BREAKING NEWS, Johny To, HK, 2004

Una banda di rapinatori, dopo aver umiliato pubblicamente la polizia davanti alle telecamere, si trova assediata in un enorme palazzo, alle prese con ostaggi, altri gangsters e una detective arrogante e decisa a riconqustare il favore della popolazione di Hong Kong giocando sullo stesso campo, utilizzando a proprio favore i media. Cronologicamente precedente a Throw Down, film presentato l’anno scorso a Venezia, Breaking News non è sicuramente il To migliore, ma è comunque indice della facilità con cui il regista riesce, con classe infintamente superiore a molti colleghi, a utilizzare gli stereotipi del poliziesco made in Hong Kong, riuscendo comunque a inventarsi qualcosa di nuovo. Un divertisment in cui il regista sembra volersi continuamente complicarsi la vita. Prima con l’illusione di un rischiosissimo film a tesi (il potere della televisione, il voyerismo) poi con una lunga serie di personaggi e di situazioni vagamente tagliati con l’acetta, tra cui citiamo: lo sbirro deciso ad ogni costo ad arrestare i cattivi capace di dire solo "li acciufferò quei bastardi!", la stima tra poliziotti e gangsters ma "abbimo scelto due strade diverse", gli iniziali scontri e l’inevitabile amicizia che porta addirittura al sacrificio tra due gangsters appena conosciuti, il capo della polizia duro ma giusto (Simon Yam) che ha avuto una storia con la detective dura ma stronza, e cosi via… Come detto, oltre a dimostrare di potere e sapere giocare quasi matematicamente con queste figure e con questi topoi, To realizza un bel film d’assedio in cui quello che stupisce maggiormente è la gestione dello spazio. Il piano sequenza iniziale, tutta la parte centrale del film ambientata nel palazzo, la sparatoria nel condotto dell’ascensore, il piano sequenza nel pullman finale, com il fuori campo del polizziotto in moto, lasciano a bocca aperta e confermano, anche in un film decisamente ma dichiaratamente minore della sua filmografia, l’incredibile talento di Johnny To. Il motivo per cui sia stato il primo suo film distribuito in Italia (Johnny To, classe ’55, ha diretto ben 40 film) rimarrà penso un mistero per anni. Speriamo a questo punto che non rimanga un caso isolato.

 

THE ISLAND, Micheal Bay, USA, 2005

Clamoroso flop al botteghino USA (pare addirittura sia riuscito a far fallire la Dreamworks) l’ultimo film del regista di The Rock, Armageddon, Bad Boys I e II e ormai produttore della nuova ondata di Horror per teenager americani, è un pasticcio fantascientifico che, senza crederci più di tanto, punta in alto  riutlizzando idee altrui. Due poveri cloni (Scarlettina e Ewan McGregor) creati da una multinazionale senza scrupoli per fare da pezzi da ricambio per i loro ricchi "sponsor" (così vengono chiamati quelli che pagano per avere un clone), scappano da un forzato isolamento e lottano per conquistare l’individualità e una vita propria. Inseguiti da una squadra di recupero cazzutissima, si impegano a far esplodere tutto ciò che incontrano. Dopo aver imboccato la strada del film di fantascienza intelligente per la prima parte, inevitabilmente ci si accontenta poi di una manciata di sequenze d’azione. Come già visti sono i riferimenti "colti" a Blade Runner o a L’Uomo che Fuggì dal Futuro, lo stesso lo si può dire per le scene d’azione: l’inseguimento sull’autostrada (decisamente il meglio del film) è la fotocopia di quello già fatto da Bay in Bad Boys II. La cosa che però maggiormente infastidisce è l’estetica coatta del film. Non solo nello stile di Bay che, giustamente,  non ha mai brillato per asciuttezza o classe ma anche nella proposta estetica di un futuro molto prossimo tutto interni minimal e tutine aderenti, più adatto a uno spot di macchine di classe che a un film. I giochini metacinemtografici, i cloni che incontranio i loro sponsor ricalcati sui personaggi reali (Scarlettina clone che vede la sua pubblicità di calvinclain, McGregor clone che si incontra) porta allo sbadiglio facile. Scarlett Johansson è bella assaje ma non riesce a cambiare espressione neanche per isbaglio in quasi due ore di film. Una domanda: perchè dal camion in autostrada cadono ruote di treni se la prima cosa che viene mostrata delle città del futuro sono proprio i treni che svulazzano senza più bisogno di ruote?

THE AMITYVILLE HORROR, Andrew Douglas, USA, 2005

L’uomo con il fisico più bello dell’universo si toglie spesso la maglietta: per andare a letto, per tagliare la legna, per fare il bagno, ecc… Oltre a questo, decisamente il tema portante del film, decide con la moglie simile a Naomi Watts, e con i di lei insopportabili pargoli, di comprare una casa bellissima. Tra gli optionals: lago, rimessa per la barca, scantinato buio, polveroso ed ex mattatoio per indiani, fantasmi nell’armadio, Satana in filodiffusione. Dopo aver visto morti in ogni sgabuzzino, decide di comprarsi delle lenti a contatto rosse, sbarrare gli occhi, parlare da solo, farsi convincere dal programma radiofonico del demonio (tutte le notti alle 3,15 per chi è interessato) ad uccidere la sua famiglia. Riuscirà, sfortunatamente, ad uccidere solo il cane ad accettate. La famiglia però lo salva dalle lenti a contatto rosse e dagli istinti omicidi, portandolo in gita al lago. Ovviamente a torso nudo. Il tutto è ambientato negli anni ’70. Lo si capisce perchè si vede un poster dei Kiss, di Alice Cooper e dei pantaloni a zampa. Secondo remake horror prodotto da Micheal Bay, dopo il preoccupante Non Aprite Quella Porta di Marcus Nispel del 2003. Il remake del film di Hooper era un goffo e squallido tentativo di aggiornare il new horror politico anni ’70 agli standard dell’horror odierno, dimenticandosi la politica ma semplicemente esagerando in dosi di emoglobina. Un perchè, anche se schifoso, insomma ce l’ aveva. Qui invece non si capisce per quale motivo si sia andati a recuperare il film di Rosenberg del 1979, capostipite della lunga serie di film incentrati sulla frase "qui una volta c’era un cimitero indiano!". Prevedibile, basato solo su continue e insensate esplosioni di decibel e di confuse scene orrorifiche, il film vorrebbe parlare dell’esplosione del nucleo familiare, ma finisce per essere una lunga serie di figuracce di Ryan Reynolds (quello fisicato perennemente senza maglia) alle prese con una parte che nel 2005 non può non ricordare il jack Torrance di Shining. Quattro minuti dopo essere usciti dal cinema si autodistruggerà dalla vostra memoria.

RIDING GIANTS, Stacy Peralta, USA, 2004

Dopo l’innsperato successo di Dog Town and Z-Boys, la Fandango decide di distribuire (con solo un anno di ritardo!) il secondo documentario di Stacy Peralta, questa volta incentrato sulla storia del surf. Ancora una volta si passa da cenni storici e cronologici sulla nascita dello sport in questione, alla delineazione mitologica dei personaggi che questo sport l’hanno modificato e portato all’estremo. Da Gregg Noll fino a Laird Hamilton, passando per Jeff Clark, Peralta, che fondamentlmente rimane uno skater, racconta la sottocultura surf in generale, ma si concentrate sui Big Wave Surfer. I tre pazzi in questione sono uomini alle prese con un instancabile ed inesauribile desiderio di sfidare la forza dell’Oceano tentando di cavalcare onde sempre più grandi e alte, rischiando continuamente la vita per un irrinunciabile scossa d’adrnalina che li tiene in vita. Tre impressionanti ritratti di pazzoidi megalomani incapaci di rinunciare anche di fronte alla vecchiaia o alla morte all’unico modo per sentirsi giganti. Peralta ha questa volta la distanza necessaria da ciò che racconta e anche evidentmente anche più mezzi e capacità. Da recuperare in fretta.

FEDEmc

6 Comments

  1. Posted 29 agosto 2005 at 01:17 | Permalink | Rispondi

    sul bellissimo breaking news: speriamo davvero sia un inizio! vedere throw down nelle nostre sale (impossibile, a mio avviso) potrebbe causarmi delle crisi simil-lisergiche.

    (polizziotto è un refuso o ci credi davvero?)

    (a venezia ci sarò, a mie spese. becchiamoci?)

  2. Posted 29 agosto 2005 at 03:27 | Permalink | Rispondi

    c’è un piccolo e umile blog collettivo per venezia, si parla di tre righe a testa sui film visti ed eventuale link ai post “completi” – è ancora grezzo e mooolto migliorabile – per partecipare (non è obbligatorio!) ed eventualmente lavorarci su prima della partenza (è open source!) basta accettare l’invito già mandadoti nei messaggi di splinder – ciao!

    http://lidobloggers.splinder.com/

  3. anonimo
    Posted 29 agosto 2005 at 12:40 | Permalink | Rispondi

    bella kekkoz. becchiamoci a venezia. io parto domani. polizziotto è uno dei refused. per il blog avremo (io e fra) da scrivere sul nostro quindi per quello li collettivo non so, però ringraziamo e ci pensiamo.
    Fmc

  4. Posted 29 agosto 2005 at 13:24 | Permalink | Rispondi

    già, o voi fortunati possessori di accredito stampa… o no?

    comunque l’idea è mettere due parole due sull’altro con il link ad un eventuale post intero… tanto per avere una panoramica. in ogni caso ci becchiamo là. ciao a tutti e due, o voi splendidi uomini sexy.

  5. anonimo
    Posted 30 agosto 2005 at 18:36 | Permalink | Rispondi

    la risposta alla tua domanda è in realtà semplice. dopo il trionfo critico del capolavoro PTU, johnnie to, che è un laido furbone oltre che un genio, ha capito che era il momento di sfondare nei festival grossi e contemporaneamente nei
    mercati esteri.
    quindi ha sfornato un film studiatissimo in cui comparissero nodi teorici ben visibili (fin troppo), ma che fosse ben digeribile da un pubblico non avvezzo alle stranezze hongkonghesi (di qui i personaggi da telefilm e le scopiazzature da film sconosciuti come expect the unexpected, big heat e bullets over summer).
    BREAKING NEWS è un cinico cavallo di troia per entrare nel giro che conta, ma riesce a essere anche (onore al maestro) un ulteriore tassello nel discorso di to sulla mistificazione come strategia di sopravvivenza (vi ricordate il trucco di anthony wong in the mission, il rapporto mistificato alla fine di PTU e il cadavere vendicatore di A HERO NEVER DIES.
    con THROWDOWN ha rischiato grosso, con un film anarchico e fuori da ogni regola, molto hongkonghese (e molto vicino al capolavoro), e infatti è piaciuto solo agli iniziati.
    FILM STUpefacente e sapientissimo, breaking news, ma sotto sotto mi è un po’ antipatico (non lo dite a nessuno, però)
    lonchaney

    p.s.: gli scambi di favori tra gangster onorevoli puzzano di clichè di qui a un miglio
    P.S. La scena della distribuzione del rancio ai poliziotti è unm gran pezzo di umorismo, geniale!

  6. anonimo
    Posted 31 agosto 2005 at 13:44 | Permalink | Rispondi

    la domanda era ovviamente quella sul perchè Breaking News è il primo To arrivato alò ciunema in italia..
    londistratto

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