Alta tensione, Alexandre Aja, Francia 2003

Avviso ai lettori. Questo post contiene quelli che in gergo tecnico vengono definiti spoiler, ovvero vengono raccontate cose che rovinano la sorpresa del film a chi non l’ha già visto. Purtroppo non credo che abbia senso parlare di questo Haute tension senza svelare il finale.Siete avvisati.

Il film inizia come uno slasher, solo in forma più intima e familiare. Non abbiamo un gruppazzo di giovani che vanno a fare la vacanza al campeggio, bensì un ritiro di studio in una casa. La casa non è disabitata e cadente, seppure isolata, ma è abitata dai genitori e dal fratellino di una delle due ragazze, Alex. Non c’è assolutamente la volontà di dare spessore ai personaggi (anche perché non ce n’è tempo): sappiamo solo che Marie, la bionda, è più tormentata, mentre Alex, la mora, è seria, studiosa, legata ad una famiglia che (forse) Marie non ha. Prima di arrivare alla casa c’è un altro classico elemento dell’horror fine ’70 primi ’80: il momento di tensione che si risolve con uno scherzo da parte di uno dei protagonisti. Perfetto.
Durante la prima notte, entra in casa un misterioso assassino (che abbiamo già visto, ma di questo poi), e stermina madre, padre, fratello e cane (con un livello splatter che si manterrà per tutto il film), lega e imbavaglia Alex, ma non si accorge di Marie. Ecco, Aja costruisce i momenti più felici del film proprio in casa, costruendo gli spazi in maniera molto buona e, soprattutto, giocando sull’identità dello spettatore con Marie: noi, come lei, non conosciamo la casa e non sappiamo bene come sfruttare la sua struttura per nasconderci. Citazioni a strafottere, da Argento a Carpenter, ma una tensione veramente alta e degna di nota. L’assassino si porta via Alex, Marie capita (capita) per caso nel furgone e va via con lei. Dopo una sosta in una stazione di servizio, con inseguimenti e omicidi annessi, si arriverà al finale, sanguinolento come non mai.
Detto così, Alta tensione sembrerebbe un film horror che si colloca in uno dei filoni che contraddistinguono questo genere negli ultimi tempi (e credo che i tempi siano maturi per una divertente tassonomia). In particolare, per ammissione degli stessi autori, "Oggi, la maggior parte dei film di dell’orrore funzionano grazie all’ironia, si trasforma il genere in comico  utilizzandone tutti i trucchi, come se non ci fossero più persone che siano interessati al genere. Da parte nostra noi gradiremmo ritornare alla fonte, far piombare lo spettatore in una vera ansia da ricerca della “sopravvivenza”, una esperienza nel senso vero del termine."
Un film de paura, quindi, ben fatto, artigianale (come si usa dire), un po’ come i capitoli migliori delle varie saghe orrorifiche degli anni ’80.
Magari.
Invece i due, regista e sceneggiatore (Lévasseur), hanno la fotta della spiegazione. La "spiegazione" nello slasher, fondamentalmente, non cambia il film. Poco ci interessa se l’assassino di Venerdì 13 è la madre di Jason, il lattaio o Jason stesso. Non è imprescindibile conoscere la vera origine di Freddy Kruger, anche se è bella la storia dietro (si fa per dire): un mostro che si materializza nei sogni e uccide veramente ci basta e ci avanza. Invece i due cosa fanno? Se ne sbattono di tutto e di tutti e capovolgono il film completamente, con questa soluzione: Marie è l’assassino misterioso, è lei che ha ucciso i familiari di Alex, perché (sic) "la ama". Mah. Perché una cosa del genere? Che mi dà? E come giustificare alcune sequenze? Non tanto quella in cui Marie prende a randellate l’assassino, quanto quella iniziale. Il camioncino disperso nella campagna francese (ottima location, debitrice a sua volta di film come Grano rosso sangue). Dentro un uomo (l’assassino che impareremo a conoscere) che si fa fare una fellatio da una donna. Ma, sorpresa, la donna è solo una testa mozzata di donna che, finito l’atto, viene buttata per strada. D’accordo, una bella scena forte, proibita come l’uccisione (pudicamente fuori campo) del bambino, ma come collocarla nella logica del film?
Lettori, attenzione. Non sto dicendo che c’è bisogno di verità sempre e comunque, no. Credo solo che la giravolta che viene fatta fare al film nel suo finale sia brusca a tal punto da distruggere la struttura del film stesso: una struttura esile, come giustamente dovrebbe essere in uno slasher.

Francesco

4 Comments

  1. Posted 11 giugno 2005 at 16:08 | Permalink | Rispondi

    Opinione articolata. Grazie.

  2. Posted 12 giugno 2005 at 02:37 | Permalink | Rispondi

    non ho letto il post, per via degli spoiler. e allora perché questo commento? boh.
    La ringrazio e arrivederLa =)

  3. Posted 12 giugno 2005 at 03:41 | Permalink | Rispondi

    Sul mio blog (qui) riuscii a spiegare la mia opinione sul film senza svelare il finale. Ma a parte quello (non voglio vantarmi di un probabile mucchio di stronzate) il finale si spiega con il più facile e codardo dei trucchi:***SPOILER***il film è la narrazione dei ricordi di Marie as re-elaborated by Marie durante la sua permanenza in manicomio (vedi apertura e chiusura del film), e quindi ogni buco è giustificato (la mente di Marie in quanto schizofrenica e instabile non ha bisogno di essere logica e verosimile a tutti i costi).***FINE SPOILER*** Il succo del film sta nell’essere un notevole esercizio di tensione lungo 90 minuti, e in quanto tale la conclusione dovrebbe andare semplicemente accettata per quello che è, ovvero uno zuccherino per quel tipo di spettatore che sta male senza il colpo di scena finale. Rovesciando il discorso sulla madre di Jason di Venerdì 13: infondo chissenefrega?

  4. Posted 12 giugno 2005 at 16:19 | Permalink | Rispondi

    a me era piaciuto quando lo vidi. potente e energico.

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