grandi nomi del cinema americano di adesso, ma, miracolo, non si pensa neanche per un attimo all’attore dietro il personaggio. Non esiste Clive Owen, ma Dwight (e vi assicuro che per me, che ho odiato Closer, è stato uno shock). Il corpo di Jessica Alba si trasforma in quello di Nancy, e senza bisogno dell’imponente opera di trucco che subisce Mickey Rourke: lui è Marv, e basta.
Non ci si accorge neppure delle dosi massicce di blue screen (la maggioranza delle scene è stata girata con questa tecnica), sebbene il digitale sia onnipresente, ma semplicemente funzionale (come gli altri elementi che ho elencato) alla bidimensionalità.

Bidimensionalità, questa è la chiave. Una chiave che funziona alla perfezione, sulla carta come sul grande schermo.

Francesco

18 Comments

  1. Posted 7 giugno 2005 at 11:42 | Permalink | Rispondi

    ti dirò france’, ero convinto che l’avresti stroncato. e invece no.

    molto interessante (e giustissimo) il discorso su attore/corpo/personaggio. e anche il resto.

    lodi (non la città).

    ma Rondi a Cinematografo l’avete sentito?

  2. Posted 7 giugno 2005 at 17:17 | Permalink | Rispondi

    E va bene. Ma la questione più importante forse è: cosa ha apportato Rodriguez al testo originale? Cioè nel momento in cui ha fatto il passaggio da fumetto a film avrebbe dovuto adattarlo, nel senso non di cambiare la trama e/o personaggi ecc. ecc. ma farlo passare attraverso la propria sensibilità così che non fosse il semplice filmato delle tavole di Miller, ma l’interpretazione di Rodriguez di quel testo. Non è questo che differenzia un autore da un mestierante?
    Secondo me è più probabile che del progetto si sia occupato più che altro Miller, il quale non doveva filtrare nulla attraverso la propria sensibilità poichè essa era già presente nell’originale.
    Cmq visivamente meraviglioso. Peccato che molte cose al cinema non funzionino come nei fumetti (per questo ci vuole l’adattamento).

  3. Posted 7 giugno 2005 at 17:24 | Permalink | Rispondi

    ma infatti il merito di Rodriguez è stato proprio quello di essersi messo da parte, di aver capito il potenziale cinematografico delle tavole di Miller e averlo tradotto al cinema senza aggiungere nulla.
    Gran bel post comunque, sono completamente d’accordo.

    Andrea

  4. anonimo
    Posted 7 giugno 2005 at 17:45 | Permalink | Rispondi

    MAH, a me è piaciuto SIN CITY, ma quello non è marv.
    MARV è una creatura puramente fumettistica e impossibile da rendere in carne ed ossa, come lil abner e braccio di ferro, al contempo tragico e grottesco, parossisticamente dinamico e anatomicamente impossibile, ma vero e vivo.
    nel film è solamente grottesco, cartoonistico e gommoso, la portata tragica delle sue azioni si perde completamente.
    rodriguez riprende intere sequenze del fumetto, ma tra il marv disegnato che guida una macchina trascinando un avversario facendogli raschiare il terreno con la faccia e mickey rourke che fa lo stesso c’è un abisso, THE LONGEST NITE diventa roger rabbit.

    cavolo, PIù CHE MARV mickey rourke mi sembra hellboy, stesso trucco…

    comunque la direzione degli attori non mi è sembrata una delle priorità di rodriguez, meglio comunque gli uomini delle donne…bel misogino rodriguez
    lonchaney

  5. Posted 8 giugno 2005 at 11:29 | Permalink | Rispondi

    Rodriguez ci ha messo entusiasmo, grande rispetto e notevole tecnica (le sue indubbie specialità). Purtroppo solo quello, e la storia, i personaggi, l’atmosfera, ne risentono. Ti diverti ma difficilmente riesci a spacciarlo per un buon noir, o comunque per qualcosa che vada aldilà di un esperimento da mostrare nelle scuole. Affidarsi a Frank Miller… ok, ma andava fatto con gli occhi aperti… ricordiamoci che le sue precedenti esperienze cinematografiche erano le sceneggiature di Robocop 2 e 3…

  6. anonimo
    Posted 8 giugno 2005 at 12:57 | Permalink | Rispondi

    secondo me l’episodio più riuscito è quello centrale con dwight, per il semplice motivo che già il fumetto di partenza era più ludico e leggero delle altre storie, quindi più adatto a quel superficialone di rodriguez.
    detto questo, sgombriamo il campo dall’equivoco che sin city film sia la traduzione letterale del fumetto. innanzitutto rodriguez non possiede il rigore milleriano: sin city fumetto non ha scene nè inquadrature di raccordo, è essenziale e scarnificato, mentre il film di rodriguez abbonda di inquadrature statiche e scenette anonime qua e là.
    poi, l’ho detto e lo ripeto, rodriguez riprende inquadrature e iconografia, ma non lo spirito del fumetto, anche perchè non capisce che per riprodurre l’effetto del fumetto in certi casi non dovrebbe riprodurre, ma tradurre in linguaggio cinematografico autonomo (è il caso della già citata sequenza in cui marv guida e trascina).
    SIN CITY è un film bello e divertente, ma è un baraccone cartoonistico ben diverso dal vero, tragico e sanguigno sin city
    lonchaney
    lonchaney

  7. anonimo
    Posted 8 giugno 2005 at 12:58 | Permalink | Rispondi

    cos’ha detto rondi, kekkoz?

  8. Posted 8 giugno 2005 at 13:36 | Permalink | Rispondi

    Premetto che a me il film è piaciuto, ma i dubbi ci sono e sono più d’uno. Se è vero che leggendo Sin City si pensa immediatamente ad una possibile trasposizione cinematografica, nel momento in cui si vede il film di Rodriguez (che come dice giustamente Lon ha essenziali differenze strutturali rispetto alla fonte originale, ma rappresenta indubbiamente il tentativo di essere il più fedele possibile) si capisce che forse è proprio un approccio del genere a portare dei problemi. La compressione inevitabile dalla tavola allo schermo non permette a Rodriguez di sviluppare le parti più dolorose e dannate del mondo noir di Miller (l’amore di Nacy per Hartigan, la disperazione di Marv…). Inevitabilmente tutti i personaggi ne risentono. Se è vero che sulla carta sono schematici, qui sono spesso superficilai. La violenza nel film risulta “fumettistica”, ma funziona esattamente in modo opposto a quella del fumetto. Perde di forza e credibilità e diventa solo esagerazione. Per quanto riguarda il lato estetico: interessante ancora una volta il fatto che si faccia un uso così massiccio del digitale per rappresentare un mondo bidemensionale, così semplice, ma la scelta finisce per essere fin troppo ingombrante. Chi ha riconosciuto la sequenza di Tarantino? Si può avere personalità se si decide di girare in questo modo, o rimane solo il B/N? Una piccola annotazione su Bruce Willis: d’accordo con quello che dice Fra sulla traformazione degli attori nei personaggi del fumetto, ma si riesce a vederlo nei panni di Hartigan e non confonderlo contemporaneamente a Joe Hallenbeck o a Joe McLane (Ultimo dei Boy Scout e Die Hard)?
    FEDEmc

  9. Posted 8 giugno 2005 at 14:33 | Permalink | Rispondi

    personalmente io non ho notato la differenza, ma “Guest director Quentin Tarantino directed the scene involving Dwight (Clive Owen) and Jackie Boy (Benicio Del Toro) in the front of the car, before Dwight is pulled over by a police officer.”

    rondi ha detto: “lo brucerei”.

  10. Posted 8 giugno 2005 at 14:40 | Permalink | Rispondi

    d’accordo con gli esperti FedeMc e lonchaney. Rodriguez ha l’onestà e il coraggio del fan che non rovinerebbe mai il suo fumetto preferito, stravolgendolo o aggiungendo elementi non previsti dall’originale, ma poco altro.
    non sono d’accordo con Francesco, intanto, sulla questione del dinamismo: il film spesso è statico, il fumetto no. poco male, fin qui, ma mi sembra che la staticità sia dovuta proprio al ricalco dell’iconografia e della messa in quadro di Miller. poi gli attori: essere Marv, o essere Nancy mi sembra una cosa poco chiara oltre che assai opinabile.
    per finire (ma vorrei precisare che il film mi è sembrato più che decente) ho l’impressione che Rodriguez non abbia nessuna idea sul trattamento visivo e grafico da dare alla violenza. qua succede di tutto, molto è quello che si vede, ma la violenza ha un trattamento ironico (via d’uscita, azione iperbolica e laterale) anziché essere la sostanza delle relazioni umane. per dire: la scena della “riconciliazione” tra Gail e Dwight, filmata così, è un po’ ridicola oltre che inutilmente maschilista. i due prima si stanno per ammazzare, poi limonano: per Miller le due cose sono facce differenti del medesimo rapporto. per Rodriguez situazioni che hanno bisogno di registri (interpretativi, registici) opposti, che messi accanto, però, si neutralizzano.
    paolo

  11. anonimo
    Posted 8 giugno 2005 at 15:57 | Permalink | Rispondi

    c’è anche da dire che le voci narranti milleriane funzionano sulla carta, ma risultano spesso letterarie e invasive sullo schermo. l’eccessiva fedeltà può soffocare, soprattuttio se non si ha il coraggio di fare scelte di campo in nome del rispetto.

    fede, hai ragione, bruce willis fa bruce willis, è un personaggio “tra virgolette” che ammicca ad un’intera carriera.
    tutto sin city è troppo tra virgolette per essere dannato come l’originale, a dire il vero
    lonchaney

  12. Posted 9 giugno 2005 at 12:02 | Permalink | Rispondi

    premessa: bello.
    …solo vi chiedo, vi è capitato mai durante la visione del film di pensare, senza voler offendere il film, “figo, sembra la versione aggiornata di SUPERGULP”?

  13. anonimo
    Posted 9 giugno 2005 at 15:58 | Permalink | Rispondi

    avete notato che sentiamo tutti il bisogno di premettere che il film ci è piaciuto, per poi smontarlo da capo a piedi.
    sarà sintomatico di qualcosa?
    a Supergulp non c’avevo pensato, ma effettivamente…
    lonchaney

  14. anonimo
    Posted 9 giugno 2005 at 16:41 | Permalink | Rispondi

    sì, potrebbe essere sintomatico del fatto che temevamo tutti una gran porcata. cosa che il film, esalti o meno, proprio non è.
    p.

  15. anonimo
    Posted 10 giugno 2005 at 14:16 | Permalink | Rispondi

    A me non m’ha convinto per un cacchio
    Roy

  16. Posted 21 giugno 2005 at 01:54 | Permalink | Rispondi

    bello ma meglio il fumetto perché almeno si rilegge aggratis…

  17. anonimo
    Posted 9 luglio 2005 at 15:26 | Permalink | Rispondi

    Ho trovato Sin City godibile, niente di più, nonostante apprezzi il fatto che Rodriguez celebra il clichè in tutti i suoi film, e lo fa in modo divertentente. Putroppo credo che Sin City risenta molto del doppiaggio – è inutile, “pupa” non avrà mai l’effetto di “baby” – che rende i dialoghi un pò ridicoli, in certi casi. D’accordissimo sulla misoginia di Rodriguez, non solo per lo spessore praticamente nullo dei personaggi femminili – persino nel ruolo della bella da salvare potrebbe esserci una certa profondità – ma anche per la scelta delle attrici. Essendo una donna, quotidianamente perseguitata dalle veline, avrei gradito qualche presenza attoriale un pò più forte e sporca, mentre, a parte Rosario Dawson (massimo rispetto) le altre attrici sono bamboline e niente di più. Insomma, Jessica Alba sarà pure una figa, ma per essere una lap-dancer ha lo sguardo di Flavia Vento.

  18. anonimo
    Posted 11 gennaio 2007 at 12:21 | Permalink | Rispondi

    Io l’ho visto solo in Inglese e mi e’ piaciuto molto (premetto che non conosco il fumetto), cmq parlando con amici di certe frasi che mi sono piaciute nel film lui mi ha detto che in Italiano erano state tradotte in modo diverso, quindi non so, ma penso che con il doppiaggio perda veramente tanto

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