DARK WATER, Walter Salles, USA, 2005

 

Un po’ di anni fa, addirittura prima di Seconda Visione, il sottoscritto e il dott. Noto conducevamo una trasmissione dal nome bellissimo: "Questa sera tutti da me… è Festa Ye- Ye!". Spesso trasmettevamo quelle che noi chiamavamo "mutazioni genetiche", delle sublimi cover italiche di pezzi famosi oltre oceano. Una "mutazione" a cui personalmente sono rimasto legato (forse perchè ce la segnalò lei) è "Rubacuori", versione di Renato Brioschi e i suoi Profeti, della Ruby Tuesday di Jagger e soci. Mi piaceva molto perchè, oltre a non cambiare una virgola a livello musicale, veniva incontro allo spettatore pigro scegliendo come titolo una parola con le prime tre lettere uguali a quello originale. Potevano titolarla Spezzacuori, Frantumacuori, approfittando della rima forse anche Pepperoni. E invece no. Avevano scelto Rubacuori perchè era molto più simile al Ruby di Ruby Tuesday. Se ti impeganvi, se ti lasciavi prendere dall’immaginazione, potevi anche pensare fosse una parola un po’ anglofona, e in più non facevi nenache lo sforzo di ascoltare una canzone di cui non si capiva niente. Walter Salles è un po’ un Renato Brioschi del cinema. Del film di Nakata ha cambiato poco o niente. Per rischiare il meno possibile, per dare l’illusione a chi consce l’originale che è la stessa cosa, spesso si è limitato a replicarne gli elementi. Oltre ovviamente all’intreccio principale, ritroviamo per esempio il viraggio seppia dei flashback iniziali, gli spazi attorno ai quali si articola la storia (l’appartamento, simile anche nell’arredamento, l’ascensore, il tetto, la scuola). Possibile che non si sia cambiato niente? Perchè allora rifare un film? La motivazione più logica a questo punto potrebbe fare rima con razzismo (nei film di Nakata c’è della gente gialla). In realtà una differenza c’è. Il film di Nakata stupiva per come riusciva a inserire in un horror degli elementi melodrammatici. Nel finale, mentre si raggiungeva il picco di tensione, il culmine orrorifico, si riusciva a spezzare il ritmo con un cambio di registro assolutamente spiazzante. La sua forza stava proprio in questo repentino ribaltamento, grazie al quale i due generi subivano un aumento esponenziale. Rafael Yglesias, lo sceneggiatore a cui è toccato trasportare Dark Water dal Giappone alla periferia New York, ha solo intuito la forza melodrammatica di questa storia di spiriti e l’ha spalmata (moltiplicandone anche alcuni elementi) su tutto il film, con l’ansia di spiegare tutto, di essere chiaro, impedendo in questo modo quel veloce cambio di registro di cui sopra e limitando quindi la potenza del film. L’errore è simile a quello fatto da Verbinski per il suo Ring a stelle e striscie. Li si esasperavano gli elementi orrorifici, qui si è scelto di puntare sul melodramma.

FEDEmc

3 Comments

  1. Posted 13 ottobre 2005 at 19:24 | Permalink | Rispondi

    Ma sbaglio o questo remake è uscito in un numero di sale vistosamente basso?
    E io che mi aspettavo (e un po’ temevo) un battage martellante alla The Ring; è già finita in Italia la moda del remake del J-horror? Questo vuol dire che vedremo passare sotto silenzio il futuro remake di the Eye, che verrà diretto (in un exploit di meticciato cinematografico che farebbe imbestialire Pera) proprio da Nakata?

    (PS: in grave ritardo, anch’io ho detto la mia riguardo alle interessanti ipotesi su Lady Vengeance proposte da HaraldEMann e altri nei commenti al post del 27 settembre. Non ve ne fregherà nulla, ma tant’è…)

  2. Posted 13 ottobre 2005 at 19:26 | Permalink | Rispondi

    Il post precedente si intenda firmato da Ohdaesu. E anche questo.

  3. Posted 14 ottobre 2005 at 11:57 | Permalink | Rispondi

    E quindi vedere Jennifer Connelly, con la conseguenza di pensare immediatamente a “Cu-lo! Cu-lo!” in Requiem for a dream, aumenta o diminuisce il melodramma?Valido

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