Recupero visioni estive
 
Dear Frankie di Shona Auerbach
 
Senza ben capire ancora adesso per quale motivo lo si è visto, ci si trova di fronte ad uno dei più fulgidi stereotipi della categoria critica improvvisata dei “film teneri”. Si seguono le disavventure di Frankie, ragazzino sordo, che scappa da una parte all’altra della Scozia con madre e nonna, e che non conosce il padre, a cui scrive delle lettere credendolo marinaio intorno al mondo, quando invece è un pericoloso violento ed è la madre a farlo vivere nella dorata illusione, scrivendo lei le lettere che il bambino riceve credendole del padre, e ingaggiano uno sconosciuto a interpretare il ruolo di padre. Insomma un bel minestrone di elementi ricattatori, che si fondono con una regia televisiva e con una risoluzione narrativa da far impallidire qualsiasi intervento di deus ex machina: il padre si pente, lo sconosciuto oltre ad essere un gran figo è anche sensibile e si affeziona al bambino e alla bella madre, Frankie, oltre ad essere delizioso,  è superintelligente e sembra aver capito tutti gli amorevoli inganni della madre e averli paternamente perdonati. Una versione più sfortunata e dolciastra di Billy Elliot, con qualche ambizione di realismo in più. Che forse è la parte più accettabile del film, non tanto nella sequenza degli eventi, ma piuttosto nella riuscita descrizione dell’interazione tra i personaggi e la città di Glasgow, soprattutto il porto. Un po’ pochino
 
La sposa siriana di Eran Riklis
Film sul tema del confine, che ha ossessionato il cinema “impegnato” degli ultimi quindici anni (e non solo), riesce a mettere a confronto la struttura di una commedia corale, con istanze politiche e di denuncia circostanziate e mai eccessive. Forse il segreto è l’aver tenuto il centro della narrazione, la sposa drusa (abitante delle alture del Golan con la famiglia, che per sposarsi andrà in Siria e da apolide diventerà appunto siriana, senza poter più tornare nei territori occupati da Isralee), come punto vuoto, senza parole e senza azioni diverse dal matrimonio, attorno a cui si coagulano le storie familiari. Il figlio ripudiato perché maritato con una russa, la sorella coraggiosa ma bloccata da scelte sbagliate in gioventù, il padre-patriarca impegnato in politica e per questo incarcerato, sono rivoli di narrazione che si svolgono apparentemente normali attorno ai festeggiamenti separati di un matrimonio differito e assurdo. È come se la quotidianità si fosse messa in pace attorno a un nucleo assurdo, e la protagonista prigioniera di questo assurdo fosse l’unica a viverlo appieno, per questo privata della capacità di parlare e di agire. Proprio per questo, sarà l’unica a rompere con l’assunzione di responsabilità di un gesto individuale e rivoluzionario, la situazione di stasi che tutti hanno accettato, in un modo o nell’altro. Parabola sull’essere apolidi e sugli affetti apolidi, riesce a evitare le stanche allegorie e gli schematismi compiaciuti, riuscendo a rendere viva e pulsante la presenza cinematografica di una terra di nessuno. Una sorpresa.
 

manu

9 Comments

  1. Posted 9 agosto 2005 at 18:56 | Permalink | Rispondi

    Figghiu, tornasti !

    (di Dear Frankie fondamentalmente ricordo la facie del marinaio e basta)

  2. Posted 21 agosto 2005 at 16:31 | Permalink | Rispondi

    A me sono piaciuti entrambi. “Dear Frankie”: I racconti che vedono protagonisti bambini corrono sempre il rischio di essere leziosi, volutamente “strappalacrime”, sdolcinati e ricchi di un sentimentalismo francamente insopportabile. La regista Shona Auerbach accortamente evita il pericolo con uno stile asciutto al massimo.
    “La sposa siriana”: Certamente uno dei film più interessanti dell’intera stagione 2004-2005 (e che avrebbe meritato di circolare in un periodo di più alta frequenza nei cinema). Un film che parla di confini fisici, mentali ed emotivi e della volontà di conviverci e di attraversarli; un film di grande attualità visto quanto sta accadendo in varie parti del mondo e che riguarda tutti gli uomini, vicini e lontani.

  3. anonimo
    Posted 22 agosto 2005 at 17:40 | Permalink | Rispondi

    d’accordo su sposa siriana, ma a me sembra che dear frankie sia veramente troppo conciliante, troppo favola, semplicistico insomma, e lo stile asciutto mi sa un po’ di sciatteria.
    ciao
    m.

  4. anonimo
    Posted 22 agosto 2005 at 19:04 | Permalink | Rispondi

    ohi, nessuno è andato a vedersi johnnie to? sacrileghi!!!
    (è un mese che non vedo un tubo e mi abbronzo)

    snobchaney

  5. anonimo
    Posted 23 agosto 2005 at 10:25 | Permalink | Rispondi

    Visti Johnnie To e Mean Creek: su Breaking News lascio l’onore a fede.
    Su Mean Creek appena ho tempo ci medito un secondo e scrivo: comunque film indipendente medio, né bene né male.
    m. l’ecumenico

  6. anonimo
    Posted 23 agosto 2005 at 18:51 | Permalink | Rispondi

    non certo il mio Johnnie to preferito.
    avercene, pero’, di film così…
    lonchaney

    p.s.: mean creek mi ispira…

  7. Posted 23 agosto 2005 at 18:56 | Permalink | Rispondi

    Manu, sei molto più buono di me ultimamente. Ci dobbiamo preoccupare ?

    (Violetta in stress da neolavoro)

  8. anonimo
    Posted 24 agosto 2005 at 10:33 | Permalink | Rispondi

    Vio: io mi sto preoccupando, ma mi basta pensare alla rappresentanza vitale e innovativa del cinema italiano a Venezia per riprendermi.
    Lon: anche a me ispirava Mean Creek ma in fin dei conti è la solita roba indipendente, senza particolari idee, l’unico pregio è che cerca di non essere totalmente tagliato con l’accetta nella narrazione, ed è aiutato anche dagli attori bravi Breaking news è indubitabilmente un ottimo film.
    m.

  9. Posted 25 agosto 2005 at 18:00 | Permalink | Rispondi

    se mi prendi come guest star te lo scrivo io Mean Creek

    (vio in un delirio di onnipotenza)

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: