Luna piena a Marechiaro

Capita che in una sera estiva, da solo a casa, mi ricordi di un film che mi è stato donato molto tempo fa dai miei studenti dello IULM. E decida di guardarlo. Rimanendo a bocca aperta per un’ora e mezza.

La croce dalle sette pietre è un film incredibile, che è stato finanziato con l’articolo 28, non è mai uscito nei cinema italiani, ma si sta diffondendo grazie al p2p. Non andrò ad impantanarmi nelle pastoie della definizione di trash, scult e compagnia bella per definirlo. Provateci voi, partendo dalla trama.
Marco (interpretato da Marco Antonio Andolfi, regista, sceneggiatore e montatore del film – hai capito, Orson?) va a Napoli per incontrare una cugina. Appena dopo avere fatto colazione al bar viene scippato di un grosso gioiello, la croce del titolo, che potrebbe tranquillamente vincere il premio "bigiotteria contro i diritti umani", ed appare disperato. Perché? Perché lui è il figlio nato dall’unione tra sua madre e la Bestia, ed è condannato, senza l’amuleto, a trasformarsi in lupo mannaro e a fare stragi orrende. La trasformazione avviene a mezzanotte, a prescindere dalla luna, tant’è che si vede un’inquadratura di una luna a metà, ma il plenilunio, come gli altri elementi classici, nell’horror postmoderno non servono, no? Anche i vampiri di The Addiction giravano liberamente di giorno… Insomma, il nostro monoespressivo protagonista scopre che la croce è finita nelle mani di don Raffaele Esposito. Dopo avere rifiutato "’na tazzuliell’ ‘e cafè", gentilmente offerta dal boss, il nostro viene malmenato perché sospettato di nascondere qualcosa e di non volere solamente la croce. Anche per questo motivo, il boss inizia a chiedergli perché Marco sia lì: nell’"interrogatorio", praticamente, il boss rivela tutte le attività criminali del clan, con domande tipo "Sei qui per il traffico di droga? Se qui per le armi che importiamo?" e così via. Disperato, quando scopre che Marco viene da Roma, pensa che si tratti di altro e quindi… Quindi donraffaeleesposito chiama l’Onorevole, dicendo cose come "Ci hanno scoperti". Ma viene zittito dall’Onorevole, perché, lo sappiamo, la camorra vabbè, ma alla fine la colpa è dei politici, signora mia. Marco si libera dei malviventi a mezzanotte, trasformandosi e uccidendoli a spinte e testate, tipo Bud Spencer prima della carriera politica, e va a Roma con la sua bella (si innamorano così velocemente che, in confronto, un colpo di fulmine è una cosa tormentata e complessa). E chi ha la croce? Ma una specie di battona tardona, con la quale Marco ha un amplesso che credo entri di diritto nell’olimpo delle sequenze di sesso. Durante il rapporto, il nostro si trasforma, uccidendo la donna, ma alla fine l’amore suo lo salva, gli dà la croce e tutto torna a posto.
Inquadratura finale con loro che passeggiano con barboncino al guinzaglio in piazza San Pietro, con la basilica scampanante su cui appare, lo giuro, un’immagine in sovraimpressione di Gesù.

Per ulteriori approfondimenti e per il fotoracconto del film, guardate prima qua e poi qua.

E adesso, si apra il dibattito.

Francesco

One Comment

  1. anonimo
    Posted 11 novembre 2007 at 19:45 | Permalink | Rispondi

    conosco personalmente il “regista”… :) per info mandatemi una mail Eptors@hotmail.com..ho notizie fresche fresche!! :) :)

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