LA TERRA DEI MORTI VIVENTI, George A. Romero, USA 2005

Ringraziando Manu per aver tenuto in vita il blog in questo periodo, tentiamo di scrivere qualcosa di sensato sul’ultima uscita interessante della stagione. Dopo circa vent’anni, e dopo una lunghissima serie di squallidi furti, Romero torna alle sue creature, a quella straordinaria intuizione che ebbe nel lontano 1968 in grado di cambiare indelebilmente il volto del cinema new horror. Lo script, da quello che si è letto sui molti articoli che hanno anticipato il film, prendo spunto da quello che il regista scrisse all’epoca per il terzo capitolo sui morti viventi, ma che non riuscì a realizzare per carenze economiche. Oggi, grazie all’interessamento di una major e alla rivalutazione decisamente tardiva di un regista, questo film riesce a vedere il buio della sala. Inutile dire che i rischi erano elevatissimi, ma si esce dalla sala tirando un lungo respiro di sollievo e soprattutto ritrovando un uomo che a 65 anni suonati ancora sa dove colpire e fare male. Non tutto torna, ma sembra anche inutile chiedere a Romero una perfezione o una finezza che non ha mai avuto. Per comodità partiamo dai difetti o, sarebbe meglio dire, dalle carenze (o eccedenze) di questo film: la prima che si nota è come il messaggio politico sia qui eccessicamente scoperto. Anche Natalia Aspesi sa che Romero, parlando di mostri, riesce a dire qualcosa di politico. il problema è che Romero sembra non voler scontentare le aspettative di questi insaziabile scovatori di sottotesti e esplicita, "sbandiera", le sue idee in modo fin troppo palese. Certo, alcune intuizioni sono fortissime (la Abu Ghraib dei morti viventi, dove i soldati giocano a tiro al bersaglio) ma dall’altra parte si sente uno dei protagonisti dire disinvolto "ti faccio una jihad nel culo", si nota continuamente le somiglianze tra Denis Hopper e quel presidente con la W. in mezzo, e si resta un po’ interdetti al trentesimo riferimento al Canada come terra promessa. Certo, non che per scovare metafore politiche nei suoi film precedenti bisognasse scervellarsi, ma qui si rischia veramente il lapalissiano. In secondo luogo c’è un’altra mancanza fondamentale: i tre film di Romero (e l’80% dei suoi imitatori) si basavano sulla delineazione di un gruppo e raccontavano il loro conseguente assedio, progressivamente più ampio (si passa dalla casa al centro commerciale per finire sottoterra dal momento che sopra "non c’è più spazio per i vivi") e "mutante". Solitamente la domanda da porsi era  "chi assedia chi?" Gli zombi certo ci mettevano del loro, ma c’è sempre stato un elemento esterno che sconvolgeva gli ordini difficilmente raggiunti e che andava a complicare le cose: ricordiamo le tensione tra il gruppo e la disposizione su due piani ne La Notte, I motociclisti ne L’Alba, la guerra di idee tra militari e scienziati ne Il Giorno. Qui il discorso, proprio in sceneggiatura, si fa molto più vago. L’assedio è ormai ovunque, i vivi sono rinchiusi su un isola (che ha molto della New York di Carpenter di 1997) ma non si punta su quello, neanche quando le tensioni tra i vivi, tra ricchi e poveri, portano a un (evidentissimo) G8 con tanto di zone rosse. Quello che qui interessa Romero è l’evoluzione del personaggio Morto Vivente, che sicuramente va a dare manforte alle argomentazioni politiche di Romero, ma che forse segna anche un definitivo stop alla saga. In modo estremamente semplice: dopo aver decretato un parallelismo tra vivi e morti nel primo capitolo, dopo aver regalato una soggettiva a un morto vivente nel secondo, dopo avergli fatto sfogliare un libro di Stephen King nel terzo – in linea con l’esplicitazione del messaggio politico – Romero alza la posta:  si schiera ormai definitivamente dalla parte dei morti viventi e gli regala una sicura manualità, un intelligenza e perfino dei sentimenti. Anche qui: un po’ troppo? C’è da chiederselo. Ma come si diceva all’inizio, questi sono dei dubbi e delle critiche che vengono mosse a un film che fondamentalmente è riuscito, capace nel 2005 di dire ancora una volta qualcosa di nuovo su una figura inventata quasi 40 anni fa e che lascia lo spettatore a bocca aperta quando mostra un esercito di morti viventi spuntare dal buio dell’acqua pronti a devastare una città. Esattamente come i morti viventi quando guardano i fuochi d’artificio…
Si esce felice anche per un moderato utilizzo degli effetti speciali, per un cameo di Tom Savini (nei titoli di coda "Zombi Machete"). Un po’ meno per alcune sequenze (soprattutto quella della morte di Denis Hopper) tirate via.

FEDEmc 

14 Comments

  1. Posted 21 luglio 2005 at 19:50 | Permalink | Rispondi

    Però non c’è tensione, e la paura risiede nella maggior parte dei casi nello zombi che salta fuori alle spalle e fa “buh!” (i personaggi poi rasentano l’idiozia). L’evoluzione degli zombi ricorda un po’ quella di Alien, dal puro istinto animale degli inizi per arrivare a una creatura capace di interazioni sociali più complesse e emozioni umane, perdendo a mio avviso gran parte del suo fascino.

  2. Posted 22 luglio 2005 at 14:11 | Permalink | Rispondi

    credo che il fascino della saga zombi romeriana (che mi pareva una trilogia conclusasi nell’86, comunque…) risieda nella compattezza di una mancanza di scampo, in un approccio escatologico alla materia mondo&suodestino se vogliamo in certi momenti grottesca ma pur sempre devastante. L’ignoranza e la cupidigia dell’uomo spesso militare, spesso ricco era contrappuntata dalla disperazione del drappello di savi che scappa col cuore in gola e probabilmente senza speranza. Era un approccio filosofico che usava l’horror e il mezzo cinema (si veda il doc. American Nightmare) per sdrammatizzare e sovvertire l’ordine culturale e gerarchico dello status quo. Controcultura gore e splatter dalla parte del più debole che si arrangiava (individualismo tipicamente USA, in Italia gli asseragliati nel supermarket contro gli zombi istituirebbero una associazione e chiederebbero numi al garante della privacy). Oggi è cambiato il modo stesso di fare controcultura: molto più integrato come schemi narrativi, come codifica di linguaggi e di stili. Questo film di romero non è esente da questi definiamoli limiti. Perchè il drappello di savi non è disperato ma glamour, perchè la risata il ghigno non è strozzato ma bonariamente da actionmovie. C’è un’idea di divertimento, ma non ci si diverte, c’è l’horror legato all’effetto speciale, ma non c’è intenzione di far paura (a parte il Buh dietro le spalle ma oramai anche mia zia lo sa costruire), c’è una volontà di satireggiare sul sociale (sulla politica un po’ meno) senza i mezzi completi per farlo.
    A me ha fatto un po’ pena.

    saluti
    DT

  3. Posted 22 luglio 2005 at 19:46 | Permalink | Rispondi

    Non avete nemmeno citato Asia Argento: equivale a darle un Oscar :)

  4. anonimo
    Posted 24 luglio 2005 at 18:32 | Permalink | Rispondi

    Scrivere “qualcosa d’interessante” su questo film???
    Ma quando mai avete scritto qualcosa d’interessante voialtri?
    Giorgio Barr

  5. Posted 25 luglio 2005 at 12:25 | Permalink | Rispondi

    Oltra a essere educatissimo, dimostri anche di non sapere leggere:”scrivere qualcosa di sensato sul’ultima uscita interessante della stagione”.
    Vedi? Interessante è riferito al film.
    Fmc

  6. anonimo
    Posted 25 luglio 2005 at 12:56 | Permalink | Rispondi

    ma quando mai noialtri abbiamo scritto qualcosa di sensato, caro Fede Mc?
    vabbe’. però sono abbastanza d’accordo con l’amico Turrini, non tanto nella valutazione complessiva (non mi ha fatto pena), quanto negli argomenti. il film, mi sembra dica il Turro, rinuncia a ridefinire il proprio spazio all’interno della cosiddetta controcultura. ci sono le attenuanti (oggi è percepito come alternativo un cineasta assolutamente normativo come M: Moore…), ci sono anche problemi di esaurimento del’immaginario: un film come “Dawn of the Dead” di Zack Snyder funzionava (secondo me) proprio perché rinunciava alla metafora controculturale nella figura dello zombie, spingendo la lettura nichilista ai limiti col nazismo. ma Romero, senza un riposizionamento del discorso politico, mi sembra un po’ debole e didascalico: presidente su tutti.
    tanto più che la formazione di una coscienza di classe da parte degli zombie fa cadere uno dei principali elementi di disagio per lo spettatore: l’indistinzione tra individui e il potere (sia pure solo distruttivo) della massa in quanto massa.
    p.

  7. anonimo
    Posted 26 luglio 2005 at 10:46 | Permalink | Rispondi

    Perché, dire che penso che non abbiate mai scritto qualcosa d’interessante (ma in realtà era (“sensato”) significa non essere educato? Non significa scrivere quello che si pensa?
    O volete solo lodi?
    Penso che, quando vi leggo, non scrivete nulla di sensato. Tutto qui. Un mio parere, e vorrei che fosse rispettato come rispettate le lodi, altrimenti ci fate la figura di chi si comporta da “educatissimo”.
    Giorgio Barr

  8. anonimo
    Posted 26 luglio 2005 at 11:21 | Permalink | Rispondi

    Caro Giorgio,
    il tuo parere, su secondavisione, è rispettato fino in fondo, tanto che nessuno ti censura o ti offende.
    qui, come avrai letto, si portano avanti discussioni anche feroci. e noi preferiamo ricevere critiche argomentate sulle singole posizioni, piuttosto che generici “non scrivete mai niente di interessante” (così come non andiamo matti per le rare lodi, come le chiami tu, scriteriate). tutto qua.
    paolo

  9. anonimo
    Posted 26 luglio 2005 at 15:34 | Permalink | Rispondi

    Quello che preferite non è quello che preferisco io, evidentemente.
    Non per questo mi si deve dare del maleducato!

  10. anonimo
    Posted 28 luglio 2005 at 00:49 | Permalink | Rispondi

    Capitano anche queste cose, è il caldo.Fede ho il tuo dvd, quando vuoi.Valido

  11. anonimo
    Posted 28 luglio 2005 at 12:43 | Permalink | Rispondi

    Giorgio Barr, sii più circostanziato… altrimenti sembri Raz Degan.

  12. Posted 8 agosto 2005 at 21:38 | Permalink | Rispondi

    su romero sto più o meno con fede, ma il mio post latita causa vacanze.

    saluti educati dalle spiaggie del nordovest mentre guardo con piacere Sognando la California, che è – diciamolo – una vetta.

    tutto qui.

    kekkoz

  13. anonimo
    Posted 9 agosto 2005 at 13:24 | Permalink | Rispondi

    ciao kekkoz, ciao valido, ciao tutti. tornato ieri dalle vacanze, scopro che a milano c’è braking news di johnny to. yes. chi c’è a venezia di voi?
    Baci
    Fmc

  14. Posted 18 agosto 2005 at 00:54 | Permalink | Rispondi

    venezia per ora è sul livello wannabe. vedremo. non si sa mai.

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