VENEZIA 62 – Garpastum, Alexey German jr., Russia

Una famosa critica di un importante quotidiano nazionale ha commentato stamattina questo film con la seguente frase: "Bello, e poi… ricordava Sokurov, c’era sempre questa nebbiolina…" "Non confondiamo la cacca coi diamanti", avrei voluto dirle, ma non ho avuto il coraggio di infierire sull’anziana.
Garpastum è la traslitterazione russa di "harpastum", il nome dato ad una forma antica di calcio, giocata nell’antichità. Ed è proprio il calcio, il calcio come speranza, semplicità, speranza contro la guerra, che appassiona i due protagonisti, fratelli, insieme, ovviamente, all’ammore. German ambienta il film nella Russia del 1914. Per non sbagliarsi, mette una didascalia e fa vedere, come prima immagine, la partenza di un certo "Gavrilo" per Sarajevo. Sì, si tratta proprio di Gavrilo Princic, che uccise l’arciduca d’Austria, scatenando, di fatto, la prima guerra mondiale.
Ma gli effetti della guerra tardano a farsi vedere nella San Pietroburgo: i giovani fanno una squadretta di calcio, e decidono anche di comprare un appezzamento di terra per fare il loro campo e non essere disturbati. Nel frattempo uno scopre le gioie del sesso orale, l’altro lavora in una farmacia. Ma come fare per raccogliere i soldi necessari affinché il sogni si avveri? Sfidando altre squadre improvvisate e scommettendo sulla vittoria. Ma la guerra e la violenza faranno sì che i giovini non potranno avere il loro stramaledetto campo, eccetera eccetera, anche se alla fine l’amore e il calcio trionfano.
Che palle. Un film tutto virato in seppia (che fa tanto antico), in cui la maestra-di-sesso ha già evidentemente letto "Il secolo breve" di Hobsbawm decine d’anni prima della sua pubblicazione, visto che capisce già che lei e gli altri stanno vivendo la fine di un’epoca, e anzi, dice proprio "E’ iniziato il ventesimo secolo".
Sokurov fa cinema. German ci prova, con scarsi risultati.

FUORI CONCORSO – Backstage, Emmanuelle Bercot, Francia

Lo ammetto: sono andato a vedere il film solo perché sono invaghito di Emmanuelle Seigner e perché il soggetto mi sembrava buono: una ragazzina, ossessionata dalla popstar Lauren (Seigner), riesce ad entrare nel suo entourage e a creare un rapporto ambiguo e morboso con la donna, ovviamente in crisi creativa, sentimentale, sociale.
Intanto, il film è punteggiato dalle canzoni di Lauren, cantate dalla stessa Seigner, che hanno dei testi tra il surreale e il ridicolo. Alcuni passi? "Parto in tromba" (giuro), "La vergine si spoglia davanti agli apostoli", "Voglio la stanza numero uno, quella col velluto rosso" e via delirando. Isilde le Besco, che interpreta l’adolescente Lucie, è perennemente sbalordita, cambia tre espressioni, forse perché, chissà, è una fan della Seigner e quindi le viene naturale mostrare queste emozioni.
Finale stupendo in cui Lucie, che nel frattempo ha sedotto l’ex ragazzo di Lauren, per cui la cantante ancora sta male, ha avuto un figlio da lui, ma solo per darlo a Lauren (sic), ascolta un concerto alla radio in cui la sua (ex?) idolo canta una canzone ispirata a lei.
Il film è stato interrotto a metà per un guasto ed è partito un applauso scrosciante.
Ah, già, mentre tornavo a casa, ho visto la Seigner: le ho detto che pensavo del film solo dopo che abbiamo limonato. Mica scemo.

VENEZIA 62 – La bestia nel cuore, Cristina Comencini, Italia

Il secondo film italiano in concorso, secondo le indiscrezioni, doveva essere il peggiore dei tre. Non è così. La Comencini trae il soggetto dal suo romanzo omonimo, e lo adatta con le sceneggiatrici Francesca Marciano e Giulia Calenda. Sabina (Giovanna Mezzogiorno) vive con Franco (Alessio Boni) una vita apparentemente normale e soddisfacente. Una notte un sogno la sconvolgerà al punto tale da capire di dovere indagare sul suo passato e la sua famiglia, e in particolare sulle figure dei genitori, di cui ricorda pochissimo. Per questo va a trovare il fratello Daniele (Luigi Lo Cascio), che vive da tempo negli Stati Uniti. Proprio grazie al fratello verrà a galla una verità dolorosa.
La Comencini ha a disposizione degli ottimi attori, per questa buona storia, soprattutto quelli nei ruoli marginali. Bravissima Angela Finocchiaro e Stefano Battiston, anche se, da indiscrezioni, pare che l’interpretazione della Mezzogiorno sia in lizza per un premio. I dialoghi sono convincenti, anche se la storia è drammatica, c’è l’ironia e momenti da commedia a stemperarla. Il problema è la regia, tutto sommato piatta e senza guizzi, a parte poche cose non riuscite. La versione vista qui è quella che sarà nelle sale italiane, con una scena di rottura delle acque a mo’ di inondazione finita sul pavimento della sala di montaggio.
Un buon film, per fortuna, accolto da applausi e neanche un fischio. Siamo comunque nei pressi di un livello medio di cinema, non aspettatevi di vedere grandissime cose.

Francesco

8 Comments

  1. anonimo
    Posted 8 settembre 2005 at 13:52 | Permalink | Rispondi

    nebbiolina?

  2. anonimo
    Posted 8 settembre 2005 at 18:16 | Permalink | Rispondi

    c’è sempre un italiano in lizza per il premio secondo le voci, ma non vince mai…
    sabato a fuori orario fanno il primo film di German jr. (figlio di un grande regista russo), che si dice fosse bellissimo.
    lonchaney

  3. anonimo
    Posted 11 settembre 2005 at 00:04 | Permalink | Rispondi

    è bellissimo, infatti. Quanto a Garpastum, è un capolavoro. Mi sembra un po’ frettoloso liquidarlo a quel modo. L’amore e il calcio non trionfano affatto, neanche lontanamente. Le decine e decine di pianisequenza labirintici in cui si spezzettano e mescolano mille elementi diversi del racconto (come fa poi Aleksei German sr., qui nume tutelare (cfr. specialmente “Krustaliov, maschinu!”) molto più che nel precedente film di German jr.) fanno davvero così schifo? A me sembra una soluzione figurativa folgorante per riprodurre la caoticità incontrollabile della Storia – tema su cui è incentrata la sceneggiatura e che viene sviluppata in modo molto più complesso di come la si dipinge qua.
    Harald E Mann

  4. Posted 12 settembre 2005 at 16:44 | Permalink | Rispondi

    Francesco, che ti è successo? Troppo buono questo giudizio sul film della Comencini… da te non me lo sarei aspettato, davvero! Si salva solo la parte-commedia (concordo con te su Battiston e Finocchiaro), ma il resto è una tragedia… di noia. Con dialoghi (e tempi) da fiction tv. Ma il cinefilo sei tu, mica io.

  5. anonimo
    Posted 12 settembre 2005 at 16:59 | Permalink | Rispondi

    Io me lo sono registrato. Spero di riuscire a vederlo, mi sono fidato di te Lon.
    manu

  6. anonimo
    Posted 12 settembre 2005 at 17:05 | Permalink | Rispondi

    io invece ho sbagliato canale, caro manu. mi toccherà farmelo prestare.
    quest’estate mi è venuta un’incontenibile voglia di duplicarti dei film. adesso lo faccio e te li spedisco. a mio insindacabile gusto, ovviamente.
    lonchaney

  7. anonimo
    Posted 12 settembre 2005 at 17:18 | Permalink | Rispondi

    Dupica, duplica, che mi sento di perdermi un sacco di buna roba.
    Ho registrato pure les amants réguliers, ma siccome era dato alle 00.40. io ho messo su raitre a mezzanotte e un quarto e era già iniziato da un po’. Ma i palinsesti non dovrebbero essere calcolati al minuto? E nel momento in cui si ha una “chicca” del genere, un po’ meno di cialtroneria non guasterebbe. Magari sono solo io rincoglionito. manu

  8. anonimo
    Posted 13 settembre 2005 at 10:45 | Permalink | Rispondi

    eh, anch’io ho perso les amants reguliers. uscirà comunque al cinema sottotitolato.

    lonchaney

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