LA FABBRICA DI CIOCCOLATO, Tim Burton, USA, 2005

 Remake di uno dei più grossi flop del cinema americano anni’70, quel Willy Wonka e La Fabbrica del Cioccolato che ha bene o male allietato tutte le nostre vecchie vacanze natalizie, e seconda trasposizione cinematografica del bellissimo libro omonimo di Roal Dahl. Dopo Big Fish, dopo il tentativo – anche riuscito – di fare il passo più lungo della gamba, di dare una prova di maturità, Burton sembra voler fare un passo indietro e torna a dirigere un film che, guardando la sua filmografia, non avrebbe faticato a trovare uno spazio nella prima metà dei ’90. Visivamente di un potenza straordinaria, impeccabile nella costruzione di un mondo parallelo capace di far andare a braccetto la componente naive e dark del cinema Burtoniano,

La Fabbrica di Cioccolato alza il tasso di inquietudine già presente nel libro e nel film precedente, inserendo nel ritratto di questa figura di folle capitalista, milionario, eccentrico, megalomane e terribilmente solo una serie di elementi attuali e a noi vicini (il paragone con Micheal Jackson non è per niente azzardato). Abbandonato da tutti, incapace di vivere nella realtà, segnato dalla mancanza di un soddisfacente rapporto paterno, Willy Wonka si costruisce una gabbia dorata dove poter vivere come un bambino, circondato dagli amati dolci e da una lunga serie di invenzioni inutili (o di cui neanche lui intuisce la portata), per sfuggire a una realtà che non capisce o che trova distante anni luce dal suo pensiero. Incapace di stringere rapporti con i suoi simili (i cinque bambini invitati nella sua fabbrica), tutti odiosi e carenti di fantasia – il buono, lagnoso e poverissimo Charlie compreso – Willy Wonka accetta solo la compagnia di strani esseri che lo aiutano nella fabbricazione dei suoi dolci. Interpretati tutti dall’eccezionale Deep Roy, gli Oompa Loompa sono la parte vincente del film: fondamentalmente schiavizzati da Wonka, gli Oompa Loompa rappresentano il coro che tutto già conosce o che tutto ordina. Esterni alla storia, ma essenziali al film, si esibiscono in una lunga serie di gags irresistibili e di bellissimi numeri musicali (ce ne è per tutti i gusti: dal recupero di atmosfere alla Esther Williams a echi sabbathiani) che sottolineano la progressiva scomparsa dei bambini. Curioso l’ostentato citazionismo, non solo verso il  suo cinema (Depp che entra in scena mostrando platealmente un paio di forbici), ma anche verso tutto un largo bagaglio visivo pop profondamente legato agli anni ’70. Una libertà espressiva e una fantasia che non possono non far contenti non solo i fans di Burton, ma tutti quelli che al cinema ancora amano sognare. Le straordinarie canzoni degli Oompa Loompa, musicate da Denny Elfman (che presta anche la voce agli strani esseri) e con le parole di Roal Dahl, in italiano sono state ovviamente tradotte e, inevitabilmente, perdono un bel po’ di fascino. Peccato. Il Dott. Wonka, papà del protagonista e inquietante dentista, è interpretato da Christopher Lee. La voce del narratore è di Arnoldo Foà.

 

Prima del film è stato proiettato il trailer dell’eccezionale La Sposa Cadavere. Visto che poi il trailer, come il film, è doppiato e così ce lo beccheremo in sala, i distributori italiani abbiano almeno il pudore e la decenza di togliere dal trailer quella lunga serie di nomi (Elena Bonham Carter, Johnny Deep, Christopher Lee, Kate Winslet, ecc…) che nella versione originale hanno prestato la voce ai pupazzi protagonisti. Sa di presa per il culo.  

 

FEDEmc   

16 Comments

  1. Posted 25 settembre 2005 at 11:38 | Permalink | Rispondi

    ieri al cinema, divorato dal raffreddore e ovviamente dall’entusiasmo per il film, non sono riuscito a salutarti e scambiare le solite parole a profusione sul film.

    comunque, vedo che ti è piaciuto molto, e ci mancherebbe altro.

    comunque: ciao!

    (visto che parli di citazioni, vorrei una tua breve sulla citazione kubrickiana)

  2. Posted 29 settembre 2005 at 16:44 | Permalink | Rispondi

    Fede, avevo pensato anche io a Micheal Jackson. Non so perchè, ma mi ricordo chiaramente che ad un certo punto mi è passato per la testa durante un primo piano di Depp – solo che leggendolo da te ho, diciamo, razionalizzato.
    Recensione bella, scarna, tecnica ma densa. A me il film è piaciuto più di Big Fish.

  3. Posted 30 settembre 2005 at 15:04 | Permalink | Rispondi

    mi sembra un film di tim burton così come vincenzo mollica pensa che sia un film di tim burton!

  4. Posted 1 ottobre 2005 at 16:29 | Permalink | Rispondi

    Per fortuna Burton è resuscitato…A mio parere Big Fish era stata una completa delusione.
    Depp è SPETTACOLARE, direi il perfetto alter ego di burton.
    Nel senso Depp sta a Burton come Mastroianni sta a Fellini.

    E confermo che pure io ci ho visto Michael Jackson nei suoi occhi.
    Anais

  5. anonimo
    Posted 2 ottobre 2005 at 19:30 | Permalink | Rispondi

    …sono rimasta dentro al cine e mi sono rivista tutto il primo tempo! Poi il mio stomaco ha detto ” si vabbè le pastiglie droste che ti spari dalla sei ma sono le nove e mezza cristo vai a cena!”
    Presto tornerò per un ‘altra dose,
    di oompa loompa soprattutto.
    aloha
    sara

  6. Posted 3 ottobre 2005 at 00:02 | Permalink | Rispondi

    segnalo che il 22-23 ottobre, in cineteca, danno la versione originale con sottotitoli. penso di tornarci solo per vedere gli oompaloompas con le canzoncine in inglese.

  7. Posted 3 ottobre 2005 at 11:30 | Permalink | Rispondi

    possibile che la fabbrica abbia frantumato solo la mia soglia di sopportazione al citazionismo? la lentezza e la ripetitività della struttura narrativa metterebbe a dura prova anche i maroni temprati di un monaco buddista!

  8. anonimo
    Posted 3 ottobre 2005 at 12:32 | Permalink | Rispondi

    Kansei: no, anche uno di noi ha lasciato i testicoli in sala. per quanto mi riguarda, la ripetitività della struttura del film è in linea con la fedeltà verso il libro. la sequenza bambino -> scomparsa bambino -> canzuncina + balletto richiama la separazione in capitoli del libro di dahl. non lo so, la stessa critica (ferrea strutturazione) la si potrebbe muovere anche A Nightmare Before.. o a The Corpse Bride. mi sembra assolutamente in linea con l’idea di base del film e con quello che si vuole portare sullo schermo. per quanto riguarda la frase quella li di mollica… boh, accusare di maniera burton nel 2005 con un film del genere mi sembra un po’ ingenuo.
    Fio: grazie per la dritta.
    Fmc

  9. Posted 3 ottobre 2005 at 20:16 | Permalink | Rispondi

    sarò anche ingenuo ma credo che il film sia ripetitivo non solo nella struttura narrattiva ma anche nella proposta di un immaginario, di determinati elementi figurativi e di idee ormai sclerotizzate nel cinema di burton. e parlare di fedeltà al romanzo nel 2005 forse è un po’ naif!!!

  10. anonimo
    Posted 4 ottobre 2005 at 10:54 | Permalink | Rispondi

    forse non mi sono spiegato bene. se parliamo di alberelli tutti curvi, ok, ce ne sono tanti. questo però non mi sembra vada ad appesantire la trama che anzi, proprio nel continuo rilancio scenografico ha la sua forza più immediata. il connubio tra l’immaginario di partenza (quello del libro) e quello di burton è particolarmente felice. tutti i suoi classici elementi visivi, chiamiamoli così, dark, messi in piena luce o su sfondo bianco, aumentano il lato inquietante di in un mondo tutto caramellato e fanciullesco.
    per quanto riguarda la fedeltà al libro: non vedo come possa essere naive, se l’intenzione da parte del regista è quella. se togliamo la scena dei rutti (nel primo c’era. qui forse non si vuole dar fastidio a nessuno) questa seconda versione cinematografica è molto vicina al libro.
    Fmc

  11. Posted 4 ottobre 2005 at 11:39 | Permalink | Rispondi

    purtroppo io non ho apprezzato il presunto lato dark del film, l’iconografia alla burton non ha suscitato (in me) nessun tipo di inquietudine, piuttosto un senso di fastidioso già visto… e comunque non credo si appropriato valutare un film in base alle intenzioni del regista! il film potrebbe smentirle in pieno! questo, sì, che è un approccio ingenuo.

  12. anonimo
    Posted 4 ottobre 2005 at 15:43 | Permalink | Rispondi

    La questione della fedeltà è supportata sia dall’intentio auctoris, che dall’intentio operis, per parlar forbito. Quindi non è naive, ma è legittimato da ogni parte. C’è un libro e ci sono due film, se non è autorizzato qui il comparare non saprei davvero dove.
    La questione è se è interessante prendere il punto di vista della trasposizione. Ma questa è un’altra storia.
    L’immaginario è burtoniano e assoluatmente in forma smagliante: seducente, visivamente strepitoso e zuccheroso fino a un piacevole eccesso. Manca però il lato dark: la malinconia è assente, forse sfogata tutta in Big Fish. Qui i pochi motivi (visivi) sono superficiali, il lato nero sembra essere relegato tutti agli Oompa Loompa. Che sono, di primo acchito, più divertenti che inquietanti. Ma non credo che sia un difetto gravissimo, o perlomeno io non l’ho percepito come tale: lo “zucchero” satura tutto a tal modo che gli eccessi sono ricompresi e affermati da questa immaginazionepositiva.
    Strepitosa la battuta “Dopo tutti questi anni senza filo interdentale” che potrebbe essere già compresa in un ‘antologia.
    per quanto riguarda il citazionismo , quello dal suo cinema lo è (Ed Wood e Mani di Forbice) – cioè è meccanico, ammiccante, praticamente inutile a livello di senso – ma quello da 2001 è vero e proprio omaggio, che contribuisce al senso della scena, di una parte del film, e direi che rasenta un’intenzione parodica. Ma qui mi fermo perché sbaglieri i termini da utilizzare.
    manu

  13. Posted 4 ottobre 2005 at 18:55 | Permalink | Rispondi

    rimando della mia idea. la fabbrica di cioccolato non mi convince: c’è qualcosa di meccanico, una sorta di “effetto burton” studiato a tavolino e per tanto sterile. non metto in discussione la messa a confronto di testi, ma piuttosto l’idea che ci sia un’intenzione d’autore che legittima il testo. e poi come la scopriamo, come la identifichiamo l’intenzione di una autore? ma questo è tutto un altro discorso…

  14. anonimo
    Posted 5 ottobre 2005 at 11:21 | Permalink | Rispondi

    L’intenzione di un autore la si ricava da interviste, da testi che gravitano attorno al film, dalla forza con cui il film mette l’accento su certeidee (che poi sbagli, devii o altro è un’altra storia). Se Burton dicesse: “voglio fare un film per bambini” lo prendiamo sul serio, e vediamo se è riuscito a farlo. Che non sia un approccio produttivo, lo si può dire (io lo sostengo, per esempio). Che sia insensato, no.
    manu

  15. Posted 5 ottobre 2005 at 18:46 | Permalink | Rispondi

    non ho mai detto che è insensato prendere in considerazione le intenzioni di un autore. piuttosto lo ritengo improduttivo perchè non credo nella figura totemica dell’utore che plasma la propria opera ma penso che nel cinema si debba parlare di un autorialità allargata a tutte le figure che gravitano nel e intorno al film. ma davvero è un discorso (scontato) che va un po’ oltre questo contesto. a questo punto non vedo l’ora di vedere la sposa cadavere e capire che ne sarà di burton! a presto.

  16. anonimo
    Posted 27 ottobre 2005 at 20:10 | Permalink | Rispondi

    vomitevole.
    sempre peggio i film di Burton.
    lonchaney

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