ORIZZONTI – Texas, Fausto Paravidino, Italia

Fausto Paravidino è l’enfant prodige del teatro italiano, e ha deciso di buttarsi sul cinema. Con la rincorsa. Racconta, quindi, di un gruppo di amici che vive in un luogo "non ancora urbano, ma neanche rurale" (un paesino, insomma), facendo intrecciare le loro storie. Valeria Golino è una maestra che si innamora di Gianluca, un ragazzo molto più giovane di lei, che non considera la sua fidanzata Cinzia, che non si integra con gli amici di Gianluca, che litiga… eccetera eccetera.
La struttura temporale che usa Paravidino è inversa, raccontando dei sabati nell’arco di qualche mese, andando poi di nuovo avanti nel tempo. La struttura narrativa, invece, segue quella teatrale, soprattutto nella volontà assoluta di tirare tutti i fili e riunirli alla fine. Il problema del film è che tutto è incerto, insicuro, troppo urlato o intimista-da-catalogo. Il regista scopre il cinema, e quindi, oltre al flashback del cui abuso si è già detto, usa riprendere lo stesso gesto da punti di vista diversi per più volte, cita alcuni film, tra cui I Tenenbaum, quando vuole presentare velocemente i personaggi, ritraendoli come in una foto di famiglia, ma cade nella macchietta (sì, c’è uno degli amici che parla coi rutti e si fa chiamare "Oklahoma", e indovinate come lo dice).
Se la prima parte del film vuole essere leggera e ironica, il dramma necessario compare alla fine del film, con una violenza sessuale gratuita a fare da prefinale.
Purtroppo, non un’occasione mancata, ma uno dei film più brutti visti in questi giorni. Purtroppo, italiano come gli altri.

FUORI CONCORSO – Tim Burton’s Corpse Bride, Mick Johnson, Tim Burton, USA

http://www.scifimoviepage.com/upcoming/photos/corpse6.jpgEvviva evviva evviva! Come definire questo film se non come un capolavoro? Riprendendo una leggenda ebraica, Burton racconta di Victor (doppiato da Johnny Depp), che, facendo le prove per un matrimonio combinato, infila la fede in quello che sembra un ramo che spunta dal terreno, e invece si rivela essere l’anulare della sposa cadavere del titolo. Victor viene così trascinato nel mondo dei morti… Sarebbe un delitto dire una sola parola di più sulla trama del film, va visto e basta. Ma, se la struttura ricorda molto Nightmare Before Christmas, a partire dalla suddivisione in due mondi, questo film è superiore sotto molti punti di vista. Tecnicamente, innanzitutto, si usa l’animazione a passo uno in maniera splendida, a partire dalle possibilità espressive dei volti e dell’attenzione ai dettagli, alle ombre, allo sfondo. Ma anche visivamente il film dona, fin da subito, dei momenti quasi psichedelici, con la musica di Elfmann ancora una volta in primo piano quasi quanto le immagini. Burton può spingere sul suo adorato modo di fare humor nero, scherzando con la morte e l’amore e osando con giochi di parole e battute che funzionerebbero anche da sole. Il problema è vedere come saranno tradotte e doppiate.
Lo so che suona antipatico, ma vederlo in lingua originale è necessario più che per altri film. Non oso immaginare la sposa doppiata da Michelle Hunziker o il protagonista doppiato da Luca Laurenti, quando ci sono voci originali come quelle di Helena Bonham Carter e di Christopher Lee.
Anche lo spirito citazionistico è presente, con evidenti riferimenti al Nosferatu di Murnau e altre pellicole. E, proprio a questo proposito, basterebbe il fatto che viene citato Via col vento, con tanto di musichina, con leggerezza e ironia, per confermare le capacità di Burton e la bellezza assoluta di questo film.

VENEZIA 62 – O fatalista, Joao Botelho, Portogallo

Tratto da Diderot, O fatalista è Tiago, che fa un viaggio in macchina con il suo capo. Convinto che qualsiasi cosa accada debba accadere perché "scritta lassù", Tiago racconta le sue avventure amorose, sempre continuando a viaggiare, fermandosi in due alberghi, e raccogliendo altre storie, fino ad un finale che rivela, se mai ce ne fosse stato il bisogno, la dimensione metanarrativa del film.
Surreale, interpretato e girato benissimo, questo atipico road movie, in realtà è una bella riflessione sulla bellezza del raccontare, un tema esplicito anche in un altro titolo in concorso come "I fratelli Grimm". Tiago non si preoccupa della vita, se la gode, è esplicito nei sentimenti e nelle sue espressioni, guidato, appunto, dal fatalismo. Oltre al lato allegorico, il film si fa vedere proprio per quello che accade, per le situazioni che riesce a creare e per l’originale rivistazione del classico testo di Diderot. Nel finale, si torna proprio alle pagine scritte: in una sala di montaggio, che ha sulla porta il cartello "Epilogo", il regista e i suoi collaboratori discutono su come potrebbe finire il film. Le possibilità sono tre, di cui una è probabilmente falsa, come potrebbero essere false le storie raccontate da Tiago o dalle persone che i due protagoniti incontrano in viaggio. Ma tanto, che ce ne importa? Se sono false, sono false, se no, sono vere.

Francesco

3 Comments

  1. anonimo
    Posted 8 settembre 2005 at 12:27 | Permalink | Rispondi

    aho, ma che vi siete addormentati?
    Vogliamo sapere di Stanley Kwan!!

  2. anonimo
    Posted 8 settembre 2005 at 19:22 | Permalink | Rispondi

    399, firmati!! ecchè diamine!!
    lonchaney

  3. anonimo
    Posted 14 settembre 2005 at 11:07 | Permalink | Rispondi

    So che verrò coperto da contumelie e vituperi, ma secondo me in Texas ci sono delle cose buone. Segirà post.
    manu

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