Visto che tutti lo richiedono, e che nessuno se n’è occupato, me ne faccio carico io, e aspetto la risposta eventuale di Fede (ma continuate a votare per il Gran Gala).
Tenendo presente che per un film del genere, come diceva Violetta, la volontà autoriale c’entra pochino, però è chiara l’operazione rispetto ai quattro batman precedenti. Cioè radere al suolo la dimensione fantastica e pop per aprire un discorso più realistico, più cupo e meno dark (cioè privo dell’alone di romanticismo, di melanconia).
Operazione più o meno criticabile, ma forse l’unica possibile dopo il passaggio di Schumacher sulla saga, che aveva esasperato appunto i lati pop, abbandonando il buio per i colori, le tragedie per i fuochi d’artificio.
Inoltre, una scelta che porta a dare centralità a Batman rispetto agli altri quattro film, dove erano i cattivi ad avere un’enorme personalità e ad occupare lo schermo, come eredità del primo film, anche perché mettere sullo stesso palcoscenico Michale Keaton e Jack Nicholson è scelta che denuncia già la propria conclusione.
Il film ha due problemi: il primo, enorme, è Katie Holmes che è ad essere buoni imbarazzante, e anche il suo personaggio, che dovrebbe essere il centro morale della storia – un procuratore distrettuale adolescente – è debolissimo, e quasi ridicolo quando invece dovrebbe essere portatore della morale del film, quella sull maschera e la solitudine di Batman/Wayne.
Il secondo problema è quello delle metafore politico etiche sull’undici settembre. Per esempio la setta come Al Quaeda, il piano per distrugger Gotham che ha a che fare con una torre. Per fortuna in queste Nolan riesce ad evitare l’immoralità de La guerra dei mondi (ne parleremo), e le trasfigura in elemento fantastico e apocalittico, l’unico nel film. Per esempio, lo Spaventapasseri in versione cavaliere dell’apocalisse è talmente esagerato, che nel delirio, riesce ad essere accettabile e convincente, come Batman che si trasfigura in angelo della morte. Ribadisco, non so quanto senso abbia come operazione, ma Batman Begins è film “adulto”, nel senso che tutti i discorsi sulla paura, e sulla paura della stessa sono perfettamente coerenti, forse un po’ troppo telefonati nella ricerca di motivi psicologici, ma ambigui a sufficienza e sofferti e dolorosi. Per esempio: il ruolo del padre di Bruce Wayne come capitalista compassionevole, com’è connotato alla fine? Insomma, una bella analisi etico/politico/ideologica sarebbe auspicabile.
Batman Begins sembra pronto a inaugurare una nuova trilogia, che si candisa ad essere l’anti spider man. Proviamo a motivare questa opposizione: la città in Batman non si vede quasi mai, se non da lontanissimo o da vicinissimo, Batman non è mai nella città, ma è sempre un corpo estraneo. L’uomo ragno è invece integrato nella città, saltando da una palazzo all’altro di giorno, e non di notte. Sia in Spider Man 2 che in Batman la sequenza finale si svolge su un treno: in Batman, lui è solo, con la maschera che salva la gente che è impazzita (perlomeno quella dell’Arkham Asylum), Spider Man invece, senza maschera, viene salvato dalla gente dopo aver dato loro la consapevolezza delle possibilità del coraggio e del riscatto.
 

manu

11 Comments

  1. Posted 4 luglio 2005 at 15:20 | Permalink | Rispondi

    Non sono d’accordo sull’auspicabilità di un’analisi etico/politico/ideologica, nulla in contrario a che venga fatta, ma addirittura auspicarla mi sembra decisamente troppo! Penso che la forma base del film sia il primo impatto quello che colpisce tutti ed immediatamente, dopodichè seconde letture e seconde analisi possono tirar fuori altri intenti dell’autore anche inconsapevoli, ma una programmatica analisi etico/politico/ideologica di un film non mi trova mai d’accordo.

  2. anonimo
    Posted 4 luglio 2005 at 16:05 | Permalink | Rispondi

    In generale sono d’accordo: ma un film in cui, c’è una società segerta che con un attentato terroristico vuole uccidere il Grande Satana, che stranamente il piano coinvolge la torre più alta della città, con un mezzo di trasporto che dovrebbe sbattere contro la torre, si parla di un gas, di paura, la minaccia viene da oriente, ma da occidente, battute del tipo Michael Caine abbatte il membro della setta e dice “spero che tu non sia un vigile del fuoco”, penso che non sia esattamente un sottotesto nascosto, o una seconda lettura, ma che il testo sia abbastanza esplicito. Insomma, nessun peccato di sovrainterpretazione: anche perché come ho scritto, la forma del film (immagini dell’Apocalisse – testuale, proprio quella dell’ultimo libro della Bibbia, opposizione a Spider man, descrizione della città, presentazione dell’ambiguità del male e della giustizia nei vari discorsi, distruzione di ogni fantasia per affondare nel realismo) concorre a delineare dei valori generali che sono “politici”, nel senso alto del termine.
    Insomma, tutto tranne che inconsapevolezza.
    m.

  3. anonimo
    Posted 5 luglio 2005 at 10:04 | Permalink | Rispondi

    E poi il cattivo si chiamava Ras’Al Qaeda…

  4. anonimo
    Posted 6 luglio 2005 at 17:07 | Permalink | Rispondi

    bah, io il fatto della torre e del 9/11 la vedo un po’ da adepto del velame…bah..e anche il fatto che batman sia estraneo alla citta’ (spesso si mimetizza con essa..diventa parte di..in piu’ momenti direi) mi lascia perplesso…
    a parte il film in se’ che e’ onestamente una ciofeca.

  5. anonimo
    Posted 6 luglio 2005 at 17:30 | Permalink | Rispondi

    Adepto del velame mi sembra eccessivo. Se ti sembrano sovraintepretazioni gli accostamenti tematici, che il tema del film sia la paura è abbastanza palese, no?
    Il realismo dell’impianto e di batman mi sembra non solo ma anche dovuto ad una riflessione “storica” sul ruolo dell’eroe batman, nel post 11 settembre.
    Che poi sia anche dovuto ad una ragione di economia della saga, cioè che il fantastico/pop/dark sarebbe stata solo una scialba ripetizione di Burton è un altro discorso.
    Il discorso sulla città: beh, batman si mimetizza, ma non è mai organico alla città, alla vita di Gotham. Bruce Wayne è un megamiliardario che ne vive al di fuori, e che riceve l’educazione in un altrove. Batman è letteralmente solo un ombra nella città buia, gli abitanti non lo riconoscono (ancora) come simbolo o problema.
    Insomma, il film non è il massimo, ma nemmeno una ciofeca.
    manu

  6. anonimo
    Posted 7 luglio 2005 at 18:14 | Permalink | Rispondi

    anche peter parker vive al di fuori della metropoli e ha ricevuto un’eduacazione in un altrove..personalmente trovo molto piu’ distaccato il rapporto di spiderman con new york che batman con gotham city…ma forse io penso a un punto di vista prettamente iconografico e te a quello piu’ sociale (qui ti do’ ragione..batman non “vive” assolutamente la citta’..)
    e mi spiace ma ribadisco l’dea Torre=torri gemelle mi lascia perplesso.. certo ogni film (specie i catastrofici) assorbono le paure dell’epoca.. la crisi del supereroe credo si manifesti di piu’ in spiderman dove il bene trionfa solo grazie all’aiuto “della folla” vera nuova figura eroico-anonima..

  7. anonimo
    Posted 8 luglio 2005 at 11:31 | Permalink | Rispondi

    Come ti ho detto, io credo a un rinvio piuttosto forte tra 11/9 e struttura del pericolo che Batman sconfigge. Forte ma non diretto: sono d’accordo sul fatto che si rielaborano le minacce presnenti nella società, e in Batman questa rielaborazione è al centro della narrazione e della riflessione.
    Su Spider Man non sono d’accorsdo: l’educazione di Spiderman avveiene nelle strade di New York, quella di Batman (Begins) sull’Himalaya o quasi, Peter Parker è un ragazzo qualunque, Bruce Wayne è il figlio del “padrone-demiurgo- salvatore” di Gotham.
    Spider man (film) si muove alla luce del sole, tra i palazzi, e Raimi indugia spesso e volentieri sui suoi salti, sul movimento di SpiderMan nella città. Batman non è mai ripreso da Nolan muoversi nella città, ma è lui sullo stretto, o Gotham (piani lunghissimi).
    Per quanto riguarda l’iconografia: la metto semplice ma mi sembra che sia articolabile sull’opposizione luce/buio (NYC/Gotham, Spiderman/Batman). E’ rozza ma più o meno funzione.
    Sono invece d’accordo sul fatto che Spiderman rappresenta la crisi del supereroe, e batman no. Batman begins per me risponde alla domanda: “come deve nascere ed essere, dopo tutto questo, un supereroe?”
    manu

  8. Posted 11 luglio 2005 at 19:46 | Permalink | Rispondi

    Si ma qui si perde di vista il concetto che tutto questo è secondario in un film. Sicuramente i sottesi i riferimenti e quant’altro ci sono e fanno la loro parte in un’analisi socio-cinematografica, ma il giudizio sul film è assolutamente altro da questo.

  9. anonimo
    Posted 12 luglio 2005 at 15:27 | Permalink | Rispondi

    Tutto ciò è secondario in un film se si giustificano scelte narrative/figurative interne con ricorso forzoso a discorsi esterni. Se il testo accoglie in sé un discorso esterno che si fa carico di scelte enunciative precise a livello plastico (successione delle inqudrature, costruzione della figura di Batman), a livello narrativo (discorsi sulla paura, educazione di wayne ecc. ecc.) e figurativo (città/eroe) allora diventa pertinente per un giudizio – che vorrebbe essere – estetico.
    Non sono pertinenti – ne convengo, ma non ne sono certo al cento per cento – per un’analisi della signifcazione del testo.
    m.

  10. Posted 13 luglio 2005 at 16:14 | Permalink | Rispondi

    Solo per ricordare che la setta del film è quella del fumetto, ben precedente ad Al Qaeda e all’11 settembre. La prima apparizione di Ra’s al Ghul è nel BATMAN #232 del giugno 1971.
    (certo, la scelta di usarlo come villain non è casuale)

  11. Posted 8 agosto 2005 at 15:47 | Permalink | Rispondi

    Finalmente “un giocattolone hollywoodiano” che non si basa esclusivamente sugli effetti speciali (che comunque ci sono e fanno grande spettacolo) ma costruito su una solida sceneggiatura che racconta una storia coinvolgente al massimo, a cui lo spettatore partecipa senza un attimo di noia. Bellissima l’idea di mostrare come un uomo comune (seppur multimiliardario), oppresso dai sensi di colpa e dedito alla tormentata ricerca del bene (un uomo in perenne lotta con la propria anima), riesca a diventare un supereroe imbattibile, edificando così il proprio mito: un simbolo di speranza e di forza per tutti. Assistiamo con interesse e curiosità alle varie fasi di questa “costruzione” e tutto è credibile, ogni azione ha una sua logica: il “mito” ha una spiegazione concreta.
    Nel delineare come le filosofie orientali possano diventare fautrici di morte e di violenza (i cattivi sembrano dei monaci Zen “deviati”, dei giustizieri impazziti) il regista forse maschera (come ha sottolineato qualche critico) la percezione che Hollywood ha del “pericolo giallo”, di un cinema – superiore per tecnica e per profondità – che potrebbe mettere in discussione la sua leadership: anche se fosse vero è rimarchevole che ci si ponga il problema della diversità tra una giustizia radicale e feroce, e una dolente e umana.

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