MYSTERIOUS SKIN di Gregg Araki
 
Già Fede ne aveva parlato bene da Venezia, e non si può che concordare con lui. Sebbene il film richieda di essere digerito ed elaborato con calma e pazienza.
A partire da un unico motore, l’abuso subito in età infantile, partono due parabole di vita differenti e quasi opposte, determinate dalla posizione soggettiva dei due bambini. Brian (Brady Corbet) di rifiuto totale, Neil (Joseph Gordon-Levitt) di ambigua e desiderante partecipazione. Le due strade si separano completamente,
Il pregio della costruzione, piuttosto classica, è che l’abuso non viene mai presentato come male assoluto, o come causa univoca delle distrazioni. E’ presentato come un buco nero dell’immaginario, attorno al quale si costruiscono storie alternative, quella di una dannazione da Kansas, fatta di marchette fino all’esaurimento della materia prima, in una ripetizione senza senso, o attraverso la negazione dell’accaduto in un universo fantastico, quello degli alieni..
Araki vince una difficile scommessa grazie alla creazione di un perfetto immaginario infantile, dai cereali che piovono cielo, alla ricostruzione di ambienti e di famiglie tanto stereotipe, tanto soffocanti e inutili quanto premurose nell’inessenziale.
L’atto pedofilo non è dato da un mostro, esterno ai ragazzini e alla società, perfettamente coerente con l’aria del Kansas, o di qualsiasi altro luogo sociale di tal fatta, una provincia estesa a modo di esistenza dell’animo e dei personaggi. E, allo stesso tempo l’abuso è qualcosa di pulsante e profondamente intimo per i due ragazzini, un rimosso sconvolgente e allo stesso tempo attraente, come era la casa dei giochi del coach di baseball, perfetta ricostruzione di una camera dei desideri. Visto che non so fare di meglio, lo definirei pudore dell’ostentazione. Ci si muove sempre sul filo del rasoio, sia chiaro, ma senza sbavature, oscillando tra coinvolgimento e repulsione
Perfetto l’anticlimax finale: la traduzione verbale, insistita, lunga, noiosa, nauseabonda, statica non è affatto una risoluzione: c’è narrazione e non spiegazione, una comprensione che non altera lo status quo: le difficoltà dei due rimangono. Gli orizzonti di salvezza, relativa, si sono aperti prima: Brian è già uscito dall’ossessione degli alieni, riarredando la propria stanza con i poster dei Suicidal Tendencies, Neil ha già sperimentato quello che può comportare la prostituzione, e sta già provando altre vie. La narrazione di quello che accadeva con il coach di baseball non apre speranze, ma solo una dolorosa accettazione. Le parole di Neil in voice over sul finale non sono moralistiche, né provengono da un immaginario riconciliato, si rimane all’interno di un disagio giovanile, fresco e ingenuo al tempo stesso, per quanto possa essere in una situazione in cui l’ingenuità sembra irrimediabilmente perduta.
D’altri tempi il moto di disgusto per l’umanità sul comportamento delle persone in sala: sghignazzi distribuiti alla cavolo soprattutto nei momenti in cui non c’era assolutamente nulla da sghignazzare, e delusione finale: ghigno, “embé, finisce così?” con sottointeso “io volevo il regolamento di conti col pedofilo a colpi di asce e kalashinkov."
 
manu

6 Comments

  1. Posted 12 giugno 2005 at 17:22 | Permalink | Rispondi

    Sono allibita: nessun commento? Se c’è un bel ilm in giro è questo …

  2. anonimo
    Posted 12 giugno 2005 at 23:00 | Permalink | Rispondi

    Molto bello, sì.

    m.

  3. anonimo
    Posted 13 giugno 2005 at 10:21 | Permalink | Rispondi

    In effetti, nessun commento su questo e nemmeno su Clean. Bah, vai a capire

  4. anonimo
    Posted 16 giugno 2005 at 03:34 | Permalink | Rispondi

    Io l’ho trovato molto bello, anche se ho dovuto sopportare una tipa dietro che continuava a dire “che schifo”…per fortuna è andata via a metà film…

  5. Posted 18 giugno 2005 at 00:23 | Permalink | Rispondi

    piazuto, piazuto moto.

  6. samashi
    Posted 3 luglio 2005 at 14:24 | Permalink | Rispondi

    Io non ho trivato nessuno che sghignazzava! Per fortuna, il film è stupendo!

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