ORIZZONTI – Hongyan (Dam Street), Li Yu, Cina

Nella Cina dei primi anni ’80 l’adolescente Xiao Yun rimane incinta del suo fidanzato. Il bambino viene affidato ad una famiglia, ma la madre di Xiao, insegnante, le dice che è morto. Dieci anni dopo Xiao Yun è ancora considerata una sgualdrina, e sbarca il lunario cantando canzoncine pop con una squallida band. Nasce però un’istintiva simpatia tra lei e un alunno della madre, che si invaghisce proprio di Xiao Yun. Il bambino, ovviamente, è suo figlio, ma il film riesce proprio a giocare sulla mancata rivelazione del legame al bimbo, che rimane innamorato della madre senza sapere chi è veramente. Si fugge ogni tipo di morbosità, anche grazie alla bravura degli interpreti, soprattutto il bimbo che, per una volta, è un "simpatico bastardo", come viene spesso definito, credibile, tenero e stronzetto al tempo stesso. Non giocando sulla scontata rivelazione, la regista si appoggia agli sguardi dei personaggi, e alla solitudine di Xiao Yun che trova veramente una sorta di amore nel bimbo. La scelta meno spettacolare e meno telefonata, però, viene premiata: nonostante Li Yu sia del 1976 e questo sia al secondo lungometraggio, ma ha un senso dell’immagine e del racconto che altri esordienti o quasi esordienti si sognano bellamente. Sarebbe bello che vincesse il premio della sezione nella quale è presentato.

VENEZIA 62 – La seconda notte di nozze, Pupi Avati, Italia

Vedere i film di Avati, ormai, dà lo stesso senso di andare a fare il pranzo della domenica da parenti vecchi e insopportabili. Quelli che ti dicono "ma ce l’hai la fidanzata?" e si ostinano a prenderti la guancia tra pollice e indice. I pranzi in cui sai perfettamente cosa ti verrà servito, dall’inizio alla fine, e anche cosa si dirà: luoghi comuni, discorsi da italietta punteggiano l’antipasto freddo, le tagliatelle col ragù o i tortellini in brodo. Prima del secondo si farà sicuramente una bella considerazione sul tempo, troppo freddo o troppo caldo. Alla fine verrà imposta la visione del mondo dei vecchi parenti, prima dell’immancabile visione delle foto, su divani polverosi che sanno di naftalina, come ogni portata del pasto, del resto. Non si vede l’ora di andare via, ma, quando ci si alza, il pranzo e i discorsi hanno irrimediabilmente appesantito stomaco e cervello, e i nefasti effetti della giornata durano fino a sera.

"La seconda notte di nozze" è noioso, banale, ripetitivo, "simpatico" e ammiccante. Parla di pazzi-dal-cuore-d’oro, della nostrabellaitalia, dell’arte di arrangiarsi, c’è katiaricciarelli, tanti bei paesaggi, nerimarcorè, del cinema, sì, perché il cinema dopo la guerra faceva sognare e dimenticare le brutture e gli errori di quegli anni, c’è bologna e la puglia, battute di-ver-ten-tis-si-me, tanta simpatia e buonumore. E i sentimenti, non dimentichiamoci i sentimenti. "Ce l’hai la fidanzata, allora?"

Il film inizia con la storia di una bambina che salta su una mina "e che ha fatto una gran luce nel cielo".
Il film si conclude con la stessa storia e con una dedica "a tutti i bambini che hanno fatto una grande luce nel cielo".

Va bene, ma dopo il limoncello me ne vado.

P.S. E pare che a questa schifezza ignobile e immonda sia stato già promesso un premio.

Francesco

4 Comments

  1. anonimo
    Posted 9 settembre 2005 at 12:19 | Permalink | Rispondi

    le reazioni in sala stampa per Avati?

  2. videogirl
    Posted 9 settembre 2005 at 13:57 | Permalink | Rispondi

    ma allora non è solo una mia sensazione che lo si voglia far vincere…

  3. anonimo
    Posted 9 settembre 2005 at 16:09 | Permalink | Rispondi

    Ma va, sono le solite voci messe in giro ad arte dai giornalisti sciovinisti…vi ricordate le voci su Buongiorno notte e Amelio?
    gli italiani non vincono, non pupi avati…spero
    lonchaney

  4. Posted 9 settembre 2005 at 18:24 | Permalink | Rispondi

    Ma ce l’avete la fidanzata?

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