VENEZIA 62, CONSTANT GARDENER, Fernando Meirelles

Tratto dal romanzo di John Le Carrè, The Constant Gardener è riuscito, a fine festival, a raccogliere l’applauso più lungo di tutti i film in concorso. Il regsita di City Of God, dalle favelas si sposta verso il Kenia per raccontare la storia di Justin (Ralph Fiennes) un diplomatico inglese che indaga sull’assassino della moglie Tess (Rachel Weiss), attivista politica che si batte contro le industrie farmaceutiche. Ce n’è un po’ per tutti:  un intreccio giallo-thriller, protagonisti belloni, bei paesaggi a go go, un po’ di denuncia contro i cattivi (tranquilli alla fine pagheranno caro e pagheranno tutto), l’Africa, l’AIDS, il finalone con il fantasmino della moglie e il tramonto, fotografia satura e camera a mano e, imperdonabile, tanti bambini africani che ridono. Ovvie inondazioni di violini e musica africana, colori saturi e macchina a mano completano il quadro di un film fatto pensando al pubblico, banale, trito e ritrito, con l’alibi del film di denuncia. Turistico e ricattatorio, senza la minima costruzione della sequenza o della suspence (e dire che in City of God quell’omicidio sulle note di Kung Fu Fighting era veramente bello) ripeto, ha preso vagonate di applausi. Se solo prendesse coraggio, Mereilles si darebbe all’action pura e semplice. Sfortunatamente è convinto di essere un Autore. Insomma: è tanto bello e ho pianto tanto.

Da quando Faenza si è lamentato per i merittissimi fischi presi alla proiezione stampa, la direzione del Festival ha pensato bene di non far entrare più gli accreditati cinema (i vecchi accrediti culturali, quelli che possono richiedere tutti – pagando -e che sono sempre gli ultimi a poter entrare alle sale) ai film italiani. La motoivazione che ci è stata data  (parliamo di voci sentite qua e la, nessun comunicato ufficiale, niente di sicuro. L’unica cosa sicura è che anche a sala vuota tutti gli accreditati cinema sono rimasti fuori sia per La Bestia nel Cuore che per Avati). è che sono proprio loro, gli accreditati cinema a fischiare i bellissimi film portati qui al Lido da Battiato e da Faenza. Ovviamente è falso: i film brutti (oltre a quelli di quest’anno cito dagli anni pssati anche ovviamente Placido l’anno scorso, ma anche Immagining Argentina di Hampton, 29 Palms di Dumont e  molti altri) sono fischiati da tutti. Stampa in testa. Questa vergognosa prepotenza, questa vera e propria ingiustizia, questa evidente forma di razzismo, è tanto più odiosa se pensiamo che questi "maleducati fischiatori", sapendo di essere gli ultimi a poter entrare in quasi tutte le sale, sono quelli che per tutto il festival hanno fatto le code più lunghe, aspettando ore e ore senza mai la sicurezza di poter entrare in sala. Lo fanno per passione, con estrema voglia e pazienza, lo fanno con amore. Tenerli fuori è una vergogna.

FEDEmc

2 Comments

  1. Posted 9 settembre 2005 at 23:47 | Permalink | Rispondi

    questa degli accreditati lasciati fuori è una schifezza vergognosa. Grazie Fede, la tua invettiva è da incorniciare.

    Andrea

  2. Posted 17 settembre 2005 at 18:26 | Permalink | Rispondi

    mi unisco nel ringraziare il paladino di noi poveri malcapitati. ché le code non ci hanno spezzato. il bello era che persino il pubblico aveva la priorità sugli accreditati cinema, spesso. ci si consola cmq..se non mi avessero fatto entrare per il film di Faenza, forse ci avrei guadagnato in salute!

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